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sabato 11 Aprile, 2026
Crisi Stretto di Hormuz: allarme jet fuel in Europa. Il rischio stop ai voli a maggio e la situazione benzina
di Redazione
Nonostante il cessate il fuoco, i transiti restano limitati. L’allarme degli aeroporti: carenza sistemica di carburante per aerei. Ecco cosa rischiano i viaggiatori e perché per le auto non c’è pericolo
Nonostante il cessate il fuoco, i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz restano fortemente limitati – nell’ordine di poche decine di navi al giorno – mantenendo alta la tensione sulle forniture globali. Il risultato è un equilibrio estremamente precario, con ripercussioni che – è l’allarme che arriva da più parti – potrebbero manifestarsi in Europa nel mese di maggio.
Secondo il Financial Times, il rischio più immediato riguarda il carburante per aerei. Il quotidiano cita una lettera inviata da Aci Europe, l’associazione degli aeroporti europei, al commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas: senza una piena riapertura dello Stretto entro tre settimane, è l’avvertimento, l’Unione europea potrebbe affrontare una carenza sistemica di jet fuel.
Nella lettera, si sottolineano le «crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale» e la necessità di un monitoraggio costante e di azioni preventive da parte delle istituzioni europee. In assenza di un ritorno stabile dei flussi energetici, la crisi potrebbe rapidamente estendersi a tutta la filiera del trasporto aereo.
L’allarme è condiviso dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Il direttore Fatih Birol, in un’intervista a Der Spiegel, ha evidenziato come le interruzioni nelle forniture di petrolio, gas e carburanti siano già superiori a quelle registrate nelle tre principali crisi energetiche del passato e «per di più, mancano anche altri prodotti provenienti dagli Stati del Golfo, soprattutto i fertilizzanti. Potremmo trovarci di fronte a una crisi alimentare globale». Secondo Birol, «nessuno è immune» e la situazione potrebbe aggravarsi nelle prossime settimane. Il destino dell’economia mondiale è appeso allo Stretto di Hormuz, una via d’acqua che in alcuni punti è larga appena 30 chilometri, ma non solo, ricorda Birol, «almeno 80 infrastrutture energetiche in Medio Oriente sono state danneggiate dalla guerra».
«Se i voli saranno cancellati, i consumatori avranno diritto a scegliere tra il rimborso entro sette giorni senza penali dell’intero costo del biglietto e la riprotezione, ossia l’imbarco su di un volo alternativo per la destinazione finale non appena possibile o ad una data successiva a lui più conveniente, a seconda della disponibilità di posti. Potrebbe scattare anche la compensazione pecuniaria se le compagnie, pur essendo state informate della mancanza di carburante non informeranno i consumatori nei tempi previsti, oppure se la compagnia aerea non ordinerà con congruo e sufficiente anticipo il carburante», afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
«Vogliamo invece tranquillizzare gli automobilisti che ci hanno contattato in queste settimane allarmati dai cartelli ‘carburante esaurito’ nei distributori. Non ci sono problemi per benzina e gasolio. Lo Stretto di Hormuz crea problemi all’Europa per le forniture di jet fuel (carburante per aerei) poiché la dipendenza dalle raffinerie del Medio Oriente per questi prodotti finiti è molto elevata. Questo rischio è molto minore per il gasolio per auto e quasi inesistente per la benzina dato che le raffinerie europee producono benzina in eccesso rispetto al fabbisogno interno. Quindi nessun problema, salvo la guerra riprenda e duri a lungo», conclude Dona.
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