Cronaca
venerdì 8 Maggio, 2026
Rapinò un minorenne con un taser per trenta euro, 19enne condannato a 3 anni e 4 mesi
di Ubaldo Cordellini
Dopo aver patteggiato, dovrà scontare la pena ai domiciliari e risarcire la vittima
Era stato arrestato per aver rapinato, insieme a due minorenni, un ragazzino di meno di 14 anni con un taser nell’ottobre scorso in piazza Venezia. Trenta euro di bottino. E nel corso delle indagini sono emersi due episodi simili. Ieri, dopo due udienze davanti al tribunale collegiale, il giovane, un diciannovenne di origine straniera, ha patteggiato una pena di 3 anni e 4 mesi, più un risarcimento di 500 euro al ragazzino che si è costituito come parte civile tramite l’avvocato Marcello Paiar. L’imputato è ai domiciliari in una casa famiglia da quando è stato arrestato subito dopo la rapina.
Il patteggiamento
L’accordo tra la pm Maria Colpani e l’avvocato difensore Giuliano prevede anche che il giovane sconti la pena agli arresti domiciliari in una comunità di accoglienza che gli permetta di frequentare la scuola professionale che già sta seguendo e che faccia anche un percorso di crescita e integrazione con l’appoggio e il sostegno di assistenti sociali e psicologi. L’obiettivo è quello di non farlo cadere di nuovo nello stesso errore. L’avvocato Valer hqa anche chiesto che i due episodi successivi siano assorbiti con il vincolo della continuazione dal primo, in modo tale che non ci sia un altro giudizio. I due minorenni, invece, dovranno essere giudicati dal Tribunale dei minori. Inizialmente il Tribunale aveva osservato che il reato di rapina aggravata è tra quelli ostativi alla concessione della modifica della pena, il difensore, però, ha motivato la richiesta citando giurisprudenza della Cassazione e, dopo un rinvio, il patteggiamento è stato accolto. Ora Valer manifesta soddisfazione: «Il procedimento si è concluso con l’applicazione di una pena certamente significativa ma strutturata secondo una prospettiva autenticamente orientata alla responsabilizzazione e alla riabilitazione sociale del giovane imputato. Il Tribunale ha infatti disposto la sostituzione della pena detentiva con la misura della detenzione domiciliare nella fascia oraria compresa tra le ore 19 e le ore 7 del mattino, prescrivendo al contempo la prosecuzione del percorso scolastico, la partecipazione agli incontri di rete educativa e la continuazione dell’attività di volontariato già intrapresa dal ragazzo». La parte civile si è opposta al patteggiamento facendo notare che il ragazzo si è reso responsabile di altri episodi del genere e che il suo assistito ha ancora problemi a ricordare quello che è accaduto.
La rapina
I fatti risalgono al 15 ottobre 2025. Un ragazzino trentino di quattordici anni verso le tre del pomeriggio venne circondato da tre ragazzi di qualche anno più grande. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Trento, i tre aggressori hanno fermato il ragazzo, lo hanno minacciato con un taser, uno storditore elettrico a impulsi, e dopo averlo immobilizzato e aver frugato tra le sue cose per sottrargli tutti i soldi che aveva con sé, si sono dati alla fuga. Nonostante la paura e la gravità dell’accaduto, il quattordicenne è riuscito a chiamare immediatamente il numero unico per le emergenze 112, permettendo l’intervento tempestivo dei militari. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Trento, infatti, si sono portati subito sul luogo della rapina. Le ricerche si sono concentrate nella zona nei pressi di piazza Venezia e, nel giro di pochi minuti, i militari hanno individuato uno dei tre rapinatori. Mentre gli altri due sono riusciti a scappare.
Gli altri casi
Dalle successive indagini dei carabinieri è emerso che cinque giorni prima i tre stessi ragazzi avevano rapinato due quattordicenni, sempre nella stessa zona e sempre con la minacci di uno storditore elettrico puntato al collo. Per questi casi i due complici del giovane dovranno subire un processo al tribunale dei minori, mentre questi due ulteriori casi sono ricmpresi nella pena patteggiata dal giovane maggiorenne.