Il progetto
martedì 26 Maggio, 2026
Trento sperimenta il portierato sociale: alleanza tra Comune, Itea e Fondazione Crosina per abitare con cura
di Redazione
Da autunno un'équipe di professionisti del Terzo settore affronterà le fragilità e la solitudine nel quadrilatero dei Casoni e in via Gramsci, promuovendo cittadinanza attiva e mediazione
La città di Trento si prepara a sperimentare un nuovo modello di welfare di prossimità volto a trasformare radicalmente la gestione dei complessi residenziali ad alta intensità di edilizia pubblica. A partire dal prossimo autunno prenderà ufficialmente il via un progetto pilota di portierato sociale, un intervento strutturato e innovativo concepito per migliorare la vivibilità, promuovere il benessere collettivo e combattere l’isolamento relazionale. La novità non si esaurisce nelle mansioni tradizionali di una comune portineria, ma si configura come un vero e proprio presidio sociale e comunitario. L’azione si concentrerà in due contesti urbani specifici e complessi della città, individuati nel quadrilatero dei Casoni e nel condominio di via Gramsci 36. L’iniziativa nasce da una solida partnership istituzionale che vede l’Amministrazione comunale collaborare strettamente con Itea e con la Fondazione Crosina Sartori Cloch, segnando un cambio di passo decisivo nelle politiche abitative locali.
Il servizio è stato presentato a palazzo Geremia dal sindaco Franco Ianeselli, insieme a un’ampia rappresentanza istituzionale. Il primo cittadino ha posto l’accento sul valore della collaborazione tra i diversi enti coinvolti, spiegando come questa sinergia sia nata per raggiungere l’obiettivo comune di elevare la qualità della vita dei residenti attraverso la socialità e la creazione di una rete comunitaria di riferimento, in linea con l’idea di Trento come città delle relazioni. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa l’assessora alle politiche sociali Giulia Casonato, la quale ha precisato che occuparsi di abitare oggi non significa soltanto gestire la disponibilità materiale degli alloggi, ma richiede l’accompagnamento attivo dei cittadini verso una convivenza che sia serena, proficua e capace di intercettare tempestivamente le vulnerabilità. Anche l’assessore provinciale alle politiche per la casa Simone Marchiori ha ribadito che l’edilizia sociale deve essere associata in modo sempre più marcato alla dignità e al benessere umano, superando la logica dei meri numeri per concentrarsi sulle condizioni relazionali di chi abita quegli appartamenti.
L’attivazione quotidiana degli spazi di portierato sarà affidata a un soggetto gestore del Terzo settore, che verrà individuato tramite un bando pubblico triennale finanziato con un investimento complessivo di 265 mila euro. Entro l’estate, l’ente selezionato avvierà una fase di coprogettazione con gli uffici comunali per definire i dettagli operativi. Sul campo opererà un’équipe di professionisti qualificati che guiderà gli inquilini nelle piccole e grandi necessità di ogni giorno. Gli operatori forniranno orientamento ai servizi del territorio, supporto nel disbrigo delle pratiche burocratiche e percorsi di facilitazione digitale. Accanto a questo, il personale svolgerà un ruolo cruciale nella mediazione dei conflitti condominiali e nell’accoglienza dei nuovi nuclei familiari, aiutandoli a comprendere le regole della convivenza, la corretta gestione dei rifiuti e la cura delle aree comuni. Il presidio diventerà inoltre uno snodo strategico per supportare altri servizi essenziali, agevolando il lavoro sul campo degli assistenti sociali e degli infermieri di comunità, e migliorando l’interlocuzione con la scuola e con Dolomiti Ambiente.
Questo approccio mira a contrastare frontalmente anche le nuove forme di povertà e la solitudine profonda. Come evidenziato dal direttore della Fondazione Crosina Sartori Cloch, Mauro Rampinelli, la realtà di via Gramsci è formata prevalentemente da monolocali, una condizione strutturale che accentua l’isolamento dei singoli e richiede un’attenzione specifica alla qualità dell’abitare. Per questa ragione, Itea metterà a disposizione uno spazio fisico dedicato, che fungerà da baricentro per le attività e da punto di ascolto. L’idea complessiva è quella di valorizzare le risorse umane già presenti nei quartieri, stimolando la cittadinanza attiva e l’organizzazione di eventi intergenerazionali e attività collettive proposte direttamente dai residenti. La genesi del progetto ha richiesto un lungo percorso di ascolto del territorio, articolato in più di venti incontri che nei mesi scorsi hanno coinvolto le Circoscrizioni San Giuseppe Santa Chiara e Oltrefersina, l’Asuit, le farmacie comunali e numerose realtà del volontariato locale. L’auspicio dei promotori è che questo protocollo sperimentale si dimostri sostenibile e replicabile nel tempo in altre macro-aree della provincia, offrendo risposte flessibili e concrete alle nuove esigenze di inclusione.