Il protagonista

domenica 10 Maggio, 2026

Don Ciotti a Trento e contro i Cpr: «Sono scorciatoie, c’è un’emorragia di umanità»

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Il fondatore di Libera interviene a Trento in vista dell’apertura del centro per i rimpatri: «L’Europa deve interrogarsi». Appello anche contro guerre, odio e disinformazione.

«Ho visto il volantinaggio per la protesta contro i Cpr. Ben venga che qualcuno prenda parola contro questo tipo di sistema. Ci saranno pure altri modi per poter intervenire in questa situazione. È l’Europa che deve interrogarsi rispetto a tutto questo: dov’è questa Europa?». Così don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, si è espresso contro i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), in vista anche dell’apertura di una struttura a Trento (a inizio 2027).
Conosciuto per il suo attivismo sociale e per il costante impegno contro le mafie, vicino alle persone tossicodipendenti e marginalizzate, don Ciotti ha preso posizione sui Cpr ieri, durante un incontro all’Itas Forum, nell’ambito della terza edizione della «Piazza del volontariato». «Le persone si incontrano, i problemi si affrontano e non viceversa — ha detto — I Cpr sono scorciatoie. Queste forme di risposta non ci aiutano. C’è un’emorragia di umanità in questi luoghi. Troviamo un altro modo per andare incontro alle sofferenze delle persone».
Don Ciotti si è anche espresso anche sul tema del volontariato: «Io rappresento un “noi”, il noi di Libera e del Gruppo Abele. Diffidate dei navigatori solitari. Se trovate qualcuno che dice di aver capito tutto, di sapere tutto, cambiate strada. Io mi auguro che ci sia meno solidarietà e più giustizia nel nostro Paese. Siamo sempre noi volontari ad occuparci di solidarietà: le istituzioni, la politica, delegano a noi questo compito per non doversene assumere la responsabilità. C’è un mondo stupendo di volontari, voi in Trentino ne siete un esempio meraviglioso. Ma dobbiamo anche lottare affinché ci sia giustizia». Infatti, ha continuato, «abbiamo una bella Costituzione. C’è qualcuno che vorrebbe cambiarla: invece che cambiarla, sarebbe meglio poterla vivere concretamente».
Don Ciotti si è poi soffermato sulle tensioni a livello internazionale: «La pace è oggi gravemente violata, ferita e calpestata. Quello che sta avvenendo nello scenario del mondo lascia una traccia dentro le nostre coscienze. Le guerre uccidono, distruggono, inquinano: sono veramente un trittico di morte. Noi cosa racconteremo? Che abbiamo saputo ma non abbiamo capito? Che abbiamo assistito come spettatori incuranti? Ormai c’è una normalizzazione di questa violenza. La cosa più spaventosa è il silenzio assordante che regna, rispetto a quello che sta avvenendo. La verità è che ci abbiamo messo poco ad abituarci a tutte queste stragi continue, questi genocidi. Ma i piccoli lenzuoli bianchi che coprono i corpi dei bambini morti sono il segnale estremo che anche l’ultimo confine della barbarie è stato violato. Perché il mondo tace, noi non possiamo tacere».
Di fronte a questa situazione, secondo don Ciotti, «siamo anche noi chiamati a diventare, citando un passo biblico, pescatori di uomini». Riprendendo l’omelia che aveva recitato a Pasqua, «dobbiamo ripescare una a una le coscienze delle persone a noi vicine, che hanno ceduto alla disinformazione, alle retoriche della paura – verso, ad esempio, i migranti – all’odio facile. Dobbiamo ripescare quelle coscienze, rimetterle in contatto con la loro umanità profonda. Dobbiamo offrire un salvagente di pensiero critico e di speranza. Il mondo ci chiama e noi dobbiamo rispondere: dobbiamo esserci». Nel nostro Paese, secondo il fondatore di Libera, ci sono «troppi professionisti della lamentela: persone che si indignano, ma non basta indignarsi. Abbiamo bisogno di persone che si mettano in gioco, in un orizzonte di quotidianità, di normalità, non di eccezionalità. Il lavoro del volontariato ne è un esempio. Non si è davvero cittadini, se non si è anche volontari». E infatti, come fanno i volontari e come fanno coloro che protestano contro i Cpr, «ci sono dei momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa una responsabilità civile, un imperativo etico». Centrale, secondo don Ciotti, rimane la dimensione della relazione con l’altro: «È attraverso gli altri che ci realizziamo come persone. Noi diventiamo persone attraverso le persone: gli altri sono il termometro della nostra umanità. Il nostro essere persone è, alla radice, un essere-con. Essere persona significa essere parte di un insieme. Abbiamo bisogno gli uni degli altri».
Don Ciotti è intervenuto anche sul problema delle mafie, che ben conosce e che combatte da molti anni. «Nei territori di guerra le mafie arrivano. Già in molti ci sono: la guerra è anche economia. C’è chi fa affari sulla pelle della gente». E ha continuato, esprimendosi sulla situazione attuale: «Oggi le mafie sono transnazionali e sono altamente tecnologiche: per loro, l’intelligenza artificiale è già intelligenza criminale. I grandi boss si presentano come imprenditori e grandi manager».