Economia

martedì 6 Ottobre, 2026

Quanto costa essere pendolari in Trentino? Il conto ammonta a dieci milioni di euro (diviso fra 160 mila lavoratori)

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L'allarme di Federconsumatori: «Spesa totale da 75 a 86 milioni +15%. Non basta l’abbonamento scontato ai mezzi pubblici»

Prima della corsa dei prezzi dei carburanti a seguito della crisi di Hormuz, i 160mila trentini che ogni giorno si mettono al volante per raggiungere il proprio luogo di lavoro – due terzi dei pendolari complessivi – spendevano per il viaggio 6,3 milioni di euro al mese, oltre 75 milioni l’anno (il T del 4 aprile). All’epoca, febbraio scorso, la benzina e il gasolio arrivavano a 1,80 euro al litro solo nella modalità servito. Come calcola Federconsumatori del Trentino, da Brentonico a Trento ci sono circa 38 chilometri. Per chi percorre ogni giorno questa tratta per lavoro significa 76 chilometri tra andata e ritorno, quasi 17mila chilometri in un anno. Considerando 220 giornate lavorative e un’automobile a benzina con un consumo medio di 6 litri ogni 100 chilometri, prima dei rincari un pendolare spendeva per questa tratta 1.800 euro annui. Oggi, a 2 euro al litro, in un anno si spendono 2.000 euro, l’11% in più. Ma ieri i prezzi medi in Trentino, secondo il Ministero delle imprese e del Made in Italy, erano a 2,061 euro al litro per la benzina self e a 2.258 euro al litro per il diesel self, sia pur in calo sui giorni precedenti. Se i prezzi non scendono ancora e il rincaro è del 14-15%, il conto per i 160mila pendolari supera i 7 milioni al mese e arriva a 86 milioni l’anno, con un salasso di 10 milioni di costi in più.
E la simulazione è prudente, osserva il referente di Federconsumatori Pasquale Del Prete, perché non comprende assicurazione, manutenzione, pneumatici e gli altri costi dell’automobile. «Il viaggio Brentonico-Trento è un esempio. Ma rende concreta una domanda molto più ampia: quanto pesa la distanza tra casa e lavoro sul bilancio delle famiglie? La stessa domanda riguarda chi ogni mattina parte dalle valli e dai piccoli comuni per raggiungere i principali centri di lavoro della provincia. Per una parte dei lavoratori la distanza tra casa e lavoro ha un costo economico che non può essere ignorato».

Federconsumatori ricorda il dato Ispat secondo cui nel 2024 il 66,6% degli occupati utilizza l’automobile come conducente per i propri spostamenti. E il trasporto non è una voce marginale nei bilanci familiari. Secondo un’elaborazione Nomisma su dati Istat, nel 2024 il 70% della spesa media mensile delle famiglie è costituito da spese obbligate e i trasporti, da soli, incidono per l’11%.

«La Provincia autonoma di Trento ha fatto una scelta importante sul versante del trasporto pubblico, introducendo un abbonamento agevolato, 25 euro da settembre a dicembre. Federconsumatori considera questa politica positiva, ma non sufficiente. Rendere economicamente conveniente autobus e treni significa, certamente, offrire a molte persone la possibilità di ridurre l’utilizzo dell’automobile. Rimane però un’altra parte del problema. Non tutti i lavoratori hanno la stessa possibilità di scegliere come andare al lavoro: esistono problemi di turni, collegamenti, conciliazione. Per queste ragioni territorio, orari, coincidenze e tempi di percorrenza possono rendere l’auto, per una parte dei lavoratori, la soluzione concretamente più praticabile».
Per Federconsumatori, sottolinea Del Prete, il costo della mobilità rischia di trasformarsi in una nuova differenza tra chi può scegliere come raggiungere il proprio posto di lavoro e chi ha molti meno margini di scelta. Da qui le due richieste alla Provincia: confermare nel 2027 le agevolazioni sul trasporto pubblico e contemporaneamente aprire un approfondimento sulla mobilità dei lavoratori delle aree meno servite, per valutare successivamente eventuali interventi mirati. Allo stesso tempo risulta necessario rivedere le politiche di sostegno al reddito delle famiglie costrette a sopportare un costo della vita crescente, mentre la capacità di spesa si riduce.

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