Il lutto

venerdì 3 Aprile, 2026

Addio a Vincenzo Abbasciano, Trento piange il suo re della mozzarella

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Il fratello Salvatore: «Grande lavoratore, innovatore e generoso, buono e visionario. Un padre presente». Sabato 4 il funerale

«Era buono, e generoso come pochi. Lungimirante e innovativo, aveva visione e passione profonda». Così il fratello Salvatore ricorda Vincenzo Abbasciano, per tutti Enzo, storico casaro dell’omonimo caseificio. A Trento garanzia di lavorazione artigianale di mozzarelle, burrate, stagionati, ricotte e formaggi. Non solo, anche frutta secca. Dall’altra parte gli Abbasciano sono una famiglia azienda leader nel settore. Una famiglia sempre unita che da qualche anno ha innestato la terza generazione con il figlio Giuseppe. E, oggi, ha 85 anni si è spenta la figura che insieme ai fratelli Salvatore e Nicola ha portato alla vetta Abbasciano. Quella di Enzo è una storia d’impresa lunga sessantasette anni. «È stato un grande lavoratore — racconta — Ha iniziato presto il mestiere, aveva appena 14 anni. Ma è stato anche un grande papà per i figli». Un genitore sempre presente, «anche nei momenti più duri, con la sua calma era lì a sostenere tutti». Giovane eppure già adulto, Enzo ha imparato presto che il mestiere di casaro non è solo tecnica: è pazienza, attenzione e rispetto per il tempo. «Ogni forma di mozzarella o ricotta era per lui un piccolo capolavoro — sorride — il risultato di cura e concentrazione». La storia della famiglia Abbasciano comincia lontano, nel Sud, dalla Puglia. Il padre Giuseppe arriva a Trento da Andria nel 1948, con un piccolo negozio e la volontà di costruire un futuro. Nel 1954 coinvolge i tre figli nella produzione, dando loro una prima scuola. Enzo cresce così, tra il profumo del latte e della caseina, imparando che il lavoro richiede dedizione. Negli anni l’attività cresce, accompagna la diffusione della piazza, diventa una vera azienda familiare con prodotti riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

Ma Enzo non si è mai limitato a produrre: osservava, confrontava, imparava dai casari di altre regioni e, negli anni Duemila, ha porta la ricotta in Venezuela, insegnandone la produzione fino a trasformarla in un successo gastronomico locale, ribattezzato «Ricotta Enzo». «Era un piacere vedere la passione che metteva nel suo lavoro — continua nostalgico Salvatore — Il suo è stato un’amore innato per questo lavoro». Ma Enzo era molto più del suo ruolo professionale.
«Nella vita ha fatto tanto, tanta beneficenza silenziosa — rivela il fratello — Ha aiutato tante persone in difficoltà». E lo dimostra anche la storia di Tshehay, la ragazza etiope che lui e la moglie Clara accolsero a Trento, offrendole istruzione e cure mediche. E, poi, accanto alla famiglia e al lavoro, Enzo coltivava curiosità e attenzione per il mondo: un artigiano che era anche maestro. I funerali si terranno domani alle 10 nella chiesa parrocchiale di Villazzano.