Campi Liberi
lunedì 20 Aprile, 2026
Il «nichilismo satanista» dietro ai giovani criminali di Trescore e di Bolzano. Venanzoni: «Si rischia un’epidemia, come i serial killer cinquant’anni fa»
di Davide Orsato
Il ricercatore, giornalista ed esperto di fenomeni online: «I genitori si devono attrezzare a riconoscere i sintomi»
Lo ha scritto poche ore dopo l’aggressione a Trescore Balneario, provincia di Bergamo, dove il 25 marzo scorso un tredicenne ha preso a coltellate la sua professoressa di francese, filmando l’intera scena. «Questo non è l’ennesimo caso di violenza scolastica… rischia di essere qualcosa di ben peggiore». E ha fatto subito riferimento a un numero: 764. È uno zip code (l’analogo americano dei Cap) di una zona del Texas, ma è anche associato a una rete di terrorismo online, radicata in una confusa ideologia satanica, suprematista, nazista. L’ipotesi si è rivelata tragicamente corretta. Andrea Venanzoni, che di mestiere fa il consulente legale ed è ricercatore in diritto pubblico all’Università di Roma Tre, non è un profeta, ma piuttosto un esperto in una serie di cose che in molti potrebbero trovare sgradevoli, alcuni, magari una minoranza, affascinanti: dalle controculture online vocate all’eccesso, alle ultime incarnazioni della destra americana, in particolare la sua variante «tecno». Lo raccontano, del resto, i titoli dei suoi libri: «La tecnodestra», «Il trono oscuro – Magia e potere nell’epoca degli algoritmi», «Pornoliberismo», per citarne alcuni. C’è qualcosa che lega questi temi, ed è qualcosa che teniamo quasi sempre a portata di mano: le tante finestre sul digitale (smartphone, tablet, pc) che hanno cambiato non solo la nostra vita quotidiana, ma anche la nostra percezione del mondo.
Del caso di Trescore hanno parlato tutti e forse ha fatto entrare nel nostro dibattito il fenomeno dei gruppi di terrorismo online che scelgono come target e come agenti i minori. Eppure, non è isolato.
«L’ho collegato subito a un precedente, quello di Bolzano, dove nel febbraio dello scorso anno è stato arrestato un quindicenne che pianificava l’omicidio di un senzatetto. La differenza è che è stato fermato in tempo, ma la matrice è identica».
Si è parlato di satanismo, nazismo, suprematismi vari ma c’entrerebbe persino l’islamismo. Insomma, sembrerebbe esserci dentro di tutto.
«L’ideologia di base è nichilistica: il messaggio è che non c’è messaggio. C’è una storia lunga dietro, e tante sigle: l’Ordine dei Nove Angoli, CVLT. Una delle figure chiave è quella di Joshua Caleb Sutter, un figlio d’arte, dato che il padre militava nel gruppo suprematista Arian Nation: è stato lui a fondere queste visioni, finanziando, anche con i soldi che gli passava l’Fbi in qualità di informatore, pubblicazioni propagandistiche. Tutto questo è volutamente disorientante: non c’è un programma, e ciò rende particolarmente difficile sia la fase investigativa, sia la prevenzione. Siamo davanti a una forma di guerra cognitiva con agenti che si attivano solo quando c’è da fare l’atto violento».
Agenti giovanissimi, reclutati su piattaforme di gaming…
«Il contatto avviene su Discord, su Roblox… c’è da dire che le piattaforme si stanno impegnando molto per limitare queste incursioni, anche mediante l’utilizzo di agenti AI. Ma è una rincorsa che sembra quella di Achille e la tartaruga nel paradosso di Zenone di Elea: più si va avanti, più loro fanno passi avanti».
Quali sono i meccanismi di cooptazione?
«Vengono utilizzate delle tattiche di ingegneria sociale per estorcere informazione e materiale compromettente, ad esempio foto intime. In questo modo si spingono le vittime, tra di loro anche ragazze, a seguire le indicazioni che vengono date. Anche il quindicenne di Bergamo aveva cominciato a farlo con una sua coetanea».
Al di là del mezzo usato per i contatti, quello della chat, c’è una connessione tra il gaming e questi rischi?
«Le community di gaming tendono ad avere alcuni aspetti tossici: farsi vedere duri, cinici, aumenta il proprio stato sociale. E molti caduti in queste reti hanno sperimentato episodi di bullismo nella vita reale: passano da vittime a carnefici».
Quanto c’è da preoccuparsi?
«Il fenomeno è serio ed è all’attenzione di tutte le forze di polizia del mondo, compresa la nostra polizia postale. Per certi versi ricorda la stagione dei serial killer. In quel caso la scienza forense si adattò, creò nuove strategie per contrastare il fenomeno. Un ruolo fondamentale può essere svolto dai genitori. Ci sono segnali inequivocabili, come il cutting: per entrare a far parte della rete, occorre spesso incidersi un segno sulla pelle».
Lei scrive di filosofia politica, c’è una connessione tra un fenomeno come questo e le ideologie che si sono affermate negli ultimi anni?
«Il punto in comune è l’infrastruttura digitale. La gamification, il meccanismo della ricompensa, il trolling… sono tutte modalità che sono sconfinate anche nel mondo della politica. E sono dinamiche che incitavano polarizzazioni, litigi online e non, perché portano più traffico, e più pubblicità».
Lei ha curato, per l’editore Liberilibri, l’edizione italiana di un saggio di Peter Thiel, «Il momento straussiano», che il fondatore di Palantir ha scritto nel 2004. Thiel è indubbiamente uno dei personaggi più discussi degli ultimi anni e le sue «lezioni romane» sull’Anticristo hanno avuto eco sui più importanti media italiani. Perché temi così esoterici hanno fatto dibattere l’opinione pubblica?
«Ho avuto modo di partecipare alle lezioni di Thiel e ci sono stati molti fraintendimenti su quanto ha detto, anche grazie a mezze informazioni diffuse da alcuni dei presenti. Thiel parla dell’Anticristo come figura politica da oltre vent’anni, lo fa partendo dalle posizioni del filosofo e antropologo René Girard. Ma un importante contributo sul tema è arrivato anche da Massimo Cacciari, con il suo “Il potere che frena” del 2013. È stato detto, tra le altre cose, che avrebbe identificato l’Anticristo in Greta Thunberg: nulla di più distante dal vero. Si tratta di una riflessione che si innesca sulla civiltà post 11 settembre, quella di un mondo apparentemente pacificato in cui fa irruzione la violenza. In questo contesto, la burocratizzazione, l’iper regolamentazione, portano, secondo Thiel, a una stagnazione e a un’inerzia potenzialmente mortale. La figura dell’Anticristo è tradizionalmente letta come quella di un finto pacificatore che promuove questo tipo di uniformità».
Che rapporti ci sono ora tra Thiel e l’amministrazione Trump?
«C’è un’alleanza programmatica contro un nemico comune, che arriva dall’articolazione politica delle teoria queer e woke. Una forma di massimalismo che, dopo il 7 ottobre, si è saldata anche con realtà profondamente anti-occidentali. La questione ha un peso anche tra le realtà economiche della Silicon Valley, che si sono trovate davanti a una sfida esistenziale. La candidatura di J.D. Vance (figura vicinissima a Thiel, ndr) come vicepresidente in ticket con Trump è stato un modo per entrare attivamente a far parte dell’amministrazione. In realtà, Trump e Thiel personalmente non si amano affatto, quest’ultimo si è rifiutato di rispondere al telefono al futuro presidente per oltre un anno. Ma si sono compattati contro un fronte avverso»
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