L'opinione

venerdì 1 Maggio, 2026

Lavoro di qualità e sfide demografiche: l’alleanza tra imprese e sindacati per il futuro del modello Trentino

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Il dialogo tra parti sociali è la chiave per affrontare il calo demografico, attrarre nuovi talenti e garantire salari competitivi

C’è stato un tempo in cui parlare di lavoro di qualità sarebbe stato impensabile. Un tempo in cui i lavoratori hanno dovuto lottare per il rispetto di standard minimi, per la loro sicurezza, per la loro dignità. Sappiamo che quel tempo non è ancora, ovunque nel mondo, il passato. Ma sappiamo quanto abbiamo fatto, da allora, perché lo sia sempre di più.

Uso il plurale non solo per parlare a nome delle nostre imprese, ma per includere le parti sociali che insieme hanno costruito, nel dialogo, nel confronto, nello scontro, il presente come lo conosciamo. E che oggi collaborano per un futuro ancora migliore.

È di pochi giorni fa un’immagine che mi appare iconica: un caffè tra Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, e Maurizio Landini, Segretario della CGIL. Un incontro che penso sia emblematico perché mostra quanto forse mai come oggi le rappresentanze dei datori e dei lavoratori abbiano la volontà di trovare soluzioni condivise, ognuna con il suo ruolo e le sue posizioni.

La celebrazione del 1° maggio ha origini antiche e nasce per commemorare tutti quei lavoratori che hanno lottato per i loro diritti, a partire dalla giornata di otto ore. Nel tempo le imprese sono cambiate, si sono evolute. Parlando di industria, l’attenzione a strumenti di welfare e conciliazione vita-lavoro, alla parità di genere e alla qualità del lavoro nel suo complesso sono diventati obiettivi naturali. Nelle richieste dei nuovi assunti leggiamo nuove dinamiche: oggi le persone danno sempre maggior importanza al bilanciamento tra lavoro e vita privata e cercano più flessibilità. Le imprese, se vogliono essere attrattive soprattutto per i giovani talenti, devono necessariamente comprendere queste nuove dinamiche e muoversi di conseguenza.

Ma le persone chiedono anche e sempre di più posti di lavoro stimolanti e innovativi con prospettive di crescita e di realizzazione di sé, perché nel lavoro vedono anche uno strumento per definire sé stessi a livello sociale e civile. Ecco, in questo nuovo scenario, che già mostra gli effetti del calo demografico, ciò che ci unisce come parti sociali credo sia proprio il valore che diamo al lavoro, che ci spinge a tutelarlo nel suo complesso: da una parte chi lo cerca (e di qualità); dall’altra chi lo offre e se ne prende cura, coltivando le persone che consentiranno all’impresa di restare competitive sul mercato. Prendersi cura del lavoro significa presidiare la salute e la sicurezza, che purtroppo – ce lo ricorda anche la cronaca – rimane un fronte d’intervento che non possiamo per dare acquisito. Come imprese continuiamo a lavorare tanto sulla formazione e sui comportamenti ma parallelamente dobbiamo proseguire a impegnarci su controlli e standard elevati per evitare il maggior numero di incidenti. I luoghi di lavoro devono rappresentare un posto sicuro per tutti.

Prendersi cura del lavoro significa anche farsi carico del tema dei salari, perché un salario competitivo rende attrattive le imprese e allo stesso tempo realizzati i lavoratori. Le imprese vogliono pagare bene i loro collaboratori. Ma non dipende solo da loro. Dipende dalla capacità del sistema di produrre ricchezza affinché possano farlo.

Perché tutelare il lavoro significa anche tutelare le imprese che lo generano e che oggi stanno affrontando momenti di grande incertezza e difficoltà. L’obiettivo è comune: rilanciare l’economia per salvare i posti di lavoro di qualità esistenti e crearne di nuovi.
In questi mesi abbiamo lavorato tanto sull’immaginare l’industria trentina del futuro, partendo da ciò che siamo oggi.

Le persone in questo ragionamento restano al centro della strategia. Il Trentino può e deve rappresentare una fucina di talenti, creando una sinergia forte tra imprese, scuola e formazione basata sulle competenze. Parallelamente dobbiamo essere in grado di attrarre lavoratori da fuori provincia con incentivi innovativi e creando un territorio accogliente. Parlo, per fare qualche esempio, del grande tema della casa e della disponibilità di alloggi che pesa su tutti i settori, dei servizi di welfare e per la famiglia come strumento per favorire l’occupazione femminile e la maggior conciliazione tra vita e lavoro per i caregivers, della mobilità sostenibile per favorire gli spostamenti da e per le valli.

È su queste condizioni che si gioca la nostra capacità di costruire un lavoro di qualità e, con esso, il futuro della nostra comunità.

*Presidente di Confindustria Trento