Val di Non
martedì 13 Gennaio, 2026
Seu, il libro che racconta il dramma di Mattia Maestri non sarà presentato a Castel Valer. Il papà: «È censura»
di Redazione
Nello stesso castello era stato consegnato il riconoscimento al caseificio di Coredo
«Vietato parlare dei bambini colpiti da Seu a Castel Valer». A parlare è Giovanni Battista Maestri, padre di Mattia, il bambino colpito da Sindrome emolitico-uremica (Seu) dopo aver consumato formaggio a latte crudo, che ora denuncia quello che definisce: «Un grave atto di censura». C’entra un libro sulla sua vicenda personale e c’entra lo scontro con l’Apt dalla val di Non, con cui Maestri si scontra dal 2024, da quando, cioè, ha assegnato il marchio di eccellenza al Caseificio di Coredo, il caseificio dove è stato prodotto il formaggio contaminato da Escherichia Coli e consumato da Mattia.
La consegna del marchio è avvenuta pubblicamente e con grande enfasi a Castel Valer, alla presenza di esponenti politici e istituzionali: l’assessora provinciale Giulia Zanotelli, Simoni per il mondo della cooperazione, Albasini per Concast, Paoli per l’APT Val di Non, oltre a Gianluca Fornasari, il casaro condannato del Caseificio di Coredo, e Mirko Endrizzi, anch’egli riconducibile all’azienda.
«Quell’evento ha rappresentato una vera e propria operazione di riabilitazione d’immagine di un soggetto condannato per frode alimentare e per lesioni gravissime personali ai danni di un bambino», afferma Maestri.
Da quel momento il padre ha avviato «una battaglia determinata, senza compromessi», con l’obiettivo di ottenere il ritiro del marchio. Un percorso che gli è costato anche una denuncia da parte di Nicola Sicher, membro del Consiglio di amministrazione dell’APT Val di Non, e che lo ha portato a protestare davanti al CdA dell’ente, distribuendo volantini con la copertina di Pinocchio. «Un gesto simbolico – spiega – per denunciare quello che considero un insulto alla verità giudiziaria, alla sofferenza della mia famiglia e alla dignità di mio figlio».
Nel frattempo Maestri ha scritto un libro-antologia che smonta quella che definisce «la narrazione tossica del “latte crudo come tradizione”», documentando come marketing, ideologia, silenzi istituzionali e comportamenti irresponsabili abbiano coperto «gravi carenze igienico-sanitarie e responsabilità penali accertate». «Le sentenze parlano chiaro: frode ai consumatori, produzione e vendita di prodotti contaminati, pessime condizioni igieniche e danni irreversibili alla salute di un bambino».
Il volume analizza anche il ruolo dell’APT della Val di Non nell’operazione di riabilitazione dell’immagine del caseificio di Coredo, accusata di aver promosso come eccellenza territoriale un prodotto proveniente da un’azienda pluricondannata. «È un atto documentato di verità su sicurezza alimentare, comunicazione ingannevole e responsabilità istituzionali».
Per la presentazione del libro alla stampa, Maestri ha scelto simbolicamente proprio Castel Valer, il luogo in cui venne assegnato il marchio di eccellenza: «Una scelta coerente, trasparente e volutamente provocatoria».
L’APT della Val di Non ha però negato la concessione della sala, motivando il rifiuto con ragioni legate alla destinazione culturale del bene. Una posizione che Maestri giudica infondata. Il papà di Mattia cita l’articolo 10 della convenzione tra il Museo Castello del Buonconsiglio e l’APT, che disciplina l’uso degli spazi, sottolineando come non vi siano divieti per eventi culturali non partitici, sindacali o religiosi.
«Negli ultimi due anni – aggiunge – Castel Valer ha ospitato eventi enogastronomici, mercatini, conferenze su zootecnia e agricoltura, rassegne canore a fini promozionali, presentazioni alla stampa di prodotti caseari, eventi aziendali privati e perfino matrimoni». Se tutto questo è considerato compatibile con la destinazione culturale del bene, «lo è a maggior ragione la presentazione di un libro che tratta temi di sicurezza alimentare, giustizia, responsabilità pubbliche e salute».
Per Maestri il diniego rappresenta «una censura preventiva dei contenuti, non una reale tutela del patrimonio». «Non mi viene negato uno spazio per ragioni tecniche – conclude – ma perché il libro mette in discussione decisioni, silenzi e complicità istituzionali. Nessun problema: troverò un’altra location. Ma questa scelta dell’APT è un messaggio chiaro: a Castel Valer c’è spazio per il marketing, per gli affari e per l’autocelebrazione istituzionale, non per la verità quando è scomoda. Se pensano di ridurmi al silenzio, stanno ottenendo l’effetto opposto»
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