Le reazioni

venerdì 23 Febbraio, 2024

Sterilizzazione degli orsi, bocciatura unanime alla proposta del Ministro Fratin

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Fugatti: «Per noi non è una priorità». De Guelmi: «Costose, pericolose e inutili»

Non è una priorità, mette a rischio la specie, di difficile fattibilità, altamente costoso, mai provato prima. A vario titolo e per motivazioni diverse tutto il mondo, tecnico e politico, che si occupa del tema orsi in Trentino boccia la proposta di sterilizzazioni di massa avanzata giovedì dal ministro dell’ambiente Pichetto Fratin. Una bocciatura corale che suona un po’ come un ostacolo insormontabile per il «piano Fratin» nonostante il ministro stesso abbia chiesto ad Ispra di approfondire il tema.
Fugatti: «Non è una priorità»
Il primo a commentare è proprio il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti, per cui la sterilizzazione non rappresenta una priorità. «La nostra attività primaria è l’abbattimento degli orsi pericolosi – ha detto il governatore – Dopodiché se Ispra e il ministro vogliono percorrere la tematica della sterilizzazione la scienza faccia le proprie verifiche e poi ci confrontiamo». Tradotto il Trentino non è interessato a percorrere questa via, ma se il ministero vuole esplorarla lo faccia pure e ci si aggiornerà. «Noi non abbiamo una pregiudiziale – conclude Fugatti – A noi interessa il tema della sicurezza dei cittadini e quindi l’abbattimento di animali pericolosi, che purtroppo in Trentino ci sono stati e ci saranno statisticamente».
Strategia inedita
Parte del motivo per cui la Provincia sia poco interessata a questa opzione lo spiega sempre Fugatti dicendo: «Ci risulta che non sia mai stata fatta a livello internazionale, se non in qualche caso specifico e non come attività principale». Proprio la Provincia, nel 2021 dopo l’aggressione ai Misseroni, aveva pensato di sterilizzare Jj4. Un opzione sperimentale per vedere se, tolta la possibilità di procreare e quindi di avere cuccioli da difendere, l’orsa sarebbe stata meno aggressiva. La Provincia aveva chiesto e ottenuto l’ok di Ispra a tentare questa tecnica sperimentale, ma alla fine non se ne fece nulla. «Ci abbiamo provato, ma era impossibile – spiegava allora il dirigente generale della provincia Raffaele De Col – Abbiamo riscontrato che era troppo complicato». Questo perché al momento c’è un solo veterinario, tedesco, esperto di sterilizzazione di orse, si tratta di Klaus Friedrich, ma anche lui non si è mai occupato di femmine selvatiche, solo di esemplari in cattività. Un territorio talmente inesplorato che nel 2022 la Provincia decise di rinunciare alla sperimentazione.
Rischio per la specie
Sull’idea emergono poi dubbi anche relativi alla salute degli orsi. A sollevarli sono tecnici che conoscono da vicino il fenomeno. Lo studio demografico di Ispra ad esempio, quello integrato da Fugatti e Failoni nel ddl che prevede l’abbattimento massimo di 8 orsi pericolosi l’anno, specifica precisamente che tra di essi non possano essere prelevate più di due femmine adulte e quindi in età per avere cuccioli. Significa che prelevarne anche solo una di più mette a rischio la sopravvivenza della specie in Trentino. Impensabile quindi di sterilizzarne un numero importante, significherebbe, con ogni probabilità, decretare l’estinzione della specie.
Costi alti
«Da un punto di vista tecnico e biologico boccio completamente questa proposta» commenta Alessandro De Guelmi, veterinario, esperto di orsi, a lungo impiegato nel progetto Life Ursus e nella gestione dei plantigradi in Trentino. «Io resto convinto che gli orsi pericolosi vanno rimossi il più in fretta possibile. È il modo migliore per salvaguardare sia le persone sia la specie. Ma le sterilizzazioni? Non hanno alcun senso». De Guelmi elenca alcuni dei motivi già citati ed altri, tra cui gli ingenti costi che questa pratica richiederebbe. «Si tratta di un’operazione chirurgica, che ovviamente non potrebbe essere fatta nei boschi, ma in una sala dedicata». Servirebbe quindi una sala chirurgica dedicata da creare al Casteller, oltre a personale forestale e veterinario dedicato. Ogni sterilizzazione richiederebbe la narcotizzazione dell’animale, il suo trasferimento al Casteller, l’operazione chirurgica e poi un periodo di convalescenza prima di rimettere l’animale in libertà, tutto questo con il rischio che nel frattempo l’orso diventi confidente. «Tutto questo per rimettere poi in natura una femmina sterile che non ha un ruolo nell’ecosistema e con costi altissimi – commenta De Guelmi – Sarebbe molto meglio investire quelle risorse per fare ricerca, monitoraggi, analisi genetiche, per acquistare i migliori radiocollari in circolazione, per i cassonetti anti-orso, per fare prevenzione e informazione». Insomma lavorare per risolvere i problemi dal principio e non dalla coda, con politiche di gestione serie e meno proclami.