Economia

sabato 11 Aprile, 2026

Povertà energetica, l’allarme della Cgia: 5,3 milioni di italiani in crisi. Così il caro bollette affatica le famiglie

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Il report dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre svela un Paese spaccato: Sud in affanno, rincari pesanti al Nord e il rischio di un ulteriore aggravio da 6,6 miliardi di euro per i bilanci domestici

L’Italia si trova a fronteggiare una sfida economica sempre più pressante, con il fenomeno della povertà energetica che sta diventando una vera e propria emergenza sociale. Secondo le ultime analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, basate su dati Istat e OIPE, sono circa 5,3 milioni gli italiani, residenti in 2,4 milioni di famiglie, che faticano a sostenere le spese essenziali per l’energia elettrica e il riscaldamento. Questa condizione, che non tiene conto dei costi per i carburanti, descrive nuclei familiari in cui il peso della bolletta sul reddito disponibile supera soglie critiche, rendendo difficile l’accesso a servizi primari come l’illuminazione o la climatizzazione degli ambienti.

La mappatura del disagio mostra una concentrazione particolarmente critica nel Mezzogiorno. In Puglia, quasi 700.000 persone si trovano in difficoltà, interessando il 18 per cento delle famiglie residenti, seguita da Calabria e Molise con percentuali altrettanto allarmanti. Tuttavia, la tendenza è destinata a subire un peggioramento generalizzato su tutto il territorio nazionale. Gli esperti della CGIA mettono in guardia sugli effetti delle recenti tensioni geopolitiche, in particolare il conflitto in Iran, che ha innescato una nuova spirale di incertezza sui mercati. Dopo i rincari già consolidati nel 2025, che hanno visto i prezzi del gas e della luce crescere rispettivamente del 6,3 e del 6,7 per cento, le stime indicano un possibile ulteriore aggravio per i bilanci delle famiglie italiane che potrebbe raggiungere i 6,6 miliardi di euro rispetto ai livelli del 2024.

Il quadro economico si complica ulteriormente per le microimprese. Artigiani e commercianti, che rappresentano una fetta maggioritaria del tessuto produttivo italiano, subiscono quello che la CGIA definisce un doppio salasso. Questi operatori, spesso titolari di partita IVA senza collaboratori, pagano infatti la crisi sia come utenti domestici, alle prese con i costi dell’abitazione, sia come imprenditori, dovendo sostenere spese energetiche insostenibili per botteghe e laboratori. L’impossibilità di comprimere ulteriormente i consumi energetici, essenziali per la continuità operativa, sta erodendo i margini di profitto, costringendo molti piccoli imprenditori a tagliare gli investimenti o a ridurre l’attività, innescando una pericolosa frenata dell’economia locale.

La natura della povertà energetica si manifesta con diverse modalità, spesso invisibili ma profondamente lesive della qualità della vita. Oltre al deficit di reddito, incide pesantemente la scarsa efficienza energetica del patrimonio abitativo italiano, caratterizzato da edifici obsoleti e impianti mal isolati che richiedono un fabbisogno energetico esorbitante. A questo si aggiunge la piaga del sotto-consumo energetico, dove molte famiglie scelgono di rinunciare al riscaldamento invernale o al raffrescamento estivo per timore di bollette insostenibili, esponendosi a rischi per la salute. Tale deprivazione, unita alla difficoltà crescente nel saldare i pagamenti con conseguenti rischi di distacco delle forniture, colpisce in modo trasversale anziani soli, nuclei numerosi e lavoratori con redditi instabili, rendendo la crisi energetica un fattore di disuguaglianza sempre più profondo.

Sul fronte dell’impatto geografico dei rincari in termini assoluti, il Nord Italia appare come l’area più colpita dagli aumenti dei costi di luce e gas. La Lombardia guida la graduatoria nazionale con un aggravio stimato in oltre 1,1 miliardi di euro per i bilanci familiari, seguita da Veneto, Emilia Romagna e Lazio. Si tratta di una pressione economica che sta mettendo a dura prova la tenuta sociale del Paese, richiedendo interventi strutturali che vadano oltre la semplice gestione dell’emergenza. La stabilità energetica, in questo contesto, diventa la condizione indispensabile non solo per preservare il benessere dei cittadini, ma per evitare che la frammentazione del reddito comprometta definitivamente la capacità di spesa e di sviluppo dell’intero sistema economico nazionale.