Salute
mercoledì 30 Settembre, 2026
Sanità, opposizione furiosa: «In Trentino i medici scappano per andare dal privato. È concorrenza sleale»
di Donatello Baldo
L'ira di Onda e del Pd: «Qualcuno dalla Provincia telefonerà alle cliniche per chiedere di non rubare i dottori alla sanità pubblica?»
Questa volta nel mirino delle opposizioni non c’è il direttore generale dell’Azienda Sanitaria (Asuit) Antonio Ferro. Certo, Paolo Zanella del Pd ricorda come «anche la gestione delle risorse e l’organizzazione» possono portare alla perdita di professionisti che al pubblico preferiscono il provato. Ma Zanella condivide anche la lettura che dà Filippo Degasperi di Onda, che senza tanti giri di parole parla di «concorrenza sleale»: «Se un medico che lavora nel sistema sanitario pubblico trentino si dimette per andare alla Solatrix, nel privato convenzionato con l’Azienda sanitaria trentina, si pone un problema. Perlomeno a livello etico». Perché è successo questo a Cles: il primario e i tre medici dell’ortopedia si sposteranno nella clinica roveretana: «Dopo essere cresciuti a livello professionale nel pubblico, vanno nella struttura direttamente concorrente, portando con sé anche i pazienti, immagino», osserva Degasperi.
Domanda e offerta
Degasperi fa una premessa: «Qualche medico pensa che il sistema sanitario pubblico serva solo per arricchirsi. Ma non sempre c’entra il merito. I medici sono pochi a causa del numero chiuso, la domanda di prestazioni è altissima. È ovvio che hanno loro il coltello dalla parte del manico. E se possono guadagnare di più vanno dove li pagano di più». Nel privato. «Non è un merito essere pochi e avere per questo capacità di contrattazione. Così si torna al sistema delle corporazioni». E al dottor Luigi Umberto Romano fa i conti in tasca: «I suoi compensi del 2024 raggiungono i 250mila euro lordi. Se ne va per guadagnare di più? Ma davvero possiamo permetterci di pagare di più i medici altrimenti se ne vanno?». Romano potrebbe però essersene andato per le difficoltà organizzative, per il clima nel reparto. Ma nemmeno questo convince l’esponente di Onda: «Ma se era lui il vertice dell’organizzazione, a capo di una struttura complessa. E dalle tabelle orarie risulta che due giorni alla settimana staccava alle 14.30, per altri due alle 16 e solo uno alle 18, per poi fare libera professione».
Concorrenza sleale
«Mi chiedo se, a seguito di questo reclutamento di professionisti del sistema sanitario trentino da parte della sanità convenzionata, qualcuno in giunta abbia alzato il telefono per parlare con il direttore della Solatrix per dirgli che così non si fa. Perché non è possibile — afferma Degasperi — far finta di niente davanti a chi svuota il pubblico per portarlo nel privato, lo stesso privato che poi dobbiamo pagare noi. Questa è concorrenza sleale». Degasperi fa delle proposte: «Ovunque, in ogni contratto pubblico e provato, per i dirigenti ci sono dei vincoli. Non possono passare alla concorrenza da un momento all’altro. Perché non vale questo anche per i medici?». E sulle convenzioni con il privato: «Nel contratto non si può pretendere che l’ente in convenzione non saccheggi il personale del pubblico? Si fa così ovunque, tutti si tutelano da chi cerca di fregarti clienti e professionisti».
Pubblico svantaggiato
Anche il consigliere del Pd Paolo Zanella tocca il tema della concorrenza, ma lo fa da un’altra angolazione: «Il privato convenzionato tendenzialmente non fa urgenze, ma lavora in elezione. È evidente che il pubblico, che deve fare tutto il resto, dove i lavoratori fanno turni e garantiscono reperibilità, non è concorrenziale. Ma il paradosso è che più medici vanno nel privato, più i pochi lavoratori del pubblico rimasti devono sobbarcarsi più lavoro: complessità, urgenze, a volte interventi che non risultano “appaganti” per la propria formazione come alcuni interventi in elezione (pianificati). Un medico, in una situazione così, alla quale si somma anche una pressione organizzativa non indifferente, a lungo andare può accusare stanchezza, anche burn-out, e quindi preferire andare altrove. Nel privato che è più gestibile, anche a livello di benessere lavorativo».
Valorizzare il pubblico
L’esponente del Pd ammette che «la questione è complessa, che non ci sono soluzioni semplici». Ma anche lui pone la questione della stipula delle convenzioni: «I medici del servizio sanitario pubblico non possono essere destinati a fare soltanto quello che il privato convenzionato non fa. Devono essere valorizzati anche nella casistica, negli interventi che al medico danno “soddisfazione” . E le convenzioni devono essere governate meglio. Perché è insensato accreditare sette cliniche radiologiche tra la Val di Sole e la Rendena per fare lo stesso servizio che può fare il pubblico ma con l’effetto che da Ala devi andare a Pinzolo per i raggi al polso. Questa — afferma Zanella — è pura follia, un regalo al privato sulla pelle del pubblico».
Autonomisti critici
A seguito delle dimissioni del direttore dell’Unità operativa di Ortopedia dell’Ospedale Valli del Noce di Cles, e di tre medici della sua equipe, interviene anche il coordinamento del Patt della Val di Non, in accordo con il Partito provinciale. E anche gli autonomisti si esprimono criticamente: «La sanità privata accreditata rappresenta una componente importante del sistema sanitario provinciale e può contribuire in modo significativo alla risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Questo contributo deve però svilupparsi in una logica di integrazione e complementarità con il servizio pubblico, salvaguardando la capacità degli ospedali pubblici, in particolare quelli periferici, di mantenere competenze, professionalità e livelli adeguati di assistenza».
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