Alto Adige
martedì 19 Maggio, 2026
Rifiuti contaminati trasformati in prodotti green, tra gli arrestati due dirigenti provinciali di Bolzano
di Redazione
Sono due quadri dell'Agenzia provinciale per l'ambiente e la tutela del clima. Con loro anche imprenditori locali
Ci sono anche due dirigenti provinciali altoatesini tra gli arrestati nella maxi operazione internazionale contro un presunto traffico illecito di rifiuti tra Italia ed Europa.
Si tratta di due figure di primo piano dell’Agenzia per l’ambiente e la tutela del clima che si occupa, tra le altre cose, anche della gestione dei rifiuti in ambito provinciale. Assieme a loro anche imprenditori che operano nell’ambito dello smaltimento rifiuti, residenti sempre a Bolzano
L’operazione
Dalle prime ore di oggi, militari del Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica stanno eseguendo misure cautelari in Italia, Austria, Germania e Croazia nell’ambito dell’indagine denominata «Carbone delle Alpi», coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo della Procura di Trento.
L’inchiesta, avviata nel 2022 dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Trento con il supporto di Europol, Eurojust e OLAF, riguarda un presunto sistema criminale attivo tra Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera. Secondo gli investigatori sarebbe stata creata una vera e propria “filiera nera” delle ceneri da piro-gassificazione, trasformando rifiuti ad alto contenuto di idrocarburi policiclici aromatici e diossine in prodotti commercializzati come ecosostenibili: bricchette per barbecue, ammendanti agricoli, additivi per calcestruzzo e persino quote di CO₂ negoziate sul mercato.
Complessivamente risultano indagate 19 persone e tre società per reati che vanno dal traffico illecito transnazionale di rifiuti alla frode nell’esercizio del commercio. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento ha disposto 12 custodie cautelari in carcere e il sequestro preventivo di un impianto di cogenerazione in Alto Adige, posto sotto amministrazione controllata.
Le accuse
Secondo il quadro accusatorio, un ruolo centrale sarebbe stato svolto anche da dirigenti e funzionari dell’Agenzia provinciale per l’ambiente di Bolzano. Gli indagati, chiamati a vigilare sul rispetto delle norme ambientali, avrebbero invece favorito il sistema attraverso omissioni, interpretazioni normative considerate “di favore”, ritardi nei controlli e indicazioni utili ad aggirare i divieti previsti dalla normativa sui rifiuti e dal regolamento europeo REACh.
Gli investigatori parlano inoltre di pressioni esercitate su tecnici e controllori, contatti con esponenti politici e tentativi di utilizzare documenti amministrativi per rallentare o ostacolare le attività investigative. Secondo la Procura, senza il supporto tecnico-istituzionale contestato agli indagati, il sistema non avrebbe potuto funzionare.
Nel corso di quattro anni di indagini sono stati effettuati sequestri e controlli in diversi impianti tra Alto Adige, Veneto, Lombardia, Austria, Croazia e Germania. Le analisi chimiche eseguite su ceneri, prodotti intermedi e bricchette finite avrebbero evidenziato concentrazioni di IPA superiori ai limiti di legge e presenza di diossine, senza adeguati trattamenti di bonifica.
La «filiera»
Le indagini avrebbero inoltre ricostruito una rete di società europee collegate tra loro per gestire l’intera filiera: dalla produzione delle ceneri fino alla loro commercializzazione come prodotti “green”. Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe garantito alle società coinvolte profitti illeciti per centinaia di migliaia di euro, evitando i costi di smaltimento di migliaia di tonnellate di rifiuti e alterando la concorrenza nei confronti delle imprese operanti nel rispetto delle normative ambientali.
L’operazione vede impegnati oltre 100 militari dell’Arma, con il supporto dei Comandi provinciali di Bolzano, Trento e Treviso, del 3° Nucleo elicotteri di Bolzano e del ROS per le attività forensi.
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