Botta e risposta

domenica 18 Gennaio, 2026

Scontro sanità, Smi interviene difendendo Ferro: «Non è colpa sua, con lui raggiunti traguardi importanti»

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Il sindacato si schiera dalla parte del direttore: «Di tutto abbiamo bisogno tranne che delle sue dimissioni». La Consulta: «Non è questione di ruoli, ma di pensare alla salute delle persone»

Il braccio di ferro di questi giorni fra l’assessore alla sanità Mario Tonina e il direttore dell’Asuit Antonio Ferro ha portato diversi sindacati e forze politiche a schierarsi in difesa delle parti coinvolte. Se da una parte Tonina incassa il pieno sostegno del centrodestra e la posizione più «neutra» di Cgil, Cisl e Uil che si limitano a chiedere a gran voce le dimissioni di Ferro, dall’altra ci sono l’opposizione di centrosinistra che chiede sia invece l’assessore a fare un passo indietro e adesso lo Smi, il Sindacato Medici Italiani, che si schiera nettamente in difesa del direttore dell’azienda sanitaria.

«Non più tardi di tre giorni fa Ferro era, come sempre, insieme a tutto il suo staff, in mezzo ai medici di medicina generale nei loro posti di lavoro per concordare il funzionamento delle Case di Comunità di prossima apertura – si legge nella nota del sindacato, l’ultimo a esprimersi in ordine cronologico – Nell’interesse di queste comunità, e della sanità trentina tutta, come medici abbiamo bisogno di tutto tranne che restare ora senza Direttore Generale Asuit che conosce a menadito i meccanismi per farla funzionare. E non sono certo le posizioni critiche attuali dei sindacati verso un procedimento disciplinare, che non si placheranno con il cambio di dg, per il ruolo di dialogo costruttivo e istituzionale che spetta agli stessi, a poter incidere sulle dimissioni di una figura di tale portata».

Ad accendere le enormi polemiche degli ultimi giorni sono stati i disservizi informatici che hanno mandato in tilt prima il sistema del Cup e poi quello dei prelievi, rimasto bloccato per 48 ore su tutto il territorio provinciale: «Le problematiche tecnologiche di questo ultimo periodo, comprese quelle che da settimane e mesi colpiscono gli studi di 330 medici di famiglia per interruzione delle certificazioni telematiche Inps o della integrazione delle reti che dovrebbero collegarci nelle Aft non derivano certo da incompetenza di Antonio Ferro – prosegue la nota – Certamente, se l’Ingegnere Bazziga è Direttore del Dipartimento tecnologie dell’Asuit “su mandato della Provincia”, non si può certo imputare a Ferro i disservizi tecnologici. Forse il Dipartimento sanità o Personale avrebbe dovuto aiutare Bazziga, magari aumentando la forza lavoro che gli manca, per aggiustare le interruzioni dei servizi tecnici che si stanno moltiplicano per l’evoluzione in corso».

Tante le argomentazioni che secondo il sindacato rendono inattaccabile la posizione del direttore di Asuit: «In questi anni Ferro, che non dimentichiamo fu l’unico in pieno caos pandemico a inventare, tra tutte le Regioni italiane, il primo tracciamento dei contagiati per il tramite dei medici del territorio, (procurandoci da solo, anche le mascherine altrimenti introvabili per poter lavorare con i contagiati), ha potuto misurarsi con i problemi sollevati da una organizzazione complessa operante in un ambiente sociale, politico e di mercato sanitario nazionale/internazionale di straordinaria rilevanza ed interesse – si legge – Non lo diciamo noi ma non più tardi di un anno fa Crea sanità pubblicava il suo Rapporto che attestava” un sistema sanitario provinciale che non solo cura ma promuove anche quel benessere duraturo per i cittadini”, tanto caro all’assessore Tonina. Perché l’indicatore chiave che conferma l’eccellenza del sistema sanitario trentino capitanato da Ferro, è la qualità della vita percepita in relazione alla salute, ponendoci tra l’altro primi per durata di vita. Allo stesso modo il Trentino si pone al secondo posto, negli indici di esiti clinici, appropriatezza, equità, innovazione, e sostenibilità economica per le performance sanitarie. Ferro ha contribuito, fino ad oggi, in un contesto nazionale non facile di carenza strutturale di medici, con il suo straordinario lavoro di empatia e di relazioni pubbliche sui nostri territori e valli trentine, a raggiungere risultati di salute mai raggiunti prima, ad integrare e coordinare i livelli di assistenza essenziali nella prevenzione, ad introdurre le innovazioni organizzative per progetti, e di gestione delle risorse umane, basati sulle competenze specifiche che servivano, nei territori e nelle valli. Se oggi gli si addossano immeritatamente le colpe di tutte le disfunzioni delle infrastrutture strutturali del Trentino, gli si deve anche dare il merito di tutto ciò che di positivo c’è».

Più neutra, infine, la posizione della Consulta provinciale per la salute: «Come associazioni dei pazienti non chiediamo solo se debbano dimettersi un direttore generale o un assessore – commenta la presidente Elisa Viliotti – Chiediamo se vi è la capacità dei vertici della sanità trentina di andare oltre la narrazione e di garantire, ora e per le generazioni future, un sistema sanitario e sociosanitario pubblico, innovativo e prossimo alle persone e ai loro bisogni di salute».