L'operazione

venerdì 24 Luglio, 2026

Trenta cani senza ciotole per bere e rinchiusi in gabbie sporche e impilate una sull’altra: maxi-sequestro del Corpo forestale a Fiavé

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L'intervento dopo la denuncia della Lav. Nel mirino un'associazione sportiva dilettantistica affiliata a Libertas, ente di promozione sportiva riconosciuta dal Coni

A seguito di una denuncia della sigla animalista Lav, il Corpo Forestale della Provincia di Trento ha disposto il sequestro di trenta cani con pedigree Enci detenuti presso un allevamento, nel territorio comunale di Fiavé, gestito da un’associazione sportiva dilettantistica affiliata a Libertas, ente di promozione sportiva riconosciuta dal Coni.

Lo riferisce la stessa Lav tramite una nota stampa: «Grazie ad alcune segnalazioni fatte allo Sportello Lav contro i maltrattamenti sugli animali di Trento abbiamo potuto documentare condizioni di detenzione inaccettabili – dichiara Michela Lizziero, volontaria della sede Lav in Trentino e legale che seguirà il caso – Diversi cani mostravano segni di degrado evidente, non avevano ciotole per bere e il pavimento disconnesso era ricoperto di liquami, deiezioni e rifiuti organici. Altri cani erano costretti a vivere in gabbie poste una sull’altra, talmente piccole da impedire qualunque movimento». Situazioni documentate durante i sopralluoghi degli animalisti che hanno quindi presentato denuncia.

«Questo caso richiama una riflessione che va ben oltre la singola vicenda giudiziaria – commenta Alessandra Ferrari, responsabile area animali familiari di Lav – La persona coinvolta non è soltanto il titolare della struttura presso la quale sono stati riscontrati gravi problemi sotto il profilo del benessere animale, ma opera anche come addestratore, organizza corsi di formazione attraverso un’Associazione Sportiva Dilettantistica affiliata a Libertas ed è allevatore di cani con pedigree Enci . È quindi indispensabile che il mondo della cinofilia sportiva, gli enti che la rappresentano e il sistema allevatoriale si assumano una responsabilità concreta nel vigilare sulle realtà che operano al loro interno e intervengano con tempestività quando emergono criticità di questo tipo. Episodi come questo dimostrano quanto sia necessario mettere in discussione un modello che continua a considerare gli animali come strumenti per lo sport, la riproduzione o il mercato, anziché come individui dotati di esigenze proprie e di un valore che prescinde dalla loro utilità per l’essere umano».