Il caso

domenica 17 Maggio, 2026

Saone, due attacchi di lupo in meno di due mesi: pecore uccise e altre ferite alla gola

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L’episodio più recente risale alla sera del 15 maggio scorso, attorno alle 22.30

Due attacchi di lupo in meno di due mesi, pecore uccise e altre ferite alla gola, con un senso di preoccupazione crescente per chi, più che un lavoro vive l’allevamento come una passione. È la situazione di Luca Scalfi, residente ai margini dell’abitato di Saone, dove la sua piccola fattoria confina direttamente con il bosco.

L’episodio più recente risale alla sera del 15 maggio scorso, attorno alle 22.30. «Eravamo appena andati a dormire quando gli asini hanno iniziato a ragliare e agitarsi» racconta Scalfi. L’allarme ha spinto lui e la moglie a uscire immediatamente con le torce, un intervento tempestivo che probabilmente ha evitato conseguenze ancora più gravi. «Due pecore sono state trovate vive ma ferite alla gola, mentre una terza è morta poco dopo per le profonde ferite riportate» racconta sconsolato Luca Scalfi. I tecnici della forestale, intervenuti per il sopralluogo, hanno confermato che si tratta di un attacco di lupo, riconoscibile dal tipo di predazione, con morsi alla gola. È stato inoltre disposto un test del Dna per individuare il branco responsabile.

«Non si tratta però del primo episodio – ci racconta avvilito – la prima predazione risale al 23 marzo scorso ed è avvenuta in pieno giorno. Alle dieci del mattino era tutto in ordine, io e mio figlio siamo usciti per andare a lavorare e, quando siamo rientrati a mezzogiorno abbiamo trovato la tragedia». In quell’occasione quattro pecore, tutte gravide, sono state uccise. «Abbiamo trovato anche i feti degli agnelli, è stata una scena davvero scioccante». Dopo questi due attacchi, delle dieci pecore iniziali ne sono rimaste soltanto quattro.

Nonostante quanto accaduto, Scalfi non esprime rabbia verso il predatore «Il lupo fa il suo mestiere, non ce l’ho con lui. Come non ce l’ho con lo sciacallo dorato, che in passato mi ha portato via oche e galline». La sua è una realtà molto piccola, circa un ettaro di terreno recintato a pochi metri da casa dove gli animali pascolano liberamente. «Non è un lavoro il mio, è una passione. C’è chi ha la moto, io ho gli animali. Mi rilassa stare con loro». Proprio questo legame rende le perdite ancora più pesanti: «Non è una questione economica, è come se mi avessero ucciso un animale domestico».

Negli anni l’allevatore per hobby ha cercato di proteggere il proprio spazio con recinzioni e strutture adeguate, arrivando a costruire anche una stalla in cemento armato senza ricorrere a contributi pubblici. «Ho fatto tutto con le mie forze. Adesso sto rifacendo anche i recinti, ma sembra una battaglia impari». In passato aveva già subito una predazione da orso, ma oggi è la presenza del lupo a creare maggiore apprensione.

Il suo non è però un messaggio polemico. «Non voglio accusare nessuno, né chiedere interventi o soldi pubblici. Voglio solo che si sappia che il lupo c’è». Un’informazione che ritiene importante soprattutto per chi vive di allevamento «per loro può diventare un problema serio. Qui per il lupo è come trovare un posto facile dove procurarsi cibo».

Intanto a Luca Scalfi restano le preoccupazioni quotidiane «le due pecore ferite impaurite escono malvolentieri dalla stalla, sono sotto cura veterinaria e stiamo cercando di salvarle, mentre gli agnelli fanno fatica ad alimentarsi da loro e quindi lo faremo noi». Conclude «resistere, sì ma con un po’ di sconforto».