Festival economia
venerdì 22 Maggio, 2026
Piantedosi a Trento: «Sui Cpr in Albania andiamo avanti, nel 2025 abbiamo speso 50 milioni. I rimpatri? 84»
di Redazione
Al Festival dell'Economia il ministro rivendica il calo degli sbarchi e annuncia una stretta sui rimpatri. Poi l'apertura ai primi cittadini: «Entro fine legislatura un patto con i sindaci per la sicurezza urbana»
In Piazza Duomo la protesta contro il Cpr, al Sociale l’intervento. Dal palco del Festival dell’Economia di Trento, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rivendica i risultati dell’esecutivo sul fronte della gestione dei flussi migratori, respingendo le critiche e tracciando la rotta per i prossimi anni tra investimenti strutturali e cooperazione con i territori.
«I dati dimostrano i risultati del governo», ha esordito il titolare del Viminale. «Nei primi 5 mesi dell’anno abbiamo ridotto del 54 per cento gli arrivi irregolari rispetto al consolidato dell’anno precedente, che era già al 50 per cento». Ad oggi, ha precisato il ministro, si contano poco più di 9mila arrivi rispetto ai circa 50 o 60mila registrati alla stessa data nel primo anno di governo. Una flessione netta che si accompagna a una maggiore efficacia sul fronte dell’allontanamento dei clandestini: «Abbiamo portato il rapporto tra rimpatri e arrivi regolari dal 10,2 al 34,8 per cento». Davanti alla platea degli economisti, Piantedosi ha difeso la scelta di focalizzarsi sulle statistiche: «Vengo accusato spesso di portare numeri, ma in un contesto come questo i numeri sono tutto. Segnano la misurazione di risultati tangibili, non la pura teoria».
Il passaggio più atteso ha riguardato i Centri per i rimpatri (Cpr) in Albania. Nonostante le polemiche sui costi, il ministro ha blindato l’iniziativa: «Il progetto dei Cpr in Albania andrà avanti, è un’operazione innovativa che caratterizzerà il nostro futuro». Piantedosi ha poi voluto fare chiarezza sulle cifre e sulle forze in campo: «Le risorse spese sono state per gli investimenti, prima ancora che per la gestione. Nel 2025 per il Centro in Albania sono stati spesi 50 milioni di euro, a fronte di uno stanziamento in bilancio che prevede una copertura annua massima di 134 milioni. Anche sul personale di polizia impiegato nel centro la quota è di 200 unità e non di cinquecento».
I frutti di questa accelerazione si vedrebbero soprattutto sul piano della sicurezza interna. «Abbiamo rimpatriato 84 persone, tra loro condannati per omicidio, per violenza sessuale sui minori, per furti e narcotraffico», ha scandito il ministro, ricordando che la fermezza sui controlli serve a garantire la sostenibilità del sistema.
L’approccio del Viminale non vuole però essere puramente repressivo. Piantedosi ha infatti invitato a superare gli steccati ideologici per guardare al fenomeno in chiave strutturale. «L’immigrazione è e deve essere soprattutto un’opportunità rispetto alla crisi demografica, che si riflette in una necessità anche per il nostro sistema produttivo. Però bisogna stare attenti: negare che possa essere anche un problema da gestire significa fare un’operazione ideologica che non porta da nessuna parte». La sfida principale resta quella dell’integrazione di qualità: «Non siamo di fronte a ingranaggi economici, ma a persone, esseri umani, che esprimono bisogni e necessità di altro genere».
Il futuro della gestione della sicurezza passerà inevitabilmente da un asse più solido con le amministrazioni locali. Dal palco di Trento, il ministro ha lanciato una proposta concreta: «Penso sia possibile che entro la fine della legislatura verrà siglato il patto tra il governo e sindaci per la sicurezza urbana».
Un obiettivo non privo di ostacoli politici, specie dopo le recenti frizioni con il primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore. Piantedosi ha teso la mano, pur ponendo una condizione: «Fare i patti con i sindaci è fondamentale nel mio lavoro, il ministero dell’Interno è la casa dei sindaci e dei Comuni, ma per andare d’accordo bisogna essere in due».
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