Il caso

venerdì 20 Marzo, 2026

Spia il marito e scopre che la tradisce con la moglie del migliore amico, ma finisce a processo

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L'uomo, scoperto grazie a registratori e rilevatore gps, si è opposto all'archiviazione

Periodo pandemia, autunno 2020, una donna scopre che il marito la tradisce con la moglie del suo migliore amico e con l’aiuto e la complicità di quest’ultimo, a sua volta cornificato, trova il modo di monitorare gli spostamenti del padre dei suoi figli e di ascoltare le sue conversazioni quando è solo. Come? Installando sulla sua auto un rilevatore di posizione gps e piazzandogli un registratore audio acceso nel camper parcheggiato nelle adiacenze di casa, quello in cui il marito dormiva nel periodo di isolamento, risultato positivo al covid. Dispositivi, questi, recuperati e usati dai due partner traditi allo scopo di far emergere l’infedeltà dell’uomo, rispettivamente marito e amico, comunque per arrivare a mettere alle spalle al muro entrambi i propri compagni fedifraghi. Così facendo però i due poco più che 50enni della val di Non, oltre a dover affrontare una separazione e un divorzio, si sono trovati un procedimento penale a loro carico, con le ipotesi – di cui rispondere in concorso – di interferenze illecite nella vita privata e di molestia o disturbo alla persona. Nei giorni scorsi c’è stata l’udienza predibattimentale davanti al tribunale monocratico, a settembre inizierà il processo per i due.

L’imputazione coatta

C’è da dire che la Procura di Trento aveva chiesto l’archiviazione per il fascicolo in seguito al sequestro di cellulare e computer disposto a carico della donna. Una volta analizzato il contenuto dei dispositivi non erano infatti emersi file che provassero che aveva spiato l’uomo. Nessuna prova insomma che sostenesse l’accusa. Di qui la richiesta di non proseguire, di non esercitare l’azione penale nei confronti della donna e dell’amico del marito che l’aveva aiutata. Ma la parte offesa, l’uomo fedifrago, con il proprio legale si era opposto alla richiesta di archiviazione e allora il giudice per le indagini preliminari aveva imposto l’imputazione coatta. E la pm Maria Colpani aveva proceduto a notificare ai due 53enni un decreto di citazione diretta a giudizio.

Le accuse

Secondo le contestazioni formalizzate i due imputati avevano trovato il modo di procurarsi in modo illecito notizie sulla vita privata del marito e amico quasi coetaneo, convinti di riuscire ad ottenere le prove della sua infedeltà e così, dall’altra, riuscire a smascherare anche la sua amante, che altro non era che la moglie del 53enne a processo in concorso. Coppie, queste, scoppiate dopo che i fatti sono venuti a galla. E certo il coniuge spiato non l’ha presa affatto bene, soprattutto dopo aver saputo che dietro tutto c’era quello che considerava un caro amico. Per l’accusa era stato lui a fornire alla moglie sospettosa, per il tramite di terze persone, il registratore che lei poi ha subito piazzato, ben nascosto e in modalità accesa, all’interno del camper di famiglia in cui si era trasferito il marito, una volta scoperto di avere il covid, nel periodo di isolamento.

Tempo circa dieci giorni e i due imputati, almeno questa è la contestazione, sempre per lo stesso biasimevole motivo, avevano disturbato, o meglio molestato la parte offesa. I due si sarebbero infatti accordati per installare sull’auto del marito e amico un gps per rilevare di volta in volta la sua posizione, per sapere dove si trovasse. Sarebbe stata la donna a installarlo, per poi rimuoverlo, tempo due giorni. E poi, una settimana dopo, l’amico ha visto bene di pubblicare sul suo profilo Facebook la foto di una determinata località dell’Alto Adige, lì dove il traditore era stato. Traditore che, visto il post con quell’immagine, aveva capito di essere seguito. E probabilmente di essere stato anche scoperto. Evidentemente tutte quelle accortezze per tenere quella relazione extraconiugale segreta erano valse a poco. E ora si trova come parte offesa nel procedimento a carico dell’ex moglie e dell’ex amico.