L'intervista
lunedì 6 Aprile, 2026
Una fondazione per tutelare il benessere psicologico a scuola. Dario Ianes: «Faremo da ponte tra gli istituti, il territorio e il mondo della ricerca»
di Federico Izzo
Il pedagogista con la psicologa Benedetta Zagna: «Punteremo sulle attività pomeridiane»
Nasce una nuova realtà in Trentino: la Fondazione Scuola e Ricerca Dario Ianes Ets. Un ente privato senza scopo di lucro volto a promuovere attività che abbiano al centro la collaborazione tra scuola, ricerca e territorio. La Fondazione nasce dall’intuizione del presidente Dario Ianes, già professore di Pedagogia dell’inclusione alla Libera università di Bolzano e co-fondatore del Centro studi Erickson, di creare una realtà no profit a beneficio della comunità nazionale. Nel direttivo della Fondazione compaiono Benedetta Zagni, psicologa dello sviluppo e direttrice della Fondazione, la dirigente scolastica Paola Pasqualin con il ruolo di vicepresidente, e Sofia Cramerotti in qualità di ricercatrice senior. Gli obiettivi della Fondazione sono svariati, dal monitoraggio dell’inclusione scolastica alle attività di accompagnamento e supporto all’innovazione scolastica inclusiva. L’inaugurazione della sede si terrà il 17 e il 18 aprile in via Gazzoletti 35, a Trento.
Come nasce questa nuova Fondazione?
Ianes: «Nel ‘79 ho iniziato a lavorare come psicologo con i bambini e nelle scuole assieme al mio socio Fabio Folgheraiter, con il quale ho fondato anche Erickson. Già allora avevamo fatto il cosiddetto “patto dei 70”: una volta raggiunta quell’età avremmo deciso come procedere con il nostro lavoro. Ora che ci siamo arrivati entrambi, abbiamo fatto le nostre scelte: Fabio continua ad avere in mano le redini di Erickson, includendo anche le sue due figlie, che lavorano già da diversi anni con noi; io invece ho deciso di creare questa Fondazione, lasciando a loro il lato editoriale. Diciamo che il mio è stato un richiamo al no profit dopo 45 anni di lavoro in università e in Erickson: nel 1988 avevo fondato la cooperativa sociale “La Rete”, che si occupa tuttora di persone con disabilità».
In che modo la Fondazione favorirà la collaborazione tra scuola, ricerca e territorio?
Zagni: «Nel corso degli anni ci siamo accorti che questi tre mondi non dialogavano. Il nostro obiettivo è quello di creare un dialogo reciprocamente vantaggioso tra la scuola, che ha bisogno di innovazione, e il mondo della ricerca, che ha necessità di dati ecologici provenienti dagli ambienti scolastici. Lo stiamo già facendo attraverso una rete di scuole fondata in Trentino e anche a livello nazionale ci stiamo muovendo per proporre a vari istituti dei progetti che partano da un’analisi dei bisogni reali, evitando di calare dall’alto sperimentazioni che spesso risultano fuori contesto. Questo approccio sarà applicato anche alla vita di comunità: abbiamo sviluppato una serie di laboratori e attività che partiranno subito dopo l’inaugurazione. Per gli insegnanti e gli educatori, abbiamo già attivato una rete per l’educazione nazionale, con l’idea che la Fondazione diventi uno spazio privilegiato per lo scambio di buone prassi».
Ianes: «Da settembre, inoltre, vorremmo attivare delle attività rivolte agli anziani. La Fondazione vuole essere anzitutto un luogo d’incontro».
C’è un tema sul quale si è dibattuto a lungo nell’ultimo anno: i cellulari in classe. E nello specifico gli effetti di un utilizzo prolungato dei dispositivi elettronici sul benessere dei ragazzi. Avete pensato a possibili progetti relativi a questo tema?
Ianes: «Abbiamo in progetto delle attività pomeridiane per i ragazzi durante l’anno scolastico. Dialogando con la società di Aquila Basket, abbiamo appreso che ci sono molti ragazzi che dopo scuola aspettano un paio di ore per strada prima di andare ad allenamento e trascorrono l’attesa guardando il telefono seduti su una panchina. La nostra volontà è quella di creare uno spazio, che metta a disposizione dei libri e del personale qualificato, dove i ragazzi possano sostare per leggere o fare i compiti, in un ambiente libero dalla pervasività del cellulare».
Zagni: «Abbiamo partecipato a un progetto con alcune scuole per affrontare il benessere psicologico tra gli adolescenti e abbiamo creato un kit didattico per affrontare i disagi dei giovani. Il kit è stato costruito dai ragazzi, che hanno messo insieme le situazioni di disagio, proponendo poi delle modalità alternative per risolverle. Vorremmo esportare questo modello in altre scuole con il fine di lasciare delle competenze ai docenti. Il kit didattico prevede l’affiancamento iniziale di un esperto per poi permettere agli insegnanti di lavorare in autonomia con la classe».
Spostandoci sul tema dell’intelligenza artificiale, cosa occorrerebbe fare per sfruttare al meglio questa risorsa anche a scuola?
Ianes: «I docenti dovrebbero trovare il tempo di esplorarla e usarla. Purtroppo, però, non dispongono di abbastanza ore per esplorare tutte le potenzialità e i rischi di questo potente e utile strumento. Credo che sia importante che gli insegnanti evitino atteggiamenti di scetticismo o di pura proibizione, per paura di essere ingannati dagli studenti».
Un altro argomento molto dibattuto nella scuola trentina è il disegno di legge sulle carenze formative. In particolare, si è discusso sui percorsi di recupero monitorati costantemente tramite registro elettronico. Una critica, che è stata mossa da alcuni docenti, è che questo sistema inciderebbe sul benessere delle famiglie e che non favorirebbe la personalizzazione dell’insegnamento. Qual è il vostro pensiero a riguardo?
Ianes: «Siamo convinti che il recupero personalizzato delle carenze vada fatto fin dal primo giorno di scuola e non vada delegato alle famiglie. Sicuramente è un investimento di tempo formidabile per i docenti che devono già dal primo giorno iniziare a progettare. La questione del monitoraggio la metterei da parte, perché crea ansia. Il recupero e l’affiancamento dovrebbero rimanere all’interno della scuola. I docenti, inoltre, dovrebbero avere il compito di dare uno scopo agli studenti».
Per quanto riguarda la gestione degli studenti con bisogni educativi speciali, quali aspetti andrebbero migliorati?
Ianes: «Bisogna lavorare sul coinvolgimento dei docenti curricolari, perché delegando tutto all’insegnante di sostegno si rischia di creare delle dinamiche di esclusione. Qui in Trentino la situazione non è male».
Zagni: «Bisognerebbe anche cambiare il linguaggio. Spesso a scuola si sente il verbo “gestire”, un termine burocratico usato per parlare di classi o studenti».
L’inaugurazione si terrà il 17 e il 18 aprile. Come avete strutturato l’evento?
Ianes: «Sarà un giorno e mezzo di festa. Il 17 pomeriggio arriverà la ministra per le disabilità Alessandra Locatelli e si terrà il primo incontro in cui si parlerà di come si costruisce un progetto di vita. Successivamente ci sarà un incontro con “la preside” di Caivano Eugenia Carfora e la professoressa Iavarone dell’università Parthenope, durante il quale parleranno del lavoro a Caivano. Il 18 ospiteremo Luca Raina, professore, scrittore e attore del programma televisivo “Il collegio”, che dialogherà con la fondatrice dell’associazione Foqus quartieri spagnoli. Si parlerà poi di classi difficili nel pomeriggio».