Il retroscena

sabato 7 Marzo, 2026

Circonvallazione di Trento: i tempi lunghi e il braccio di ferro sui costi tra Rfi e Webuild che blocca i lavori

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Contenzioso da milioni di euro tra stazione appaltante e Consorzio: le frese restano ferme mentre i tempi del Pnrr svaniscono

Doveva essere l’opera eseguita in tempi record: «Entro il 2026», assicuravano tutti, a Trento e a Roma. Ne erano convinti, nonostante fosse già il 2022. «Dobbiamo per forza — spiegavano al governo nazionale e a quello provinciale, e pure a Palazzo Geremia — perché le risorse sono quelle del Pnrr, che impone i tempi: entro il 2026». Poi la circonvallazione dal Pnrr è stata fatta uscire. Perché forse si erano accorti che i tempi non sarebbero mai stati rispettati, o perché quelle risorse servivano altrove. «Fine lavori nel 2026, in ogni caso», assicurava il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. E ci credevano in Comune e anche in Provincia, nonostante la zona a nord fosse sequestrata per gli inquinanti che affioravano. Ci furono ritardi anche nella demolizione delle case nella zona di via San Martino, all’imbocco della galleria. I ritardi, gli slittamenti, da quel momento divennero una costante.

«Annuncio ritardo»

Era il giugno del 2024 quando ufficialmente Rfi affidava al Consorzio Tridentum la «consegna lavori». Da contratto, 300 giorni per predisporre l’area e altri 90 giorni per montare le frese che avrebbero dovuto scavare i tunnel, da nord e da sud. A conti fatti, partenza a luglio 2025. Ma a gennaio dello stesso anno, nella cornice del Consiglio comunale di Trento, i vertici di Rfi e del Consorzio annunciano il ritardo: «Entro l’autunno parte il montaggio delle frese e si parte con i lavori della circonvallazione».

L’autunno è arrivato, ma dei lavori non ne è partito uno. È però arrivato un altro annuncio, l’ennesimo ritardo: «Si parte in gennaio-febbraio». Di quest’anno, 2026. Quando l’opera avrebbe dovuto essere conclusa, partono i lavori. Ma nemmeno questa data viene rispettata, perché è di ieri la notizia dell’ulteriore slittamento: «Si va all’autunno». Un nuovo autunno.

Un braccio di ferro che vale milioni

Il problema è che non si dice perché si accumula il ritardo. Il sequestro a nord potrebbe essere ovviato scavando a sud. Ma le frese, presenti nel cantiere ormai da mesi, sono ancora da montare. C’è altro che impedisce di procedere. Non gli aspetti tecnici ma quelli economici, quella forbice tra 1,3 e 1,7 miliardi oggetto del contenzioso tra Rfi e Consorzio sul costo dell’opera che nel tempo è aumentato. La questione è ora all’attenzione della magistratura, perché non c’è un accordo tra stazione appaltante e imprese costruttrici. Sembra che l’inghippo sia tutto qui. Non poca cosa, perché si parla di milioni di euro. Ma non si procede se non ci si mette d’accordo sugli aumentati costi.

Ora, è vero che si tratta soldoni, ma il pubblico, e anche il para-pubblico come Rfi, è pagatore ritenuto solvente per definizione. Le imprese potrebbero aspettare la fine dei lavori per litigare su quanto spetta loro, è una della possibilità di fronte a un mancato accordo sul costo dei lavoro: si va avanti, e semmai si litiga poi. Il dubbio è che sulla circonvallazione si stia giocando una partita molto più grande: non volere cedere, da una parte e dall’altra, pubblico da una lato e privati dall’altro, per non dover fare passi indietro sulle altre opere disseminate sull’intero territorio nazionale. A cominciare dal Tunnel del Brennero, dove ballano anche lì le cifre sui costi dei lavori. E anche lì c’è la Webuild che costruisce e Rfi che appalta.