Le pagelle
venerdì 27 Febbraio, 2026
Sanremo: «Le tagliatelle di nonna Pina» (di cattivo gusto) dopo la guerra, la pace senza posizione e i picchi (da 10) con Mogol e Alicia Keys. Le pagelle della terza serata
di Gabriele Stanga
Il meglio e il peggio della puntata. Serena Brancale sempre precisa (8-), Maria Antonietta e Colombre e la sigla di «Doraemon»
«La mia canzone preferita? Quella che ho dedicato a mia moglie che è molto più giovane di me, e che parla della vita che ci aspetta e del nostro amore che ci sopravvivrà». La canzone in questione è «Dormi stasera» e a parlare è Giulio Repetti, in arte Mogol, 90 anni il prossimo agosto, 1776 canzoni depositate in Siae durante la sua carriera e 523 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Noto per il binomio con Battisti ma anche per i grandi successi scritti per Mina, Cocciante e tantissimi altri.
Si emoziona, canta «Un’avventura» insieme al pubblico. Sorride come un bambino per i premi che gli consegna Carlo Conti: Il deposito della sua prima canzone «Precipito», il 2 febbraio 1960, il premio Città di Sanremo e altri. Gli Highlights di questa terza serata di Sanremo sono proprio Mogol e una straordinaria Alicia Keys che ruba completamente la scena – e non c’era mai stato dubbio al riguardo – ad Eros Ramazzotti con cui duetta sulle note de «L’Aurora». Poi si esibisce in «Empire State of Mind» e annichilisce totalmente la kermesse. Peccato solo per quel problema tecnico con il piano prima della sua esibizione. Conti prova a metterci una pezza mandando la pubblicità ma il danno ormai è fatto. Fortunatamente lei è al di sopra di queste cose e continua col sorriso, senza prendersela troppo, a differenza di compare Eros.
Per il resto, la serata si trascina tra le esibizioni un po’ appannate dei 15 big in gara, qualche gag un po’ confusa e diversi momenti cringe. Il momento più basso, che voleva essere alto è quello in cui dopo aver proiettato immagini di Gaza e Kiev, Laura Pausini canta «Heal the world» col piccolo coro Antoniano- «Vogliamo la Pace, basta a tutte le guerre», però non si può dire la parola genocidio, non si prende mai una posizione netta contro i crimini di Nethanyahu e si invita Irina Shayk che in conferenza stampa a precisa domanda sulla guerra in ucraina risponde che lei è qui solo a celebrare l’amore e la musica, e che «Non si parla di politica», sia mai che Putin si offenda. Il gusto è terribilmente quello paraculo dello scorso anno, quando Noa e Mira Awad cantarono Imagine. Evidentemente dagli errori non si impara.
Poi Conti aggiunge il tocco di classe – si fa per dire – facendo cantare «Le tagliatelle di Nonna Pina» ai bambini del coro. Cattivo gusto allo stato puro. Così come di cattivo gusto sono le continue battute su quanto sia turbofregna Irina Shayk. Ipnotica e bellissima, è innegabile, c’era bisogno di Sanremo per accertarlo, quando è una delle modelle più quotate al mondo, è stata volto immagine di Victoria’s Secret, Intimissimi e chi più ne ha più ne metta? Non credo. Portarla a fare la bella statuina che non si è imparata nemmeno mezza parola di italiano è solo il contentino da dare in pasto all’italiano medio.
Eddie Brock 4,5
Ma dico ma qualcuno prima che salisse su quel palco si è preso la briga di sentirlo cantare? Sembra uno che è lì per caso.
Serena Brancale 8-
Sempre precisa, un po’ più stanca in questa terza serata ma la versione a marce ridotta è abbastanza per essere la migliore tra gli artisti in gara.
Samurai Jay 4,5
Total White, stile Pitbull nel 2010, non si capisce niente. Sembra un collage di Roy Paci, Lui Fonsi e alla fine sbuca pure Belèn a dire una frase. Proprio un contributo importantissimo. Andale Andale, avanti il prossimo.
