Chiesa
lunedì 22 Giugno, 2026
Rivoluzione nelle parrocchie di Trento Sud: don Lino Zatelli lascia la parrocchia di San Carlo dopo 25 anni
di Alberto Folgheraiter
La decisione fa parte di una revisione completa della mappa diocesana. Intanto il bilancio della curia è attivo: +122mila euro. Donazioni a 6,5 milioni
Dopo 25 anni da parroco di San Carlo a Trento sud, don Lino Zatelli, 75 anni, dai Sorni di Lavis lascia la parrocchia per altra destinazione. Ignota, al momento, poiché l’annuncio ufficiale sarà dato dalla curia giovedì 25 giugno.
Ieri sera, nel corso della messa del sabato, don Zatelli ha anticipato alla comunità la conclusione del suo mandato a S. Carlo ma non ha rivelato alcun particolare.
Inutile dire che tra i suoi «fans» (nel corso degli anni, tra gli affezionati «seguaci» è diventato una star e questo ha suscitato qualche malcelata gelosia tra il clero) la notizia ha suscitato mugugni, sconcerto, malumore. A fatica sopito dal pulpito, con parole felpate, dallo stesso protagonista. Perché un quarto di secolo come punto di riferimento non si cancella con un tratto di penna.
La decisione dell’arcivescovo Lauro Tisi non pare essere legata all’età di don Zatelli, limite fissato dal Codice di diritto canonico per le dimissioni «volontarie» dei vescovi ma anche per la pensione tra il clero.
Lo spostamento (perché tale sarà, magari come collaboratore in altre parrocchie) fa parte di un disegno di ricomposizione della mappa pastorale che l’arcivescovo Tisi ha già anticipato con una lettera il giorno di Pentecoste (4 giugno). Si tratta di dar vita a quelli che, con un neologismo medievale, sono stati chiamati «fuochi eucaristici». Vale a dire aggregazioni di comunità che si comporranno per la celebrazione della messa. Scrive l’arcivescovo che «Occorre tornare a sperimentare l’Eucaristia come gesto comunitario, non come atto delegato al ministro ordinato». Urge, scrive l’arcivescovo, una «necessaria riorganizzazione delle celebrazioni». «Non più la mia parrocchia ma la nostra comunità», osserva Tisi. E i «fuochi eucaristici» diventano così il centro di comunità.
Nella parrocchia di San Carlo, in verità, si parla di «comunità allargata» da più di 15 anni. A tale proposito, a Trento sud le sette parrocchie attuali saranno accorpate in due, ciascuna con un unico punto di riferimento.
Se è vero che ciascuno fa il fuoco con la legna che ha a disposizione, la diocesi di Trento si trova a dover fare i conti con dei «boscaioli» che si riducono di numero con l’avanzare dell’età. Soltanto uno che si chiama Guido Avi (il celebre «don Torta») ha superato i 108 anni e si avvia ad essere il prete più longevo d’Italia.
Nel concreto, i preti in cura d’anime sono poco più di un centinaio, i parroci sono 83 di cui 77 diocesani e 6 religiosi. Le parrocchie così com’erano state formulate negli anni del «don-boom», con decine di ordinazioni ogni anno, erano arrivate a 454, provviste pure di primissari e cappellani. Un altro secolo, un’altra storia.
Quest’anno, tanto per ribadire, a San Vigilio (il 26 giugno, venerdì) in Cattedrale a Trento non vi sarà alcuna ordinazione sacerdotale. Quanto a don Zatelli che, ha assicurato ai «suoi», resterà comunque cappellano della Polizia di Stato, si conoscerà giovedì la sua destinazione. Certo, dovesse finire in periferia, dovrà modificare l’impianto delle sue celebri omelie. A meno che, come nella sciamatura di un’ape regina, non si porti dietro i devoti di San Carlo alla Clarina.
Il bilancio della Diocesi
Passando al terreno, molto più venale, dei conti, l’Arcidiocesi ha pubblicato il proprio bilancio che è in attivo per 122 mila euro. Alla presentazione, introdotta da una riflessione biblica offerta da don Stefano Zeni, sono intervenuti l’economo diocesano Marco Merler, il vicario generale don Claudio Ferrari, il cancelliere di Curia don Alessandro Aste e l’economista Michele Andreaus, presidente del Museo Diocesano Tridentino.
Oltre al bilancio dell’arcidiocesi, il Rapporto comprende quelli di otto enti diocesani. Il risultato economico dell’Arcidiocesi deriva da ricavi pari a 11 milioni e 317.263 euro, costi per 10.841.983 euro e imposte sul reddito per 353.239 euro. I ricavi complessivi crescono di 290.497 euro rispetto al 2024, pari al +2,6%, soprattutto per le entrate da attività pastorali legate alle iniziative straordinarie dell’Anno giubilare. Registrata una riduzione dei ricavi finanziari, dopo visto che nell’anno precedente, il 2024, la controllata Isa aveva distribuito un dividendo straordinario. Il totale attivo dell’arcidiocesi al 31 dicembre 2025 ammonta a 117.184.103 euro. Il patrimonio netto si attesta a 82 milioni 488.094 euro. Dai fondi dell’8 per mille alle attività caritative sono stati erogati 987.475,62 euro, con una quota principale di 835.000 euro destinata alla Fondazione Caritas Diocesana. Per le attività di culto e pastorale sono stati erogati 1.043.025,49 euro: la quota più rilevante, pari a 600.000 euro, riguarda gli interventi di restauro della Cattedrale di San Vigilio. Le entrate raccolte in chiesa, insieme a offerte, donazioni, legati ed eredità, rappresentano circa 6,5 milioni di euro. Nel complesso, il rendiconto evidenzia un deficit di 4,9 milioni di euro, dovuto in larga parte al peso degli ammortamenti e alle esigenze di manutenzione del patrimonio immobiliare.