Biodiversità
mercoledì 22 Aprile, 2026
Valsugana, la salamandra di Aurora torna in Val di Sella: una scoperta rarissima che riapre la ricerca
di Alice Fabbro
Individuata una popolazione stabile di anfibi bio-indicatori: il ritrovamento nato dalla citizen science
Una scoperta che nasce quasi per caso, ma che oggi apre nuove prospettive per la ricerca e la tutela della biodiversità trentina. All’interno degli incontri «I lunedì della Rete 2026», la serata «Benvenuta Aurora!» ha acceso i riflettori su una delle specie più rare e affascinanti del territorio: la salamandra di Aurora (Salamandra Atra Aurorae), individuata recentemente anche in Val di Sella.
A introdurre l’incontro è stata la sindaca Martina Ferrai, che ha sottolineato il valore straordinario dell’occasione. Ha ricordato come «non sia frequente potersi trovare davanti a una scoperta di questo tipo», richiamando l’idea che «ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne immaginiamo», soprattutto in un ambito come quello scientifico, dove la natura continua a sorprendere. Un ringraziamento è andato a chi, con curiosità e attenzione, ha contribuito al ritrovamento, in un perfetto esempio di citizen science.
Il fulcro della serata è stato però dedicato alla protagonista: la salamandra di Aurora. A guidare il pubblico nel suo mondo è stata la ricercatrice del Muse Emma Centomo, che ha spiegato come gli anfibi siano organismi delicati ma fondamentali per gli ecosistemi. «Li studiamo perché sono bio-indicatori: attraverso la loro pelle e il loro metabolismo risentono subito dei cambiamenti ambientali», ha evidenziato, ricordando anche come un terzo delle specie sia oggi minacciato. La salamandra di Aurora, in particolare, è una sottospecie rarissima, confinata in un’area estremamente limitata tra Trentino e Veneto (circa 30 km quadrato). Si riconosce per una macchia uniforme sul dorso, dai colori più spenti tendenti al giallo-verde, e per le dimensioni contenute, attorno ai 10-12 centimetri. Si tratta di un urodelo completamente terrestre, adattato alla vita nei boschi, capace di partorire pochi piccoli già formati dopo lunghi periodi. Vive in ambienti forestali maturi, ricchi di rifugi, e si muove pochissimo: appena 8 metri all’anno. «È una specie molto esigente dal punto di vista ecologico», ha spiegato Centomo, «e proprio per questo è vulnerabile ai cambiamenti climatici e alla perdita di habitat».
A raccontare il percorso scientifico è stato poi Luca Roner, dottorando all’università di Oviedo. Dal 2017 è attivo un progetto di monitoraggio che ha permesso di raccogliere dati preziosi sulla popolazione e sulle sue esigenze. «Abbiamo capito, ad esempio, che la presenza di legno morto a terra favorisce la salamandra, perché offre rifugio e sostiene le sue prede», ha spiegato, sottolineando come la gestione forestale possa avere ricadute concrete sulla conservazione.
Ma il passaggio più atteso è stato quello dedicato alla scoperta in Val di Sella, definita dalla stesso Roner «un caso molto particolare, frutto di fortuna, attenzione e collaborazione». Tutto è partito da una fotografia scattata da un cittadino, Luigi Dalla Giacoma, condivisa sui social. Da lì, grazie all’intuizione di un custode forestale e al rapido intervento dei ricercatori, sono partite le indagini sul campo. I risultati sono sorprendenti: due siti distinti, uno in ambiente insolito ad alta quota e uno in un bosco misto. Proprio in quest’ultimo è stata trovata una femmina gravida, un elemento chiave. «Questo ci fa pensare che esista una popolazione riproduttiva stabile», ha sottolineato Roner. Una scoperta importante non solo per la presenza della specie, ma anche per le implicazioni genetiche: «Potremmo trovarci di fronte a un pool genetico diverso da quello noto, forse isolato da migliaia di anni».
Il lavoro, però, è solo all’inizio. Nei prossimi anni i ricercatori punteranno a mappare la distribuzione della salamandra in Val di Sella e ad avviare un monitoraggio strutturato. «Servono più risorse e più occhi sul territorio», ha concluso Roner, invitando i presenti a segnalare eventuali avvistamenti: «Non toccatela, ma fotografatela e segnate la posizione. Anche un piccolo contributo può fare la differenza».