Tribunale

giovedì 5 Marzo, 2026

Violentò una 12enne, nessuno sconto alla condanna: 10 anni di reclusione e risarcimento danni da 190mila euro

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La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado contro un operaio trentino 56enne

Il giudice di primo grado, due anni fa, aveva ritenuto un operaio trentino colpevole di aver abusato della figlia 12enne della compagna e convivente e gli aveva inflitto 10 anni di reclusione, anche tenendo conto dello sconto di un terzo per il rito scelto, l’abbreviato. Una pesante condanna che ieri i giudici della Corte d’Appello di Trento hanno ricalcato in pieno. Dieci anni appunto, per violenza sessuale pluriaggravata su minore, così come sollecitato dal procuratore generale in aula. Nessuno sconto, seppure piccolo, della condanna, nessun ridimensionamento dell’accusa, all’ipotesi attenuata, quella cioè più lieve, da parte dei giudici di secondo grado che hanno ribadito anche il risarcimento danni stabilito dal giudice per l’udienza preliminare, o meglio quella che è una prima trance di risarcimento. Una provvisionale che ammonta a 190 mila euro totali. Il 56enne dovrà rispettivamente 100mila alla minore, oggi di 16 anni, 30mila al padre e 60mila alla madre ed ex convivente (costituiti parte civile con gli avvocati Giovanni Rambaldi ed Elisa Molinari).

Quanto agli avvocati difensori — Alessandro Meregalli e Silvia Fronza — che miravano a sgretolare la pesante contestazione o quanto meno a ridurla, ad attenuarla, lette le motivazioni avranno la possibilità di impugnare la sentenza ricorrendo alla Corte di Cassazione. Terzo e ultimo grado di giudizio.

«Ha tentato di spogliarmi»

La bambina, nel corso delle indagini, era stata sentita dallo psicologo infantile in audizione protetta, nella forma dell’incidente probatorio: un passaggio importante, questo, per cristallizzare le sue dichiarazioni, la sua versione dei fatti, ritenuta attendibile dagli inquirenti. Lei che non aveva avuto il coraggio di confidare alla mamma quanto subiva dal patrigno: di come si ritrovasse quelle sue grandi mani addosso, di come avesse tentato di abbassarle i pantaloni e più volte anche di baciarla. La bambina lo ha raccontato solo alle amichette a scuola, le quali a loro volta lo hanno riferito ai genitori che hanno contattato la mamma della vittima. E lì allora è scattata la denuncia in questura da parte della mamma, che ha anche messo alla porta quell’uomo nel quale aveva riposto la massima fiducia, tanto che, forte del sentimento e della fiducia che provava, aveva deciso di accoglierlo a casa.

Le mani sul corpicino

Stando alle accuse formalizzate dalla procuratrice vicaria Patrizia Foiera, in base a quanto emerso dalle indagini e dalla versione della piccola, capitava che l’operaio trentino, quando rimaneva solo a casa con la figlia della sua compagna, si presentasse nella cameretta della bambina, al tempo di dodici anni. Si intrufolava nei suoi spazi mentre studiava o giocava. E lì — è sempre l’accusa — tentava un approccio sessuale con lei. Allungava morbosamente le mani senza farsi troppi scrupoli, per violare quel corpicino. E, da capo di imputazione, ci era riuscito, in alcune occasioni, a toccarla. Sul petto e arrivando anche alle parti intime. E in più aveva tentato di baciarla. Ma la piccola ogni volta aveva reagito, o quanto meno ci aveva provato: aveva voltato lo sguardo, si era scostata per evitare l’adulto potesse prendersi quelle libertà con lei. Un incubo, per la minore, durato circa due mesi nel 2022.

Ritenuto ancora colpevole

La sentenza di primo grado risale ad aprile di due anni fa. Il giudice per l’udienza preliminare Enrico Borrelli aveva ritenuto l’uomo colpevole di violenza sessuale su minore, con una serie di aggravanti contestate, anche per il contesto in cui era maturata. L’imputato aveva infatti approfittato di quando la compagna era fuori casa e lui rimaneva solo con la piccola. Lette le motivazioni, la difesa era ricorsa in Appello, per far valere le sue ragioni, per tentare di ottenere l’assoluzione o quanto meno uno sconto dell’importante pena. I giudici di secondo grado però, ieri, all’esito delle discussioni, hanno ribadito in toto il dispositivo del gup di aprile 2024: nessuna riduzione alla pesante pena a 10 anni, nemmeno una piccola, minima «limatura». Così come sollecitato dalla pubblica accusa, convinta a sua volta della colpevolezza del 56enne. Confermati anche i risarcimenti per 190mila euro totali. Una sentenza, questa, che la difesa valuterà se impugnare.