Italia
mercoledì 29 Aprile, 2026
La grazia di Mattarella, il minore da curare e l’inchiesta che mette in dubbio tutto: cosa accade con Nicole Minetti
di Redazione
Gli accertamenti nelle strutture che avrebbero curato il bambino, le ombre del passato in Uruguay: ecco cosa non torna
La Procura generale è già al lavoro per chiarire la vicenda della grazia concessa all’ex consigliera regionale della Lombardia, Nicole Minetti. «Attivata anche l’Interpol con massima urgenza» hanno fatto sapere gli inquirenti. Il mandato a svolgere nuovi accertamenti è arrivato nel tardo pomeriggio di lunedì dal ministero di Giustizia dopo che il Quirinale con una nota aveva chiesto di fare luce sulla fondatezza di alcuni articoli di stampa. Tutto ruota intorno a un’inchiesta del Fatto Quotidiano, che ha messo in dubbio i presupposti sui quali si fondava la richiesta di grazia ottenuta dalla Minetti dopo una condanna a 3 anni e 11 mesi, ossia la necessità di accudire in Uruguay un bambino orfano e bisognoso di cure costanti impossibili in Italia, in un ospedale padovano e in una struttura milanese.
Il nodo dell’adozione
Secondo il giornale però, il minore avrebbe i genitori, anche se della madre non si hanno notizie da un paio di mesi e il padre sarebbe detenuto in carcere. Elementi, precisano dal Ministero, che non sono presenti negli atti dell’istruttoria prodotta per la valutazione della richiesta di grazia. Anche per la Procura non ci sono anomalie, anche se la documentazione è stata realizzata senza compiere indagini all’estero. È su quegli atti che il Quirinale si è basato per la concessione del provvedimento di clemenza non avendo il Colle poteri istruttori. «Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica – fanno sapere da Palazzo di Giustizia – se necessario procederemo con una rogatoria internazionale». Intanto il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, «ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino». A riferirlo una nota dell’azienda ospedaliera universitaria di Padova. Il nome di Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia. Anche il San Raffaele di Milano dice che non ci sarebbe traccia del minore affidato a Minetti nei database dell’ospedale.
Gli accertamenti sanitari
L’indagine si concentra anche sull’ultimo controllo medico del bambino, risalente al 16 aprile 2025, quando sarebbero emersi rischi di recidiva e complicazioni. Su questa base, i legali di Minetti hanno sostenuto che l’espiazione della pena in Italia potrebbe impedire alla madre di assistere il figlio.
Gli inquirenti dovranno ora acquisire le cartelle cliniche provenienti dall’estero. «Se incontreremo ostacoli faremo un passo successivo per una rogatoria», ha spiegato il procuratore generale Gaetano Brusa.
Tra gli accertamenti rientrano anche i periodi trascorsi da Minetti a Ibiza. E non si esclude che, qualora la richiesta di grazia dovesse basarsi su elementi non veritieri o incongruenti, gli atti possano essere trasmessi alla Procura per l’apertura di una nuova indagine.
Le ombre sul passato recente
Restano infine le ombre legate all’attività svolta da Minetti insieme al compagno Cipriani, erede della dinastia dell’Harry’s Bar e citato negli Epstein files. Secondo diverse ricostruzioni, alcuni locali a lui riconducibili sarebbero stati considerati «terreno di caccia» dal produttore cinematografico Harvey Weinstein.
La Corte d’Appello, nella prima valutazione che ha portato al parere positivo sulla grazia, ha ritenuto che quanto sostenuto dai legali trovasse «riscontro in una documentazione offerta in produzione» e fosse indicativo «di una radicale presa di distanza dal passato deviante e di una seria e concreta volontà di riscatto sociale».
Di diverso avviso il giornalista Thomas Mackinson, autore dell’inchiesta, che sottolinea: «Non aveva cambiato vita, faceva feste insieme al compagno con queste ragazze che andavano e venivano saltando i controlli dell’immigrazione». E aggiunge: «Ci sono cose che non si possono scrivere», riferendosi alle frequentazioni della villa.
La replica
«Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto» ha commentato Minetti in una nota diffusa ieri. «L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge – ha aggiunto – seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato». «Le ricostruzioni diffuse da alcuni organi di stampa – ha spiegato Minetti – risultano pertanto infondate e lesive, oltre che in contrasto con le norme e gli stessi principi deontologici a tutela dei minori. Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e soprattutto mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica». Secondo Minetti «sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori».
Minetti precisa inoltre «di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna». Infine ieri il ministro della Giustizia Carlo Nordio a Palazzo Chigi è stato ricevuto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Durato circa un’ora, si sarebbe trattato, secondo quanto viene riferito, di un incontro già in programma, focalizzato su provvedimenti in materia di giustizia. Secondo quando riportato ancora da fonti di stampa, a gestire il fascicolo del ministero dopo la richiesta della grazia, a fine 2025, sarebbe stata Giusy Bartolozzi, già fedelissima del ministro Nordio e dimessasi dopo il referendum sulla riforma della giustizia. Ieri infine la stessa Meloni ha detto che nell’iter della richiesta di grazia tutto è avvenuto secondo legge.
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