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giovedì 8 Gennaio, 2026

Tomba rivive la magia della 3Tre a Madonna di Campiglio: «Il cuore del paese era la mia Curva Sud. Con Girardelli fu battaglia»

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A trent’anni dall’ultima vittoria sulla pista simbolo dello slalom italiano, il leggendario campione celebra la 3Tre davanti a una folla di appassionati, tra emozioni, ricordi dei rivali e la suggestione del Canalone Miramonti illuminato

Freddo fa freddo, e parecchio, ma non lo senti, perché l’atmosfera è bella calda. Come sempre, del resto, quando la Coppa del Mondo approda a Madonna di Campiglio per celebrare il suo rito sul sacrario della 3Tre. Perché Campiglio non tradisce mai, è una certezza in tempi in cui di certezze ce ne sono davvero poche. Tanta gente, oltre diecimila persone, nella Perla delle Dolomiti in un primo giorno post-festivo baciato dal sole. Una mattinata a godersi una bella sciata sulle piste, e poi alle 18 il raduno allo stadio della 3Tre per la prima manche sotto le luci del Canalone Miramonti.

Certo, son lontani i tempi in cui dalle pianure salivano in massa per venerare quella divinità pagana, il «figlio della neve», o «l’alpino padano» come lo chiamavano allora. Alberto Tomba a Campiglio ha vinto tre volte, tra il 1987 e il 1995, gli anni in cui gli italiani impazzivano per lui, e la 3Tre era la sua Curva Sud. E allora, eccolo qua l’Albertone nazionale, bello in forma, venuto anche lui a rendere omaggio a una di quei templi che l’hanno consegnato al mito: «Campiglio è un posto fantastico, una delle poche gare in Coppa del Mondo ad avere il traguardo nel cuore del paese. Ricordo, la mia vittoria nel dicembre del 1988, quando vinsi davanti a Marc Girardelli: c’erano 40.000 persone, una cosa pazzesca. Di solito si correva la domenica, ma quella volta spostarono la gara durante la settimana, per gestire la massa che arrivò a Campiglio, sennò si sarebbe bloccato tutto. Qui ho gareggiato per la prima volta in Coppa del Mondo nel 1985 – prosegue –, e diciamo che mi sento a casa mia. Vuoi per l’affetto della gente, vuoi perché è in effetti la tappa di Coppa del Mondo più vicina casa mia. Quest’anno, poi, ricorre un anniversario particolare, i trent’anni dalla mia ultima vittoria sulla 3Tre nel 1995: i conti tornano (se la ride, ndr)».

Bei ricordi che condivide uno dei suoi rivali di allora, Marc Girardelli: «Campiglio è una stazione bellissima – sottolinea -, dove si respira un clima famigliare, e non commerciale o industriale come altrove. Credo sia proprio questo il maggior asset di Madonna di Campiglio. Fa freddo, ma c’è pieno di gente. Bellissimo. Qui ho vinto una sola volta, in superG, ho fatto un paio di podi, e la gente mi sempre mostrato un grande affetto. È sempre bello essere qui, è una festa italiana».

Un anno fa, proprio qui a Campiglio, l’olimpionico di Vancouver 2010 Giuliano Razzoli, diede l’addio alla sua carriera in un emozionante abbraccio col pubblico: «Per me questo è un posto speciale – racconta –; mi ha dato tante soddisfazioni, nonostante avessi tanti problemi fisici. Era il mio porto sicuro, purtroppo non ho mai vinto, ma Campiglio è nel mio cuore. La 3Tre mi ha dato di più di quanto non dicano i numeri della mia carriera».

Incrociamo Ivano Edalini, l’uomo che il 16 dicembre del 1986 riportò l’Italia dopo dieci anni sul gradino più alto del podio: «Fu il giorno più bello della mia vita, almeno dal punto di vista sportivo. Un italiano non vinceva dai tempi della Valanga Azzurra (dicembre 1976, la memorabile tripletta Radici-Gros-Thoeni, ndr), il mio obiettivo era un posto sul podio, ma andai oltre. Battei nientemeno che Stenmark, e se ci penso mi vengono i brividi».

Campiglio è Campiglio anche per chi slalomista non è; Campiglio è Campiglio anche per un discesista come Kristian Ghedina: «Io qui ho corso solo da ragazzino, e poi a carriera finita in un gigantissimo. Poter dire di aver vinto a Campiglio è tanta roba; vincere sulla 3Tre è l’ambizione di ogni slalomista. Prima la Valanga Azzurra e poi Tomba hanno contribuito a creare il mito di questa pista. A Campiglio Alberto ha dato grande lustro, la grande massa l’ha portata lui, e gliene va dato atto. Poi, c’è da dire che l’arrivo nel cuore del paese rende questa una gara dal fascino unico».

Sì, corse magiche, cose che la 3Tre come la Milano-Sanremo nel ciclismo: ne sa qualcosa Maurizio Fondriest: «La 3Tre sta allo sci come, la Sanremo al ciclismo? Direi proprio di sì. Io sono trentino, abito qui vicino (a Cles, ndr), e qui amo venire a sciare; a Sanremo ho vinto nel 1993, diciamo che son due posti collegati nel mio cuore, e quindi l’accostamento calza».

Dall’acqua della piscina alla neve: «Non so sciare, sono una trentina atipica, cresciuta nell’acqua, ma porto i miei figli qui a sciare», racconta la reginetta dei tuffi Francesca Dallapè; «Campiglio è meravigliosa – aggiunge –, è la prima volta che vengo qui a vedere la gara, e l’atmosfera è incredibile. Un vero spettacolo, affascinante».

Sì, affascinante come solo pochi luoghi eletti sanno essere al mondo; sono i luoghi scelti dalla storia, e Campiglio è nella lista. Scende il buio, scende la colonnina di mercurio, ma ci si scalda non appena si accendono i fari del Canalone Miramonti e la folla si assiepa allo stadio. Ci siamo, è la notte italiana della 3Tre. Si spera lo possa essere anche in pista. Non lo sarà, ma in fondo poco importa: comunque sia, questa la notte degli italiani lo sarà per sempre. Amen.