L'intervista
mercoledì 22 Aprile, 2026
Simone Marchiori: «Il Patt non è una banderuola, ma niente assegni in bianco a Fugatti o al centrosinistra»
di Donatello Baldo
Il segretario autonomista replica a Dallapiccola: «Dialogo aperto con tutti, ma le scelte si fanno solo per il Trentino»
Disponibili a un confronto con il centrosinistra — «noi parliamo con tutti», assicura il segretario del Patt Simone Marchiori — ma difficilmente le Stelle Alpine abbandoneranno il centrodestra. L’apertura del segretario di Casa Autonomia Michele Dallapiccola lanciata con l’intervista a ilT , che invita a una riunificazione a sinistra sui valori del progressismo, non viene colta: «Gli autonomisti, quelli veri, prima di definirsi politicamente si riconoscono nella propria appartenenza territoriale. Se stare da una parte o dall’altra lo si decide sulla base della possibilità di incidere nel governo dell’Autonomia».
I detrattori ridurrebbero tutto a una questione di careghe.
«Sbagliando. Ma che alternative ci sono con questa legge elettorale? Si deve scegliere il campo, e lo si fa sulla base delle valutazioni di cui sopra. Ci si accorda con chi garantisce spazi tali da permettano di condizionare le scelte in chiave autonomistica. Cosa che il Patt riesce a fare attraverso l’accordo politico con il presidente Fugatti».
Ma Fugatti, nel 2028, non potrà più essere il candidato presidente. Dallapiccola si è inserito su questo: cosa farete?
«Quello che succederà da qui alla data delle prossime elezioni provinciali è un’altra partita. Vedremo cosa succederà. Certo, va detto che noi del Patt non siamo aprioristicamente legati a una coalizione. E nemmeno siamo obbligati a fare un’alleanza. Questa è la storia del Patt: se trovi spazi per incidere costruisci un patto di governo, altrimenti niente».
Cosa intende dire?
«Che il Patt non può essere dato per scontato, lo dico anche al centrodestra. Ma allo stesso tempo, il Patt non può nemmeno essere una banderuola che va con chi gli conviene, in vendita al miglior offerente».
Quindi resterete nel centrodestra, se ci saranno le stesse condizioni di agibilità?
«Noi cerchiamo di costruire le migliori condizioni per garantire al governo del Trentino un’impronta autonomistica. Ed è quello che è stato fatto con l’accordo del 2023 con Fugatti. L’alternativa sarebbe stata quella di lasciare campo libero ad altre forze, in quella coalizione».
Si riferisce a Fratelli d’Italia?
«Fratelli d’Italia, in generale i partiti nazionali con un’innata visione nazionale, se non nazionalista»
Il discorso varrebbe anche se si dovesse costruire un’alleanza con il centrosinistra?
«Sì, perché anche da quella parte ci sono partiti nazionali. E spesso anche estremisti su certe posizioni. Per questo i veri autonomisti non possono schierarsi a prescindere e a priori con una parte o con l’altra».
Tra una parte e l’altra ci sono però dei valori. Più Europa, meno Europa. Sovranismi, democrazie. Accoglienza, remigrazione.
«Certo, e sui valori noi non arretriamo. Ma non si creda che nel centrosinistra non ci siano distanze e distinguo sui valori. In ogni coalizione ci sono sfumature, interpretazioni. Mi sembra che in questo momento, dentro la coalizione di cui facciamo parte, si è riusciti a tenere la barra dritta».
Senta segretario, poniamo che non passi la legge elettorale proporzionale da voi proposta e che quindi Fugatti non possa più presentarsi come candidato presidente. Che cosa farete? Sapendo poi che come al solito le candidature il centrodestra le decide a Roma.
«Se la presidenza si deciderà a Roma noi faremo i ragionamenti conseguenti».
In conseguenza a equilibri interni al centrodestra successivi alle elezioni nazionali, alle provinciali il candidato potrebbe essere di Fratelli d’Italia. Potrebbe essere Francesca Gerosa. Voi ci stareste?
«No, ogni scelta dettata da questioni romane non ci vanno bene».
Prima delle elezioni provinciali, dunque, le elezioni politiche. E il Patt che farà?
«Come sempre partiremo dal rapporto privilegiato che abbiamo con la Svp. Ci muoveremo presumibilmente all’unisono, come siamo soliti fare sulle partite nazionali. A chi parla di careghe, questa è un’altra dimostrazione che non ci muoviamo per cercare quelle ma per garantire, in questo caso in Parlamento, maggiore incisività dell’idea autonomista».
La Svp, considerata la situazione generale, andrà da sola. Quindi a livello trentino potrebbe sfumare l’ipotesi di un seggio ai territoriali se voi non sarete della coalizione.
«Non si esclude di presentarsi fuori dagli schieramenti anche nei collegi uninominali. Ma, anche in questo caso, c’è ancora tempo e la scadenza non è imminente».
Riassumendo: se vi chiama il centrosinistra?
«Noi parliamo con tutti. Ma non per fare il mercato delle vacche».
Ci va lei o si porta anche l’ex senatore Franco Panizza? Dallapiccola insinua che è ancora lui che tira le file nel Patt.
«Panizza non ha alcuna carica nel partito, se non la presidenza onoraria che gli è stata attribuita per il suo grande impegno, per la sua storica passione e per la sua coerenza tra gli autonomisti. A differenza di altri, Panizza è sempre stato nel Patt. E poi devono spiegarmi perché dovrebbe lui tirare le fila: c’è stato un congresso che si è confrontato e ha deciso una linea che il segretario porta avanti».
Dallapiaccola, se tornaste nel centrosinistra, sarebbe disposto a sciogliere Casa Autonomia.
«Secondo Dallapiccola, se andassimo nel centrosinistra saremmo tornati dalla parte giusta. Sbaglia, perché non capisce che la parte giusta è sempre e solo il territorio trentino e l’Autonomia».
L'intervista
Il politologo Cristiano Vezzoni: «La piazza dei "patrioti"? Battaglia interna alla destra dopo la sconfitta al referendum, Salvini vuole essere più estremo di Meloni e Vannacci»
di Simone Casciano
L'analisi del docente universitario: «Proposte come la remigrazione funzionano come “esche” politiche: servono ad attirare l’attenzione delle fasce più radicalizzate. Grave vengano utilizzate da chi governa»