L'intervista
sabato 28 Marzo, 2026
Ivo Tarolli sugli attacchi all’arcivescovo Tisi: «Politici poco pragmatici e poco cristiani»
di Simone Casciano
Il presidente dell'Università popolare trentina ed ex senatore: «Hanno dimenticato la parabola del buon samaritano. Ascoltino la società civile»
Prima di diventare il presidente dell’Università popolare trentina, con cui ha lanciato un programma di corsi per l’integrazione e l’avviamento al lavoro dei migranti, Ivo Tarolli è stato per due volte senatore nelle file dell’Udc, proveniente dalla tradizione della Democrazia Cristiana, a lungo ha cullato il sogno di ricostruire la «Balena bianca», il grande centro che univa in sé politica e cristianità. Per questo oggi guarda con preoccupazione a una politica che sembra aver dimenticato le varie lezioni del Vangelo.
Tarolli cosa ne pensa degli «attacchi» a don Lauro Tisi?
«Mi sembrano affermazioni completamente sopra le righe. Non sono affermazioni che aiutano una discussione seria e rigorosa, come invece queste tematiche richiedono. La gestione dei fenomeni migratori non è un capriccio estemporaneo su cui il vescovo richiama l’attenzione: è un fenomeno della modernità da affrontare con un pragmatismo che oggi nella politica non vedo. Serve rigore, serietà e saggezza. Ricordo che il movimento delle persone, e la sua smisurata crescita, fa parte della contemporaneità, in modo analogo al movimento del capitale finanziario e alla crescita del potere condizionante dei monopoli, compresi quelli informatici, come l’intelligenza artificiale. Sono tutti fenomeni che vanno declinati e governati, non affrontati a colpi di slogan».
Tisi dice che la nostra società si basa anche sui migranti e questo ha dato fastidio…
«È un fatto conclamato, neanche da mettere in discussione, che l’Italia sia uno dei Paesi che fa meno figli in assoluto, e anche il Trentino presenta questi dati. Questo ha una ricaduta diretta: manca forza lavoro, e le nostre aziende fanno fatica a sostituire la manodopera, dalle mansioni più semplici e i fino ai ruoli dirigenziali. La migrazione, da questo punto di vista, è un aiuto importante per il Paese. Il tema è quindi: come gestiamo questo fenomeno affinché diventi un’opportunità per tutti? Per farlo dobbiamo alfabetizzare le persone, condividere un lessico e contenuti comuni. Dobbiamo far capire che il mondo va in una certa direzione, che esistono criticità strutturali e che, anche in una logica egoistica — pensando alle nostre pensioni — se non valorizziamo l’opportunità rappresentata dall’immigrazione siamo destinati a peggiorare. Ragionare al contrario significa semplicemente prendere la strada sbagliata. Poi, certo, in questa alfabetizzazione va declinato un principio corretto: integrazione e sicurezza devono camminare insieme. Non prima una e poi l’altra. Non c’è integrazione senza sicurezza e non c’è sicurezza senza integrazione. Mi sembra che ci sia una superficialità nell’affrontare il problema che non fa onore alla politica. Queste linee di politica migratoria, peraltro, sono state elaborate non dalla politica ma dalla società civile, in particolare dall’Upt e dalla Camera di commercio, che hanno delineato strategie di integrazione e avviamento al lavoro che oggi rappresentano un patrimonio del Trentino. Sarebbe auspicabile avere almeno la sensibilità di farsi carico delle indicazioni che arrivano dalla società civile. Perché o esiste una comunità, e si esprime attraverso il dialogo, oppure, se il dialogo non c’è — se non c’è ascolto e condivisione — la comunità muore. E i toni di questi comunicati vanno esattamente nella direzione opposta».
Ci sono molti politici che si professano cristiani ma poi fanno una selezione dei valori della Chiesa da rispettare?
«Io penso che grazie alla società liberale negli ultimi 40 anni sono stati raggiunti traguardi importanti, ma la stessa società ci ha consegnato anche due fenomeni problematici: l’implosione del “super-ego”, cioè l’incapacità di farsi carico degli altri, e la cosiddetta “ego-libertà”, per cui ci si sottrae alle proprie responsabilità verso la società. Sono due devianze che vanno corrette. E il Vangelo, da questo punto di vista, è un patrimonio enorme, da cui dobbiamo continuare a imparare. Ma come si fa a dimenticare la parabola del buon samaritano? Non è da cristiani. Super-ego ed ego-libertà vanno ricondotti alla ragione. Il vescovo sta semplicemente svolgendo il suo ruolo di pastore di anime: che cosa hanno da dirgli questi politici? Mi sembra tutto completamente fuori luogo.Il dialogo non è solo parlarsi: è condividere, ascoltare e mediare, invece che attaccare».
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