Alto Garda

mercoledì 4 Marzo, 2026

Rientrati i tre studenti bloccati a Dubai: «Di notte sentivamo i bombardamenti. Costretti a scendere nei sotterranei»

di

Giada Veronesi, Emma Prandi e Martino Loncrini studiano al Maffei di Riva del Garda: «Siamo andati negli Emirati Arabi per parlare di diplomazia, è arrivata la guerra»

L’attesa è finita e tutti i 200 studenti bloccati a Dubai dove si trovavano per partecipare con Wsc Italia al progetto «Dubai Un & Abu Dhabi 2026 – L’Ambasciatore del Futuro» sono atterrati sani e salvi all’aeroporto di Milano Malpensa alle 19.30 grazie al volo di Stato organizzato dalla Farnesina (Etihad Airways 79), unico dei voli in partenza ieri dall’aeroporto di Abu Dhabi. Tutti, compresi gli studenti altogardesani della 5C liceo scientifico del Maffei accompagnati dalla loro professoressa Maria Chiara Betta: Giada Veronesi, Emma Prandi, Martino Loncrini (di Malcesine) e sul volo anche Viola Rigatti, iscritta al liceo Steam di Rovereto. Dopo 4.700 chilometri e 7 ore e 57 minuti di volo gli alunni hanno finalmente messo la parola fine a questa disavventura.

«Il viaggio di ritorno – racconta Emma Prandi – è andato bene nonostante qualche imprevisto, la partenza ritardata di due ore e una rotta leggermente turbolenta e più lunga per seguire la via più sicura. Sono stati giorni di tensioni emotive perché sapevamo che fino a quando non avessimo messo piede a Milano non ci saremo sentiti sereni. Adesso – continua Prandi – iniziamo a prendere consapevolezza di quel che è successo perché all’inizio non ne avevamo una piena comprensione. Sapevamo che saremmo dovuti rimanere di più a Dubai».

Poi la prima notte e tutto si fa più chiaro e drammaticamente lampante: l’allarme, la corsa nell’interrato dell’hotel e nel cielo i bombardamenti. «La prima notte sono suonati i telefoni per farci correre nel bunker – continua Prandi – Era circa mezzanotte e mezza. Ci hanno avvisato di una minaccia missilistica e siamo scappati dalle scale d’emergenza fuori dalla struttura. Nel cielo si sentivano le esplosioni. In quel momento ci siamo spaventati e ognuno ha reagito a modo suo, tra pianti grida e panico».

Durante il giorno gli alunni del Maffei raccontano di una situazione tesa, ma tranquilla. «Abbiamo vissuto un paradosso – continua Prandi con i compagni di classe -. Avevamo appena concluso la cerimonia trovando un messaggio comune in modo diplomatico, parlando, utilizzando la diplomazia tra noi ragazzi. E proprio in quel momento ci hanno comunicato lo scoppio di questa guerra che di diplomatico non ha proprio nulla».

Ora per tutti loro un giorno di riposo e poi da domani di nuovo a riabbracciare compagni e professori. Ore, queste in cui i ricordi e le emozioni sedimenteranno e tutto diventerà, forse, più leggibile, più nitido, più decifrabile. «Fortunatamente – spiega Giada Veronesi – siamo sempre rimasti connessi e questo ci ha permesso di ricevere tanta vicinanza e sostegno da amici, parenti, compagni e dai nostri genitori e insegnati. Di questa vicenda ci porteremo la paura, le urla e le esplosioni che abbiamo sentito nel ripararci di notte nei sotterranei dell’hotel. Ma ci porteremo anche l’incredibile vicinanza tra noi ragazzi, anche tra chi non conoscevamo. Con tutti abbiamo creato un legame profondo».

La forza è stata infusa anche dalla professoressa Betta: «Bisognava farlo e bisognava rassicurare i ragazzi – spiega Betta – Avevano paura di perdere i passaporti e c’erano ragazzi che andavano a dormire vestiti proprio per il timore che da un momento all’altro suonasse l’allarme. Va detto che le istituzioni hanno cooperato e ci sono state vicine, dal console all’ambasciatore che oggi (ieri) ci ha scortato assicurandosi che tutti salissimo sull’aereo. Un viaggio di rientro organizzato bene. So che hanno bombardato l’ambasciata Usa che era a 2 Km dal nostro hotel. Grazie anche alla nostra dirigente per l’incredibile lavoro di comunicazione tra noi e le famiglie».

Allo stesso modo anche i genitori hanno voluto ringraziare quanti hanno permesso di mantenere la situazione sotto controllo: «Noi genitori – scrivono – ringraziamo esplicitamente la preside del Liceo Maffei per quanto fatto. La dirigente Roberta Bisoffi, infatti, si è spesa personalmente facendo ben oltre ciò che era richiesto dal suo ruolo istituzionale e trasmettendoci tanta sincera vicinanza umana. È sempre rimasta in costante contatto con noi utilizzando addirittura il suo numero di telefono personale per offrirci nel corso delle lunghe ore di attesa, che ovviamente a noi genitori sono sembrate interminabili!».