I dati

giovedì 14 Maggio, 2026

Sanità, a marzo e aprile solo una visita urgente su tre ha rispettato i tempi di attesa

di

Zanella e Parolari (Pd): «Situazione drammatica, qualcuno deve assumersene le responsabilità»

Per le visite urgenti, che dovrebbero essere effettuate entro tre giorni, i tempi di attesa sono rispettati solo nel 34,9% (a marzo) e nel 36,4% (ad aprile) dei casi: in altre parole, due di queste visite su tre superano quei tre giorni di attesa, ben al di sotto della soglia «critica» del 90%. Lo stesso si può dire delle visite brevi, cioè quelle immediatamente meno gravi: i cinque giorni di attesa sono rispettati solo in poco più del 37% dei casi.

Sono i dati relativi ai tempi di attesa per le visite in base ai codici di priorità in Trentino, pubblicati nella giornata di oggi, giovedì 14 maggio. A commentarli i consiglieri provinciali del Pd Paolo Zanella e Francesca Parolari: «Altro che recuperare le 23.000 prestazioni nel “contenitore” delle visite da assegnare – si legge – Qui la situazione si fa drammatica. Nel caso di urgenza solo una visita su tre avviene nei tempi previsti (e dovrebbero essere almeno il 90%!!!). Anche le visite specialistiche con priorità D (30 giorni) scendono dal 67% di gennaio al 40,3% di aprile. Le visite programmate passano dall’88% di gennaio al 67,7% di aprile. Se si pensa che questi dati riproducono solo parzialmente la situazione reale, il quadro si fa ancora più disperato. Infatti i dati rilevati non misurano le persone che finiscono nel “contenitore” in attesa di essere richiamate, che rinunciano a prenotare e si rivolgono al privato o rinunciano alle cure, le ricette scadute e le prestazioni che non rientrano nel monitoraggio come la neuropsichiatria infantile».

Da qui il messaggio rivolto all’assessore provinciale Mario Tonina e ai vertici della sanità trentina: «Non si pretendeva che tutto si risolvesse in pochi mesi, ma nemmeno assistere a un tracollo simile – concludono i consiglieri – Ora capiamo perché tanta gente ci chiama riferendoci di dover sistematicamente andare nel privato perché non trova risposta nel pubblico. Questo non è tollerabile e qualcuno deve assumersene finalmente la responsabilità: da parte nostra continueremo ad esigere che la sanità resti pubblica e per tutti e tutte».