Arisa 7
Da Fata turchina a Shaolin Soccer, con questa coda un po’ improbabile. Un po’ troppo ostentato questo vibrato continuo e questo cantato da uccellino, bello per carità ma se lo tieni per un pezzo intero stanca. Uscita dalla gabbia di Sincerità rischia di rimanere bloccata in questo mondo di zucchero filato e unicorni. Brava ma non convince del tutto e il brano non è all’altezza di La Notte, con cui era arrivata seconda.
Michele Bravi 6
Tirabaci un po’ alla Commissario Ricciardi, sembra il protagonista di una fiction e anche il testo è perfetto per un arco narrativo da Soap.
Luchè 5
«Quanto ci vuole per dimenticarti?». Speriamo poco. Leggermente meglio della prima volta. Vince il premio Oral B per i denti più bianchi.
Mara Sattei 5,5
A ‘sto giro parte in sordina. Sui bassi non si sente niente. Un po’ Gaia, un po’ Bianca Atzei. Ha una buona voce ma non riesce a distinguersi.
Sayf 6,5
Gli si rompe la voce per l’emozione, perde un attimo il filo ma poi si riprende subito e recupera. Stavolta non cita soltanto Berlusconi ma si lascia scappare anche una mezza imitazione. Si diverte.
Maria Antonietta e Colombre 5
Sembra la sigla di Doraemon. Un po’ Coma Cose, un po’ ricchi e poveri. Son dei cari ragazzi e gli si augura di prendersi tutta la Felicità del Mondo, però di sti tormentoni leggeri e un po’ inutili siamo già troppo pieni in Italia.
Nicolò Filippucci 6,5
Bella voce, bella presenza, molto carino anche l’outfit. Il brano glielo scrive Riccardo Schiara, uno dei migliori amici di Mahmood e si sente. Troppo, troppo simile a qualcosa che già esiste. Le potenzialità per fare qualcosa di diverso le ha. Se riesce a staccarsi da questa confezione in cui lo vogliono incasellare potrà avere un buon futuro.
Angelica Bove 7
Seconda per il voto del pubblico ma vince entrambi i premi della critica, che spesso contano di più. A differenza di Filippucci ha già un’identità artistica definita e non riciclata.
Leo Gassman 6
Testo un po’ banalotto, melodia molto Amici anni 2000, stile Spadaccino di Antonino. Buon timbro e buon vibrato, meno preciso in questo secondo giro.
Renga 6
Non dà il peggio di sè, il peggio di sè, il peggio di sè ma di sicuro neanche il meglio.
Malika Ayane 5,5
Tra Amarcord e Balera, meritava un pezzo migliore.
Sal da Vinci 5,5 Una statua di cera. O meglio di Sale. Pronto per Madame Tussauds.
Tredici Pietro 5,5 «E faccio un’altra figuraccia», se lo canta da solo. Magari “figuraccia” è esagerato ma di sicuro non brilla. Ma papà Gianni non ti poteva trovare un insegnante di canto? La fà tutta di gola. Forse era meglio cambiare tonalità.
Raf 6,5
Ha 66 anni ma ne dimostra 45. Vince il premio vino d’annata e e la coppa ritorno contro Eros Ramazzotti. Niente insulti al Gobbo, niente midi brutti da serata karaoke e niente Problemi tecnici. Peccato non abbia Alicia Keys a duettare con lui.
Alicia Keys Voto 10
Senza offesa per Ramazzotti e per i concorrenti in gara ma fa un altro sport. Insegna a tutti come si canta anche in una lingua non sua. Poi arriva Empire State of Mind e rischia di venire giù il teatro. Extraterrestre
Mogol 10
Una carriera stellare, 1776 canzoni depositate, 523 milioni di dischi venduti – «Me l’ha detto la Siae, non ci credo neanch’io», confessa – ma sale su quel palco con una semplicità ed una gentilezza d’altri tempi. Il sorriso di un bambino nel ricevere i premi, un’emozione visibile ma contenuta quando parla del brano “Dormi stasera” dedicato alla moglie. E forse è questo a rendere i suoi testi immortali. Sterile la polemica sull’elitrasporto dei Vigili del Fuoco.
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