La questione
sabato 8 Giugno, 2024
Residenza Fersina, i racconti di alcuni ospiti: «Spacciano farmaci e si ubriacano per chi è onesto è molto pericoloso»
di Gabriele Stanga
La situazione sarebbe nota da tempo e culminata nella lite avvenuta la notte del 5 giugno
Si è presentato il 6 giugno mattina alla residenza Fersina accompagnato da un manipolo di amici per farsi giustizia da solo. Il cittadino marocchino ferito l’altra notte nella lite per un cappellino era uscito dall’ospedale firmando le dimissioni contro il parere dei medici e poi è andato a cercare gli amici dell’uomo accusato di averlo ferito a coltellate per vendicarsi. Lo hanno bloccato gli agenti della polizia di Trento che lo hanno portato in Questura dove gli è stata notificata l’espulsione decisa dal questore Maurizio Improta in forza del fatto che l’uomo è clandestino, dal momento che è entrato in Italia mesi fa via terra, e vanta già numerosi precedenti di polizia. La tentata resa dei conti dà l’idea di un quadro che i giovani ospiti descrivono come esplosiva: «C’è un giro di spaccio di Rivotril. Ogni giorno c’è qualche problema, chi vuole lavorare e integrarsi non riesce a vivere in modo tranquillo». Un clima che si conosce da tempo e che è culminato nella lite avvenuta la notte del 5 giugno: un accoltellamento nel quale è stato ferito il giovane di 29 anni. La dinamica non è ancora chiara ma i carabinieri hanno fermato per il tentato omicidio un suo connazionale di 32 anni. Secondo le ricostruzioni iniziali l’uomo avrebbe colpito la vittima con una lama (non è ancora chiaro se un coltello o un rasoio), provocandone una grave emorragia. Gli stessi ospiti raccontano: «È tornato dall’ospedale. Ha detto che a ferirlo non è stato l’uomo fermato ma un altro. Non vuole però, raccontare la cosa perché medita di vendicarsi. La polizia deve essere brava a risolvere la situazione», dicono alcuni ospiti. Ha raccontato quanto visto e raccolto da altre testimonianze, anche uno dei vicini di stanza della vittima: «Siamo arrivati appena abbiamo sentito urlare e abbiamo trovato la vittima coperta di sangue, inizialmente diceva di essersi colpito da solo ma poi ha cambiato versione. Io ho tamponato la sua ferita con una maglietta, mentre aspettavo l’ambulanza». Qualche tafferuglio c’è stato anche all’arrivo del personale sanitario: «Alcune persone sono salite sull’ambulanza e non volevano lasciarla partire fino a quando fossero intervenuti anche i carabinieri. La vittima, però dice che ad accoltellarla non è stata la persona che hanno fermato. Dice che è stata un’altra persona che attualmente non è stata fermata». Intanto l’arrestato è uno solo, e ieri è stato convalidato l’arresto. La lite è scaturita da motivi futili, legati all’acquisto di un cappellino, secondo chi vive all’interno, però, sarebbe legata anche ad un altro e più serio problema. «Tante persone prendono il Rivotril. Ci sono alcune persone che soffrono di problemi psicologici e hanno avuto una prescrizione dal medico. Il problema è che vanno a prendere il farmaco e poi lo rivendono ad altri», raccontano Shahid ed Alex. «Quella sera erano tutti ubriachi e sotto effetto del Rivotril. Noi non abbiamo mai toccato quella roba, ma è un problema noto. Non è una cosa nuova, ogni volta ci sono problemi per questa cosa e non ci lasciano dormire», continuano. Gli fa eco Abelmalek Boukyoud, un altro dei residenti: «Ci sono poche persone che fanno casino ma creano problemi tutti i giorni agli altri. Io voglio lavorare, ci dividano in più strutture. Non siamo tutti così». Aggiunge, poi un commento sulle condizioni generali della struttura: «Non è un bel posto in cui vivere, i bagni e le stanze sono in pessime condizioni. Qui si vive male. Non conoscevo le due persone coinvolte, erano arrivate da poco, però non è il primo episodio di questo tipo», aggiunge. Il coro degli insoddisfatti è vasto e tutti lamentano le difficoltà a condurre una vita normale, nel contesto della residenza : «Noi più tranquilli paghiamo spesso le conseguenze di ciò che fa quella quindicina di persone più problematiche, se qualcuno crea problemi non dormiamo, non riusciamo ad andare a lavoro, viviamo in una situazione precaria. Veniamo qui in Italia per migliorare la nostra situazione, non per peggiorarla o per metterci nei guai», spiega uno degli ospiti. «Sono stato in Turchia per un anno, ho cercato di venire qui in tutti i modi, sono passato da Serbia, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia e infine sono arrivato in Italia. Sono scappato da problemi in Africa, per salvare la mia vita e migliorare le mie condizioni. Voglio integrarmi e vivere una vita normale, qui alla residenza ci sono tanti problemi tutti i giorni».
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