Istruzione

domenica 29 Marzo, 2026

Liceo Made in Italy, un flop: solo nove iscrizioni. Le minoranze: «Naufragio educativo»

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Parolari, Maestri, Demagri e Malfer critici: «Indirizzo fantasma, è lo 0,06% delle scelte
degli studenti. Investire le risorse in altri istituti»

Sono solo 9, in tutta la Provincia, gli iscritti per il liceo del Made in Italy per l’anno scolastico 2026-2027. Ancora meno dei «già miseri» 11 dell’anno precedente. Solo «lo 0,06% delle scelte totali». Di fatto «il fanalino di cosa assoluto dell’intero sistema liceale trentino».
La «cronaca di un fallimento annunciato e persistente» attacca l’opposizione che ricorda come il nuovo indirizzo fosse stato «varato con enfasi patriottica dal governo nazionale e recepito dalla Giunta provinciale come un’occasione imperdibile di rilancio formativo». Ma «si sta rivelando, alla prova dei fatti, un totale e inequivocabile naufragio educativo e programmatorio» scrivono nell’interrogazione i consiglieri provinciali Francesca Parolari e Lucia Maestri (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa Autonomia) e Michele Malfer (Campobase). I quali, citando i «dati impietosi» che emergono dall’Anagrafe unica dello studente, aggiornati al 27 febbraio 2026, chiedono conto di questo flop, già del resto emerso l’anno scorso dai numeri. Dal canto loro i quattro ritengono sia giunto il momento di «ammettere finalmente il fallimento del progetto», e di usare invece le risorse risparmiate «per il potenziamento di indirizzi come i licei tradizionali o la formazione professionale cresciuta del 2,05%».

«Ostinazione politica»
I consiglieri interrogano la giunta per capire, alla luce del calo di iscrizioni del 18,18%, se davvero si insista a ritenere il liceo del Made in Italy «un’offerta forte e attrattiva». Nonostante non sia la scelta nemmeno dello 0,1% dei nuovi iscritti (14.718), che invece guardano sempre più al liceo scientifico (che registra un +5,88% ovvero +66 studenti) e alle scienze umane (+5,76% e cioè + 38 ragazzi). E dalla Giunta si vuole capire quali azioni concrete verranno intraprese «per evitare che l’ostinazione politica su questo indirizzo continui a generare confusione durante le fasi di orientamento scolastico».

«Dispersione di risorse»
Numeri alla mano infatti è evidente che neppure la versione «trentina» del percorso voluto da Fratelli d’Italia ha convinto studenti e genitori. Dati, anche più recenti, che secondo i consiglieri «certificano il definitivo disinteresse delle famiglie trentine». Numeri troppo risicati per formare una classe, di qui il ricorso alle «classi articolate», quelle cioè con materie in comune a tutti gli studenti e altre differenziate in base al percorso scelto. Una soluzione, le «classi articolate», che per Parolari, Maestri, Demagri e Malfer, sono più «un accanimento terapeutico per mascherare l’assenza di una classe autonoma». E c’è da capire dove verranno effettivamente attivate queste «classi articolate» — in quali delle due scuole già individuate e dove sono già partite, e cioè il Rosmini di Trento e il Martini di Mezzolombardo — tenendo conto «che la media per istituto scende a meno di 5 studenti» chiosano ancora i consiglieri. Secondo i quali «c’è un’ostinata negazione della realtà e una dispersione di risorse umane e organizzative per un indirizzo fantasma che danneggia la qualità complessiva dell’offerta formativa». E non a caso i quattro firmatari dell’interrogazione chiedono conto anche dei costi organizzativi e gestionali sostenuti (ore di docenza, coordinamento e orientamento).
Quanto all’assessora Francesca Gerosa — che, ricordano i quattro consiglieri, aveva «già tentato di difendere il progetto parlando di tempi di consolidamento e di un ampliamento dell’offerta coerente con le strategie provinciali» — si riserva di rispondere una volta letta l’interrogazione.