La nota

giovedì 26 Marzo, 2026

Anche ilT Quotidiano aderisce allo sciopero dei giornalisti: oggi non saremo online e domani non ci troverete in edicola

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La redazione partecipa alla mobilitazione nazionale indetta dalla Fnsi

Care lettrici e cari lettori, oggi il sito non sarà aggiornato e domani, sabato 28 marzo, non troverete in edicola ilT Quotidiano perché le giornaliste e i giornalisti della redazione aderiscono allo sciopero nazionale indetto dalla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI).

Di seguito vi riportiamo il comunicato integrale con le motivazioni della mobilitazione.

Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare, aderendo alla mobilitazione nazionale per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni: si tratta dell’unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia in questa situazione. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque; la terza è già stata proclamata per il 16 aprile.

Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione (dall’articolo 21 connesso all’articolo 36), è un dovere sociale.

Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, mentre tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative.

Questi sono privilegi per pochi a carico di tutti i cittadini italiani.

Dal 1° aprile 2016, data di scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: i carichi e i ritmi di lavoro sono aumentati a dismisura, con prestazioni su multipiattaforma e redazioni ormai ridotte al minimo. Le retribuzioni, invece, sono rimaste ferme, erose dall’inflazione o ridotte da forfettizzazioni selvagge.

Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Descriverla come un eccesso è una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina le fondamenta della qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore e, con esso, la democrazia.

Questo sciopero non difende privilegi, ma un principio semplice: il nostro lavoro vale.