L'opera
domenica 30 Novembre, 2025
Viaggio nel cantiere del bypass, dove le talpe scaveranno il tunnel. Due anni per realizzare la galleria
di Tommaso Di Giannantonio
Il responsabile Negriolli: «Frese in azione dall'estate 2026, costruiranno 15 metri di tunnel al giorno»
«Vivo in Corso degli Alpini e il rumore acustico dei treni merci è notevole. Spero di vedere presto la realizzazione di quest’opera. Per me è un sogno. D’estate, con le finestre aperte, il rumore è terribile».
Tiziana Casagrande è una delle cittadine che si è prenotata per la seconda visita al cantiere del bypass ferroviario di Trento, organizzata dall’Osservatorio ambientale.
La tappa alla sede del Consorzio
Il ritrovo è al parcheggio ex Zuffo. La navetta ci attende con il motore acceso. La guida fa l’appello: tutti presenti. Quattordici persone, cittadini comuni, di tutte le età. La prima tappa è alla sede del Consorzio Tridentum, all’interporto.
Con il bus superiamo il campo base «nord», in corso di realizzazione. «A fine gennaio saranno pronti gli uffici del Consorzio e di Italferr», spiega la guida. «A sud, invece, ci sarà un campo per 200 operai».
Arrivati in sede, ci fanno accomodare in una sala tappezzata di foto e planimetrie dell’opera. Su ogni sedia troviamo casco, gilet catarifrangente e stivali antinfortunistici.
A rompere il ghiaccio è Massimo Negriolli, presidente del comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio: «Il bypass è un cantiere fuori scala per Trento: parliamo di un’opera da 1 miliardo e 300 milioni. È richiesto un surplus di precauzioni».
Poi interviene Stefano Robol, coordinatore dell’Osservatorio: un organo «nato per ridurre la distanza con i cittadini». Negli ultimi due anni e mezzo, spiega, ha organizzato oltre 100 incontri.
Robol affronta anche il nodo dei terreni inquinati di Trento nord: «I due binari in più richiederanno una piccola incisione sulla Sloi e sulla Carbochimica, ma senza scatenare nulla».
Poi una stoccata: «Al nostro infopoint sono venute solo 25 persone. Digitare sulla tastiera è molto più semplice…».
La prima tappa si conclude con una panoramica sul corridoio Scandinavo-Mediterraneo e sull’importanza strategica dell’opera. Il Brennero, ricorda Negriolli, «è uno dei colli di bottiglia» da risolvere grazie al Tunnel di base e alle opere complementari come il bypass.
La tappa a Mattarello
Navetta direzione imbocco sud della galleria, a Mattarello. Ci accoglie il capocantiere: «Da qui partiranno le frese che scaveranno le gallerie».
Ci troviamo sopra il punto esatto in cui le due talpe, lunghe 150 metri ciascuna, inizieranno a scavare i due cunicoli: uno per nord e uno per sud.
Una terrazza si affaccia su una scatola di cemento armato profonda 14 metri (più altri 8 di muri sotterranei).
«La fresa è una fabbrica, un cantiere nel cantiere», spiega il responsabile dei lavori. Avanza scavando e costruendo la galleria: 15 metri di tunnel al giorno per una lunghezza complessiva di 10,5 chilometri.
«Serviranno circa due anni per completare lo scavo», aggiunge. «Le frese saranno calate in tarda primavera 2026 e inizieranno a scavare in tarda estate».
La tappa a Trento nord
Ultima tappa: ex scalo Filzi, imbocco nord. Ci fermiamo al cancello: «Non è possibile andare oltre».
Qui non è ancora stata realizzata la scatola che accoglierà le frese. È emerso un problema non previsto: le pareti incontreranno la falda, dunque sarà necessario realizzare tappi di fondo per evitare infiltrazioni.
Ma c’è di più: il cantiere potrebbe creare un disequilibrio della falda, con possibili ripercussioni per attività e residenti.
Per questo saranno installati 19 sifoni, basati sul principio dei vasi comunicanti, per mantenere l’acqua allo stesso livello. «Queste opere aggiuntive – spiega Negriolli – hanno rallentato i lavori».
I visitatori si dicono soddisfatti. «Io sono favorevole al progresso. Abito qui vicino — dice Marco Menotti — La visita ha confermato le mie certezze. Sono certo che i lavori stiano procedendo in maniera corretta. Qualche aspetto tecnico, forse, era stato sottovalutato».