Trento
martedì 14 Aprile, 2026
Investe 200mila euro nell’app «Lino, il maialino che salva il soldino», ma questa non viene mai realizzata: due indagati per truffa
di Redazione
Si trattava di un programma che avrebbe dovuto far risparmiare sulla spesa. La vittima ottentenne e invalida aggirata da due uomini che conosceva
L’«innovativa» start-up «Made in Trentino» è ancora presente su Facebook e su Instagram, anche se l’app non si può scaricare. Si chiama Lino, «il maialino che salva il soldino» ed ora è al centro di un’indagine della guardia di finanza per truffa aggravata a danno di un’anziana ottantenne della val di Fiemme. I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale di Trento hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo di duecentomila euro nei confronti di due uomini, un campano e un pugliese, indagati per truffa aggravata e autoriciclaggio. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento.
Il raggiro
Al centro della truffa è finita un’anziana sola, senza familiari stretti e figli, invalida individuata — secondo gli inquirenti — come bersaglio vulnerabile. Gli indagati avrebbero costruito, in un arco temporale lungo almeno una decina d’anni, un rapporto di fiducia con la vittima, sfruttandolo solo nel corso del 2025 per convincerla a investire in presunte quote societarie della app Lino. Infatti, alla donna sarebbero state prospettate opportunità di guadagno importanti legate allo sviluppo di attività nel settore dell’innovazione digitale.
L’app mai lanciata
In particolare, gli indagati avrebbero promosso un progetto che definivano all’avanguardia legato a una presunta applicazione chiamata «Lino Shopping App». Lanciata con lo slogan Lino, il maialino che salva il soldino, presentata come uno strumento innovativo per il risparmio sulla spesa, con premi e cashback per gli utenti. Secondo quanto ricostruito, però, l’app non sarebbe mai stata lanciata sul mercato.
L’investimento
A fronte di un valore reale delle quote stimato in circa duemila euro, l’ottantenne avrebbe versato duecentomila euro, oltre cento volte l’importo iniziale.
L’attività di indagine, supportata da accertamenti bancari e testimonianze, hanno permesso di ricostruire i flussi di denaro e il successivo reimpiego delle somme in attività economiche riconducibili al campano e al pugliese.
Così sulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento ha disposto il sequestro preventivo per un importo pari a una parte al profitto della presunta truffa. Infatti buona parte della somma è stata usata per spese voluttuarie.
L’operazione, sottolinea la guardia di finanza, evidenzia ancora una volta l’attenzione verso la tutela delle persone più fragili e la salvaguardia dell’economia legale.
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