Cronaca
venerdì 10 Aprile, 2026
Sparatoria a Trento, Ianeselli: «Episodio gravissimo, avevo chiesto l’esercito in città ma è stato negato. Scriverò a Piantedosi»
di Redazione
Il primo cittadino: «Ringrazio le forze dell'ordine che hanno subito bloccato i responsabili, quanto successo è intollerabile»
«Sono appena stato in via Santa Croce, dove stamattina c’è stata un’aggressione violenta, probabilmente legata allo spaccio di droga. Ho incontrato persone comprensibilmente sconvolte, ho sentito di colpi di pistola, ho visto molta rabbia. Ebbene, vi dico che io sono arrabbiato quanto voi e non certo da ora anche se qualcuno oggi mi ha accusato di pensare che Trento non abbia alcun problema di sicurezza. Non è così, non a caso avevo pure richiesto un presidio dell’esercito nella zona della stazione, poi negato dal ministero dell’Interno». È il commento del sindaco Franco Ianeselli a quanto successo nella mattina di oggi, venerdì 10 aprile, in pieno centro a Trento, dove si è verificata una sparatoria per un regolamento di conti all’interno di una tabaccheria.
Il primo cittadino ringrazia le forze dell’ordine che hanno bloccato i responsabili, poi prosegue: «A prescindere dai pensieri che mi vengono attribuiti, ritengo che l’episodio di questa mattina sia gravissimo. Ritengo intollerabile che a Trento accada di camminare per strada tra gente che si vuole ammazzare o di ritrovarsi un negozio distrutto o di temere per la propria incolumità in pieno giorno». Da qui la decisione di scrivere direttamente al Viminale: «Scriverò al ministro dell’Interno Piantedosi, responsabile della sicurezza pubblica, perché è evidente che qualcosa non va a livello generale se tutte le città italiane, a prescindere da chi governa, si trovano a fronteggiare problemi simili – conclude Ianeselli – Per stroncare lo spaccio occorre colpire i canali di approvvigionamento prima che la droga arrivi nelle piazze. Nei luoghi sensibili, dai parchi alle stazioni, serve una presenza costante delle forze dell’ordine. Occorre che la droga sia percepita da tutte le istituzioni come un’emergenza, anche sul versante della domanda. Non mi pare sia così. Come se rovinarsi la vita sniffando o ingoiando o iniettandosi ogni tipo di sostanza fosse una scelta privata. E invece no. Ci riguarda tutti».
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