Tribunale

domenica 3 Maggio, 2026

Pinzolo, appalto luminarie: dopo sette anni assolti il sindaco Cereghini e gli altri tre imputati

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Nessuna turbativa d'asta: cade l’accusa anche per l’assessore Corradini e il direttore amministrativo dell’Apt Collini. Esce indenne pure Chiara Grassi. I precedenti tre assolti in Appello

Gara d’appalto per la fornitura delle luminarie natalizie che vestirono a festa Madonna di Campiglio e Pinzolo nell’inverno 2018/ 2019: dopo sette anni e mezzo l’accusa di turbativa d’asta è caduta anche per i quattro imputati rimasti da giudicare e cioè per Michele Cereghini, ad oggi sindaco di Pinzolo, chiamato in causa anche come membro del cda dell’Apt di Campiglio, che parla di «liberazione»; per Giuseppe Corradini, allora assessore ai grandi eventi del Comune di Pinzolo (è tuttora assessore, al Turismo), e per Massimo Collini, in qualità di direttore amministrativo della stessa Apt. Insomma, per i giudici la gara da 100mila euro non è stata pilotata, nessuna modalità privatistica, niente di illegale.
Uscita a testa alta dal processo anche la giornalista Chiara Grassi, che per l’accusa era stata favorita nella procedura valutativa dei titoli per l’assunzione di un addetto stampa al Comune di Pinzolo (con il requisito di iscrizione minima all’Ordine dei giornalisti abbassato a 2 anni). Turbata libertà degli incanti la contestazione formalizzata a lei a al sindaco, accusato tra l’altro anche di peculato, per aver utilizzato la macchina dell’Apt, un’Audi, per partecipare a un evento al Sestriere dove era invitato in qualità di primo cittadino e non come membro dell’azienda di promozione turistica. Un’imputazione, pure questa, che non ha retto alla prova dell’aula. Per tutti e quattro loro ieri mattina, 2 maggio, il tribunale collegiale presieduto dalla giudice Claudia Miori (a latere Marco Tamburrino e Marta Schiavo) hanno infatti pronunciato sentenza di assoluzione «perché il fatto non sussiste» per tutti i capi di imputazione contestati a vario titolo. Così come del resto avevano insistito gli avvocati difensori, Roberto Bertuol (per Cereghini e Corradini), Mauro Bondi (per Collini) e Franco Larentis (per Grassi). «L’accusa avrebbe potuto portare qualcosa di diverso ma non l’ha fatto e questo è il risultato. La nostra è stata una difesa in diritto non solo in fatto» ha detto Bertuol.

Le richieste pene della pm
La pm Maria Colpani nella sua articolata requisitoria, citando stralci di intercettazioni, aveva sostenuto che quella gara al massimo ribasso era «pilotata», «fuori norma», di fatto «un affidamento diretto» alla ditta Garden Center, con «le luminarie già montate prima della scadenza del termine della gara». E con il Comune che avrebbe promesso un contributo pari all’appalto all’Apt. Ieri la pubblica accusa ha sollecitato una pena di 2 anni e 15 giorni per Cereghini, di un anno per Corradini e di sei mesi ciascuno per Grassi e per Collini, quest’ultimo unico imputato presente in aula. Alla lettura della sentenza si è sciolto in un commosso abbraccio con la moglie. «Era il 30 novembre 2018 quando la Finanza mi notificò l’avviso di garanzia — e mostra l’articolo di giornale — sono passati sette anni e cinque mesi e ora è finito tutto: speravo nell’assoluzione, avevo fiducia visto anche le sentenze di assoluzione in Appello».

Tre già assolti in Appello
I precedenti tre imputati che avevano chiesto di essere processati con rito abbreviato erano stati infatti assolti con la stessa formula in secondo grado. Era fine novembre 2023 quando la Corte d’Appello di Trento «azzerò» le condanne emesse a dicembre 2021 dal giudice dell’udienza preliminare Enrico Borrelli a 2 mesi, 20 giorni e 100 euro di multa ciascuno nei confronti di Adriano Alimonta, all’epoca presidente del cda dell’Apt di Campiglio, di Giorgio Ferrari, imputato in qualità di presidente del collegio sindacale dell’Apt, e della bresciana Roberta Cherubini, della ditta che vinse l’appalto. Una vicenda che si chiude dopo anni, con tutti gli imputati che sono riusciti a scrollandosi di dosso quell’accusa scomoda relativa all’appalto di novembre 2018 che, per la Procura, era stato realizzato «su misura» della Garden Center, che se lo aggiudicò come era già successo nei due anni precedenti. Ditta che, erano convinti i finanzieri, si sarebbe «cucita» addosso la gara con l’appoggio del Comune. Contestazioni che non hanno retto alla prova dell’aula.