Italia
venerdì 13 Marzo, 2026
Uccise i figli e li seppellì in giardino: la Procura chiede 26 anni per Chiara Petrolini
di Redazione
Lei: «Non sapevo di essere incinta e non ricordo niente. Ho sofferto molto»
Alla fine, la procura di Parma ha formulato la richiesta di 26 anni di reclusione, con pene accessorie previste dalla legge, per Chiara Petrolini, la giovane di Vignale di Traversetolo, in provincia di Parma, imputata al processo che la vede accusata dell’omicidio dei suoi due figli neonati e della soppressione dei loro cadaveri. La richiesta della pena è stata letta dal procuratore della città emiliana, Alfonso D’Avino, il quale si è soffermato sul perché la giovane non possa beneficiare di un giudizio di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. Secondo la procura hanno un peso «aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti», «aver avuto la forza (non solo fisica) di andare in giardino a seppellire i figli», «aver intrapreso una seconda gravidanza nelle stesse identiche condizioni della prima, replicando un film già visto», «la spregiudicatezza, la furbizia, l’astuzia dimostrata nell’interfacciarsi con gli amici», «la condotta dopo il delitto» e «la capacità di mentire in casa, pur dopo aver saputo, negli Stati Uniti, del rinvenimento del bambino (il secondo nato, ma il primo a essere trovato, ndr) nel suo giardino».
Nel corso della sua dichiarazione, letta all’inizio dell’udienza, tutta d’un fiato, Petrolini ha voluto dare per la prima volta la sua versione, raccontando se stessa: «Nessuno meglio di me, oggi, può dire chi sono», rimarcando come l’immagine della «brava ragazza, che viene da una buona famiglia» fosse in realtà «solo apparenza». «Sono stata descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono neanche questo. Io non ho mai potuto fare del male ai miei bambini – ha detto -. Durante gli interrogatori, ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta. In realtà, ho detto queste cose perché mi sembrava l’unica spiegazione a tutto quello che mi era successo. Non ho mai fatto un test di gravidanza e non sono mai stata sicura di essere incinta; avevo qualche momento in cui ci pensavo di più, per esempio, quando facevo la doccia, vedevo quella pancia che nessuno mi ha mai visto ed è in questi momenti che facevo delle ricerche, ma di tutto quello che ho cercato non ho mai messo in atto niente». Ricostruendo le fasi dei due parti, Petrolini ha voluto parlare, nei particolari, del secondo, perché del primo dice di non ricordare niente. «Fisicamente stavo bene, ma dentro ero distrutta. Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se, il giorno dopo, sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male e non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata. Quei bambini erano parte di me e non gli avrei mai fatto del male. Il dolore che si prova è una sofferenza che è difficile da far capire. In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato al vuoto che si prova quando perdi un bambino».
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