Il caso
sabato 28 Marzo, 2026
Bufera politica sull’arcivescovo Lauro Tisi, il centrodestra lo attacca: «Una cosa è predicare, altra è governare». Il centrosinistra lo difende: coraggioso
di Simone Casciano
Ianeselli: «Attacco intimidatorio»
In un Paese di 55 milioni di commissari tecnici, critici musicali sanremesi e virologi forse era solo questione di tempo prima che qualcuno si improvvisasse pure teologo o vescovo. Sono bastate infatti poche parole in difesa dei migranti, pronunciate dall’arcivescovo di Trento Tisi in occasione della 34esima Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri in Duomo, perché Don Lauro fosse oggetto di un tiro incrociato da parte della maggioranza di centrodestra in Provincia e anche di un esponente dell’estrema destra trentina, attacchi a cui poi è seguita la difesa del centrosinistra in Consiglio provinciale e del sindaco di Trento.
Le parole del centrodestra
Nel corso della sua omelia Tisi aveva lanciato un messaggio chiaro: «Questi fratelli migranti sono la nostra salvezza, la nostra benedizione. Guai se non ci fossero». E poi ha denunciato la condizione di molti migranti trattenuti nei centri di permanenza per il rimpatrio: «Pensiamo ai Cpr: che tragedia! Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi e noi li trattiamo con durezza, con negligenza, con freddezza». Da qui l’appello finale: «Cari fratelli migranti, perdonateci». Messaggio quanto mai attuale visto che, in accordo con il ministero dell’interno, la Provincia intende costruire un Cpr da 25 posti a Trento. Parole che però non sono piaciute alla maggioranza di centrodestra in Consiglio provinciale, o almeno a una parte. La prima replica arriva da un terzetto inedito, in una nota congiunta Claudio Cia (Forza Italia), Walter Kaswalder (autonomista iscritto al Patt) e Luca Guglielmi (Fassa) scrivono «Sui migranti, dal pulpito una lettura semplicistica. Una cosa è predicare, altra è governare». Secondo i consiglieri «le affermazioni dell’Arcivescovo di Trento sui migranti presenti nei Cpr lasciano perplessi. Quando dal pulpito si afferma che essi “ci stanno tenendo in piedi” e ci si spinge fino a chiedere loro “perdono”, lo si fa con una chiave interpretativa che appare semplificata, emotiva e, in definitiva, poco aderente alla realtà». Secondo i tre è qui che «si impone una distinzione essenziale: una cosa è predicare, altra cosa è governare. Predicare significa indicare un orizzonte morale. Governare significa misurarsi con i limiti della realtà». Secondo i consiglieri i Cpr «non sono una deviazione morale dello Stato, ma strumenti previsti dall’ordinamento per gestire situazioni di irregolarità». I tre concludono dicendo che «La complessità non si governa con il sentimentalismo». Più sfumata ma simile la linea di Fratelli d’Italia. «Prendiamo atto delle parole dell’Arcivescovo Lauro Tisi, che ha invitato a riconoscere il contributo dei migranti all’interno della nostra società – dicono l’assessora Francesca Gerosa e il consigliere Daniele Biada – È doveroso sottolineare come il Governo guidato da Giorgia Meloni stia affrontando il tema migratorio con serietà, equilibrio e senso di responsabilità, ma sempre e solo nel rispetto delle regole del corretto vivere civile e della legittimità di ogni azione». Secondo FdI è fondamentale «anche il ruolo dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), strumenti necessari per assicurare l’effettività delle procedure di espulsione nei confronti di chi non ha titolo per rimanere sul territorio nazionale».
All’attacco la posizione di Emilio Giuliana, oggi portavoce trentino dei comitati per Vannacci, un passato remoto nei partiti di estrema destra, ma anche uno più recente da candidato nelle liste dell’Udc per Fugatti presidente alle ultime elezioni provinciali. Nel suo comunicato Giuliana, dopo aver citato vari passi dell’Antico testamento, ma dimenticando completamente quello nuovo («ero forestiero e mi avete accolto»), conclude dicendo «prego per Tisi affinché si converta alla fede cattolica».
La replica
Parole che hanno trovato netta condanna da parte del centrosinistra. Il capogruppo del Pd in Consiglio provinciale, Alessio Manica, parla di un cortocircuito politico e culturale: «È surreale vedere chi usa frequentemente, ma evidentemente in modo strumentale, i valori cristiani come guida della propria azione politica attaccare chi di quei valori è custode». Manica rivendica poi, da laico, il valore delle parole del vescovo: «Non posso che ringraziarlo per il suo coraggio, per non esimersi dal vedere e raccontare le sofferenze e i drammi del nostro tempo». Parole ancora più dure vengono riservate al comunicato di Emilio Giuliana, definito «al limite del delirio», soprattutto per la pretesa di stabilire cosa un vescovo «possa o non possa dire. Il centrodestra chiarisca se si riconosce nel comunicato e nelle posizioni di Giuliana, che fino a prova contraria mi pare si collochi nel loro campo valoriale» . Il punto, insiste Manica, non sono le parole di Tisi, ma «le politiche del centrodestra, che quei drammi non li affrontano, anzi mirano ad esasperarli». Sulla stessa linea Francesco Valduga di Campobase che liquida con sarcasmo le critiche dei consiglieri di centrodestra: «Si fa fatica a prenderli sul serio, anche se la questione è seria». Valduga contesta in particolare l’idea che le parole del vescovo siano riducibili a sentimentalismo e rilancia ribaltando gli argomenti degli avversari: «Parlano di prudenza, equilibrio e senso del limite? Allora qualcuno dovrebbe confrontarsi con i propri di limiti». Quanto a Giuliana, il giudizio è tranchant: «Se non fosse offensivo sarebbe comico, è completamente fuori luogo». A intervenire è anche il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, che esprime «preoccupazione» per gli attacchi rivolti al vescovo e piena solidarietà nei suoi confronti. «Non è ammissibile arrogarsi il compito di stabilire quale sia la missione della Chiesa o quali temi possa affrontare». Ianeselli richiama quindi il principio di laicità dello Stato, «che ha come contraltare la libertà della Chiesa», sottolineando come il rispetto tra istituzioni non debba mai venire meno. Parole dure anche sul tono delle critiche: «Non c’è rispetto in accuse che ho trovato intimidatorie». E un monito finale che guarda alla storia del territorio: «La storia è piena di tentativi di zittire voci moralmente scomode. Da laico, sorprende che ciò accada in Trentino, terra che ha sempre fatto del dialogo la propria cifra, non certo del pensiero unico».
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