Economia

mercoledì 22 Aprile, 2026

Rincari energetici e crisi globale, esplode la cassa integrazione in Trentino: a marzo richieste su del 37%

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Oltre 575mila ore autorizzate nel primo trimestre 2026. Pesano i rincari energetici, la crisi del Medio Oriente e la concorrenza asiatica

Nei primi tre mesi di quest’anno le imprese trentine hanno chiesto all’Inps 575.102 ore di cassa integrazione, il 7,2% in più dello stesso periodo del 2025, con almeno 1.100 lavoratori e lavoratrici coinvolte. Mentre però a gennaio e febbraio le richieste oscillavano attorno ai numeri dell’anno prima, il boom c’è stato a marzo: oltre 336mila ore, il 37,6% in più del marzo 2025. Meccanica, chimica, farmaceutica, tessile e moda, lavorazione minerali non metalliferi: la raffica di domande è partita nella seconda metà del mese, quando si sono cominciati a sentire gli effetti della guerra del Golfo, dai rincari dell’energia alla carenza di semilavorati, anche se si arrivava già da un anno difficile per l’altra guerra in corso a livello internazionale, quella commerciale. Le richieste di cassa ordinaria ammontano a 393mila ore, quelle per contratti di solidarietà o riorganizzazione aziendale a 182mila. E chi non chiede l’ammortizzatore sociale, intanto utilizza le ferie o la flessibilità dei dipendenti. Certo, per ora la cassa integrazione riguarda uno o due giorni la settimana: il «tiraggio», come si dice, è ancora basso. Inoltre una fetta importante delle ore chieste all’Inps viene da edilizia (96mila) e porfido (112mila), ma in questi casi pesa la cassa per eventi atmosferici che si attiva d’inverno. Anzi, tra ottobre e gennaio, secondo i dati della Cassa edile, il mattone tirava: le ore lavorate in edilizia erano in aumento del 5,2% a 3,5 milioni e gli addetti dell’8,6% a oltre 11mila. Tuttavia con il blocco dello stretto di Hormuz prodotti con componenti derivate dal petrolio come gli isolanti termici e le guaine bituminose costano di più e alcuni cantieri rallentano il lavoro perché si fa fatica ad avere piastrelle o finestre.

I rincari e la concorrenza

«Molte aziende hanno cominciato a chiedere cassa integrazione dopo metà marzo – spiega Mario Cerutti della Filctem Cgil – alcune cominciano con scaricare la flessibilità o le ferie arretrate dei dipendenti. I rincari di energia e materie prime sono del 20-30% e non puoi scaricare tutto sul listino. Arriviamo da mesi di guerra commerciale, negli Stati Uniti si vende meno, in Russia ci sono le sanzioni e ora si è chiuso il mercato del Medio Oriente. E le nostre imprese subiscono la concorrenza di aziende turche, indiane o cinesi che vendono prodotti analoghi a metà prezzo. Qualcuno comincia a ritardare i pagamenti, la preoccupazione è alta».

Costruzioni ok fino a gennaio

A gennaio la cassa integrazione in edilizia era ai minimi, poco più di 12mila ore tra industria e artigianato. «I dati della Cassa edile – afferma il segretario della Feneal Uil Matteo Salvetti – dicono che tra ottobre e gennaio le ore lavorate sono aumentate del 5,24% e i lavoratori dell’8,61% con 278 nuovi addetti. Calano invece le nuove imprese». Tuttavia, dopo le 32mila ore di febbraio, a marzo si sfiorano le 51mila ore di ammortizzatore sociale. «Probabilmente sono ancora gli effetti del ricollocamento a seguito della fine del bonus 110% – sostiene Salvetti – Le maggiori aziende del settore finora non ci hanno segnalato gravi problemi. Ma dipende da quanto dura la crisi».

Porfido all’asta nel 2027-2028

Nel settore lapidei, che in Trentino significa porfido, le ore di cassa integrazione sono 112mila in tre mesi. Dipendono però, precisa Fabrizio Bignotti della Feneal, soprattutto dai fermi per il cattivo tempo. «Tuttavia qualcuno potrebbe cominciare a rallentare la produzione in vista della fine delle concessioni e dei macrolotti che andranno all’asta nel 2027-2028 – sottolinea – Raggrupperanno 3 o 4 lotti in uno solo più grande. Dovrebbe essere un fatto positivo per i dipendenti perché le aziende cresceranno di dimensione sopra i 15 addetti. Ma sarà anche la cartina al tornasole per capire se resteranno le aziende locali o se arriveranno nuove imprese dall’esterno».