Le pagelle
mercoledì 25 Febbraio, 2026
Festival di Sanremo, le pagelle della prima serata e l’omologazione nazionale: tra fata turchina, quota hipster e piano bar aperitivo
di Gabriele Stanga
La Stangata di Gabriele Stanga: Levante la migliore (8), J-Ax ossessionato (5), Fedez e Masini piangina (5,5)
Ma veramente in Italia esistono solo due canzoni? Guardando le prime tre ore del festival di Sanremo l’idea che ci si fa è questa. Un pendolo che oscilla tra il lentone di un’epoca che fu e il tormentone mezzo reggaeton di febbraio, spolverato con un po’ di critica sociale spiccia. Che però non punge praticamente mai, con qualche piccola eccezione. Dopo la mezzanotte c’è qualche piccolo sussulto, un paio di cose diverse ma senza guizzi. In pratica è un festival democristiano anche nelle canzoni: qualcosa di bello c’è, nulla che faccia rizzare le antenne, rispetto all’anno scorso non c’è niente di particolarmente brutto ma neanche niente di particolarmente esaltante. Non c’è nessuno che da questo mare di omologazione ne esca fuori con qualcosa di fresco e originale, come aveva fatto – piaccia o meno – Lucio Corsi lo scorso anno. Anche chi una cifra stilistica importante la avrebbe, la porta un po’ annacquata per non scontentare nessuno. L’highlight della serata è la signora Gianna Pratesi, 105 anni che in diretta nazionale ha il coraggio di dire: “Ai fascisti diciamo Ciao Ciao”, poi si perde un po’ a raccontare della sua gara di nuoto. Ma glielo si perdona. Poi, tra i dovuti omaggi a Pippo Baudo e Peppe Vessicchio, Olly versione meno rugbista e più ballerino di liscio, qualche gag tra Pausini e Yaman e un discreto medley di Tiziano Ferro, il treno dei desideri prosegue dritto e arriva alla prima stazione addirittura in anticipo, roba che a Trenitalia si saranno chiesti se Carlo Conti è del mestiere. Nella carrozza di testa, i giurati dell’Ariston mettono Arisa, Ditonellapiaga, Fulminacci, Serena Brancale, Fedez e Masini.
Ditonellapiaga voto 6 Antidiva un po’ forzata, fa l’elenco della spesa delle cose che non regge che si traduce, però in un colpo a salve. “Critica tutti per non criticar nessuno” direbbe un suo collega. Bello l’arrangiamento del brano, che sarà sicuramente il tormentone di questo festival tra elettropop e indie, vocalmente ineccepibile. Ci si aspettava di meglio, però.
Michele Bravi 5,5 Versione crooner, ripulito e sanremese, un po’ Tiziano Ferro de noialtri. Visibilmente emozionato. Bei bassi, tirato sugli acuti. Fa il compitino
Sayf 7 Testo più personale di quest’anno, cita Berlusconi ribaltando il significato delle sue parole. Bella la metafora sul tirocinio degli italiani di seconda generazione che contemporaneamente fa riferimento anche al suo debutto al festival.
Mara Sattei 5 Buone doti vocali ma il pezzo fa un po’ l’effetto riso scondito.
D’Argen D’Amico 4,5 Sto ancora aspettando la parte in cui si ride. Gag della mano completamente sgangherata, canzone senza capo nè coda. Il duetto con Tony Pitoni dovrebbe farlo lui.
Arisa 7 Un po’ troppo fata turchina, la danno come vincitrice annunciata, è cresciuta vocalmente e artisticamente ma la canzone pare un po’ “Vola Colomba” di Nilla Pizzi versione 2026.
Luchè 4 Se Pippo Inzaghi era nato in fuorigioco lui è nato calante, va bene è un rapper ma non becca una nota manco per sbaglio. Il dissing lo stravince Salmo anche dal divano.
Tommaso Paradiso 6 Quota hipster. Ha tolto il tastierume anni ‘80 (e forse quest’anno con Stranger Things era meglio tenerlo) ma vive perennemente nel 2015.
Elettra Lamborghini 5,5 Più intonata del solito, apprezziamo l’impegno e la simpatia ma non basta.
Samuray Jay 4,5 Latino. Parte fuori tempo e da lì è tutta una rincorsa. Più che dalla scena urban e trap sembra uscito da un corso di bachata.
