Arte

lunedì 27 Aprile, 2026

Gli antichi affreschi della chiesa di Fiera di Primiero in restauro: ma mancano 27mila euro per concludere il lavoro

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Tra i gioielli la caccia all'unicorno, ospitato all'interno della pieve dell'Assunta

La notizia è di quelle che meritano attenzione ben oltre i confini di Primiero: quattro affreschi di straordinario valore teologico, artistico e storico sono attualmente oggetto di un importante intervento di restauro nella chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta a Fiera. A condurre i lavori è la restauratrice Enrica Vinante, su committenza della parrocchia. Il costo complessivo dell’operazione ammonta a 277.110 euro: la Provincia di Trento ha contribuito con 159.722,40 euro, la Fpb Cassa Rurale con 40.000 euro, ma mancano ancora circa 27.000 euro. Don Giuseppe Daprà invita chiunque voglia a compartecipare alla spesa: «Non si tratta solo di restaurare delle pietre, ma di onorare le nostre radici, ravvivare la fede e consegnare intatto questo immenso patrimonio alle generazioni future».

Una chiesa del Quattrocento
La chiesa stessa è già un documento. Consacrata nel 1495 dal vescovo di Feltre, fu edificata da maestranze di impronta nordica secondo i canoni del tardogotico. Sul soffitto a crociera, campeggiano stemmi con attrezzi da lavoro, posti sullo stesso piano di quelli della famiglia Welsperg — la committenza — e di Casa d’Austria, il potere politico del tempo. Un dettaglio non banale: il profano che dialoga alla pari con il sacro, in un territorio che dipendeva ecclesiasticamente da Feltre, dunque dalla Serenissima, acerrima nemica degli Asburgo. È in questo contesto di autonomia orgogliosa e culturalmente composita che nascono i quattro affreschi oggi sotto restauro.

La caccia all’unicorno
Il più straordinario è senza dubbio la Mistica caccia all’unicorno nell’hortus conclusus, sulla parete sinistra. Esempi comparabili esistono, ma sono rari e assai più deteriorati: Maia Alta, il chiostro domenicano di Bolzano, San Pietro Martire a Verona, qualche caso d’oltralpe come Wilten-Aufenstein. Nessuno, però, è altrettanto ricco di simboli e figure. Il soggetto è l’Annunciazione a Maria rappresentata in forma allegorica: l’unicorno — simbolo di purezza inviolabile — viene cacciato nell’hortus conclusus, il giardino chiuso che raffigura il grembo verginale di Maria, mentre il Bambino scende lungo raggi divini sopra una croce verso di lei. In un solo dipinto è condensata tutta la teologia dell’Incarnazione e della Redenzione, così come il Medioevo l’aveva elaborata e tramandata fino al Cinquecento. Il Concilio di Trento decretò l’eterodossia di questa iconografia e ne impose la rimozione. A Primiero l’affresco non fu distrutto: fu semplicemente coperto da un altare e da uno strato di calce che ne lasciava comunque traccia evidente. Un atto di resistenza silenziosa, o forse di prudente attaccamento.
Altrettanto singolare è la Sant’Anna Metterza (Selbdritt) del 1501 sulla prima colonna a sinistra, con in calce un cartiglio che invita alla preghiera per l’intercessione dei peccati. La tipologia iconografica – la santa che, in atteggiamento matronale regge sulle ginocchia il Bambin Gesù e una giovane Maria – è insolita per l’area veneta, mentre è ricorrente in ambito tedesco e tirolese. Il cartiglio non è in latino né in italiano, ma in gotico tedesco: perché a Primiero lavoravano nelle miniere maestranze d’oltralpe, dal Tirolo al Vorarlberg fino alla Baviera, e Sant’Anna è la patrona dei minatori. La scelta linguistica è dunque anche un atto pastorale preciso. E il fatto che questa preghiera legata alla pratica delle indulgenze sia giunta fino a noi è tanto più significativo se si considera che di lì a poco i venti della Riforma luterana — che condannava le indulgenze come mercato della grazia — avrebbero soffiato forte anche nel Tirolo del Sud.

Castel Pietra, nell’antichità
Sopra l’antico portale della sacrestia, si apre invece il grande affresco votivo della famiglia Römer-Brandis, commissionato in ricordo della morte di tre dei sette pargoli verosimilmente alla bottega del bellunese Marco da Mel. Oltre al valore devozionale, il dipinto ha quello di una fotografia storica: vi è raffigurata la chiesa arcipretale nelle stesse fattezze odierne, mentre Castel Pietra appare com’era nel 1555 anno del dipinto. Lo stemma di famiglia campeggia in dimensioni superiori a quello dei Welsperg e di Casa d’Austria — un messaggio di potere tutt’altro che velato da parte di Giangiacomo, capitano di Primiero dal 1545 al 1560. Quantomeno singolare la collocazione di una scena in parte cavalleresca nel luogo sacro per eccellenza, l’abside.

Opere ineguagliate
Completa il quadro il San Martino, datato 1495, accanto alla prima apertura ogivale di destra: stilisticamente più sobrio, ma storicamente prezioso. Non è nemmeno il più antico: sulla lunetta del portale laterale chiuso si conserva una Madonna con Bambino del 1491 a firma di Hans Hitner, come si evince dalla scritta a caratteri gotici.
Quattro opere senza eguali né rivali in ambito tirolese, dolomitico e italiano. Vale la pena di aiutare a salvarle.