L'intervista
sabato 9 Maggio, 2026
Rugby Trento, Soldani saluta dopo dieci anni: «Si chiude un ciclo, lascio una squadra cresciuta e pronta per nuove sfide»
di Andrea Scalet
Il tecnico abruzzese chiude un ciclo storico: dalla Serie C2 a una salvezza solida in B. «Il futuro è roseo, oggi siamo una comunità di 300 tesserati che ha imparato a sognare in grande»
Soldani, un abbraccio lungo 10 anni per salutare al meglio il Rugby Trento. Dieci stagioni consecutive su una panchina non sono soltanto un dato. Sono chilometri macinati per le lunghe trasferte. Ma anche per i tanti allenamenti sotto la pioggia e le domeniche a giocare nel fango. Sempre compensati dagli abbracci nello spogliatoio, in quella che è divenuta comunità costruita giorno dopo giorno. Per questo l’addio di Massimo Soldani alla guida tecnica dei trentini lascia un segno profondo. Perché il tecnico arrivato dall’Aquila nel 1998, trasferitosi in Trentino per lavoro, in questi anni non ha soltanto allenato una squadra. Ha contribuito a dare identità a un intero movimento.
Quando prese in mano il Rugby Trento, la società gialloblù era una realtà piccola, con poco più di 150 tesserati e una prima squadra che navigava nelle categorie minori. Oggi il club conta oltre 300 iscritti, nove categorie giovanili, un settore femminile in crescita e una Serie B conquistata e mantenuta contro realtà economicamente e storicamente più strutturate. Due promozioni non arrivano per caso. Arrivano dopo anni di lavoro silenzioso e di pazienza. Soldani, classe 1974, lascia dopo sette anni alla guida della prima squadra e tre nell’Under 18. Lo fa nel momento che ritiene giusto. Con il Rugby Trento salvo senza affanni e un gruppo ormai maturo.
Massimo Soldani, perché si ferma?
«È finito un ciclo. Oltre alla prima squadra sono direttore tecnico di tutte le categorie. Dopo dieci anni la fatica si sente. Però sono stati anni bellissimi. Siamo partiti dalla C2 e insieme abbiamo conquistato due promozioni fino alla Serie B».
Quanto ha cambiato la vostra dimensione la Serie B?
«Giocare in Serie B significa confrontarsi con società molto più strutturate della nostra, con più risorse economiche e una storia importante alle spalle. Il livello tecnico, fisico e organizzativo è altissimo».
Eppure il Rugby Trento ha saputo restare competitivo. È il momento giusto per salutare il ruolo di guida tecnica?
«Ci siamo salvati bene e credo che questo sia il momento giusto per fermarsi. Per me, ma anche per i ragazzi. Hanno bisogno di stimoli diversi».
Qual è il momento più bello che conserva?
«Ce ne sono tanti, ma direi la promozione in Serie B. Perché significa iniziare a confrontarsi con club che hanno scritto pagine importanti del rugby italiano».
Gli occhi si illuminano quando ripensa alla strada fatta?
«Siamo partiti giocando in campi di periferia e ci siamo ritrovati in stadi dove hanno giocato squadre campioni d’Italia. Questo ti fa capire quanto siamo cresciuti».
Ma la vera vittoria non è la categoria. È ciò che il Rugby Trento riesce a fare anche con il settore giovanile.
«Il settore giovanile è la nostra forza. Partiamo dai bambini di quattro anni con le “Prime Mete”, poi Under 6, Under 8, Under 10, fino all’Under 18. Oggi abbiamo 300 tesserati. Una crescita enorme».
Qual è la soddisfazione più grande?
«La soddisfazione più grande è vedere lo stadio di via Fersina pieno di gente. Si è creato un grande senso di appartenenza».
Resta qualche piccolo rammarico?
«Ci manca ancora un sostegno più forte dal territorio e dalle istituzioni. Speriamo che in futuro anche la Provincia possa avvicinarsi di più a questa realtà».
Si tratta, questo, di un distacco definitivo?
«Non allenerò più una categoria, ma il mio sostegno non mancherà. La società sta già valutando un ruolo di coordinamento tecnico. Continuerò a dare una mano da fuori in ogni caso».
E per il futuro cosa si aspetta?
«Lascio una squadra in crescita, con giocatori esperti che hanno vissuto le promozioni e tanti giovani interessanti. Anche il rugby femminile sta diventando una bellissima realtà. È nato un nuovo direttivo con grande voglia di fare. Sono molto fiducioso. Il futuro è roseo».
Ha un sogno personale?
«Continuare a crescere. Cinque anni fa eravamo in C2, oggi siamo in B con due promozioni in pochi anni. È difficile pensare alla Serie A, ma il sogno resta».
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