Raf 6, 5 Incastrato nel festivalbar del 200 Un po’ Michele Zarrillo, un po’ Grignani, un po’ sè stesso. Mezzo punto in più d’incoraggiamento per il ritorno.
J-Ax 5 Ossessionato. Alla centesima canzone in cui ci dice quanto è buona la Maria, il concetto lo han capito pure i sassi. Anche lui fa una critica sparata nel mucchio e alla fine non prende nessuno.
Fulminacci 5,5 Pompato dal primo minuto come fosse il nuovo De Gregori, porta questa roba mezza Pinguini Tattici, mezza stornellata romana, senza lode nè infamia
Enrico Nigiotti 6 Come Fulminacci, cantautorato riciclato, mezzo punto in più per la timbrica e i bassi ricchi di armonici.
Levante 8 La migliore, voce sempre piena mai calante, graffia, vibra bene. Eppure è sempre snobbata dal festival e dalla giuria. Sarà perchè Cantare e interpretare bene non va più di moda, sarà perchè ha detto con anticipo che non parteciperebbe all’Eurovision in caso di vittoria.
Fedez e Masini 5,5 L’autocommiserazione è il loro peccato preferito. Piangina.
Ermal Meta 7,5 Bell’arrangiamento, bel testo, bel falsetto. E’ l’unico che del genocidio di gaza ne scrive, anche se forse poteva essere fatto in modo meno “gigione”. Mantiene il copione che lo aveva portato alla vittoria con Fabrizio Moro
Serena Brancale 8 la più tecnica, molto meglio in questa versione elegante che in quella platinata dell’anno scorso, si commuove per la madre scomparsa e strappa
Eddie Brock 4 Testo che spinge su quella retorica un po’ incel delle donne che si innamorano solo degli stronzi. E poi non ce la fa proprio. Stonato e sgolato dall’inizio alla fine.
Chiello 4,5 Achille Lauron, la versione di wish che ci porta a Mordor. Senza carisma, pensaci un po’ meno.
Sal Da Vinci 6 Il Piano bar dell’orario aperitivo. Bella la dedica a D’agostino.
Aka seven e Lda 5 quota mare fuori di quest’anno, con una spruzzata di Sudamerica
Malika Ayane 5 Strumentale presa in prestito da Figli delle stelle di Raoul Casadei.
Bambole di Pezza 8 Suonano benissimo e Cleo canta divinamente, però mancano la loro abituale verve politica nel testo e un po’ di rock nell’arrangiamento. Mezzo punto in più per la risposta al collega giornalista che tentando di dimostrare il contrario dimostra come la nostra sia una società patriarcale. Il meno è perché serviva un po’ più di coraggio anche nella canzone. Si sono un po’ sanremizzate.
Tredici Pietro 5 Dopo averci spiegato quanto è difficile andare all’Ariston da figlio di Gianni Morandi ci mostra anche perché se non fosse stato figlio di Gianni Morandi non avrebbe mai avuto l’occasione di salirci su quel palco. Non è reato riconoscere il proprio privilegio.
Leo Gassman 6,5 La sfida tra figli di la vince lui alla grande, vibe un po’ soul, bel vibrato, buon timbro. Ha studiato in questi anni e si sente. “Sei più bella al naturale” nel 2026 è un’altra di quelle banalità che non vorremmo sentire, però. C’è ancora da lavorare.
Francesco Renga 5 Rimarrà sempre il preferito delle nonne, ma è lontano anni luce da quello dei Timoria. Ennesima canzone per piacere alle signore un po’ attempate
Maria Antonietta e Colombre 5 La quota “Cuoricini” di questa edizione, ve prego no, basta.
Patty Pravo 4,5 Imbalsamata. Onore al merito per quello che ha dato ma non è più il suo tempo.
Nayt 6,5 Fedele a sè stesso, sullo stile dei primi dischi più che degli ultimi, un conscious rap genuino e autentico. E’ un po’ rigido e un po’ impacciato sul palco ma il testo è tra i migliori e riesce a portarla a casa.
L'iniziativa
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di Giacomo Polli
Il sindaco di Nogaredo per la terza volta prenderà parte a un degli eventi esterni al Festival: «La musica è un mezzo per veicolare messaggi sociali: il brano parla della diversità come risorsa»