Il lutto

martedì 3 Marzo, 2026

Pergine e la valle dei Laghi piangono Victor Chemotti: l’atleta – capo officina è morto a 29 anni

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Gareggiava nel Gruppo Sportivo Valsugana, si era trasferito a Pergine: una malattia non gli ha lasciato scampo

«Era un ragazzo d’oro, con l’argento vivo dentro». La voce si incrina, le parole si fermano. Poi arrivano, pesanti come pietre. Victor Chemotti è morto a 29 anni. A ricordarlo è l’allenatore della squadra di Atletica giavellotto, Daniele Siviero, del Gs Valsugana Trentino, che con lui aveva condiviso l’ultimo, inatteso lancio: quello contro una malattia che non gli ha lasciato scampo. Sabato scorso Daniele era ai campionati italiani: «Gli ho mandato un vocale per renderlo partecipe. È l’ultima volta che l’ho sentito». Due giorni dopo, la notizia. «Non è giusto», dice. E in quella frase c’è tutto lo smarrimento di una comunità sportiva che si ritrova improvvisamente senza uno dei suoi volti più determinati.

Victor aveva iniziato tardi, nel 2023. Ventisei anni, un’età in cui molti atleti hanno già scritto il meglio della propria storia. Lui no. Si era presentato in pista fiero e testardo, disposto ad allenarsi con ragazzini di dieci anni più giovani pur di imparare il lancio del giavellotto. «Io gli ho detto: va bene, accettiamo la sfida», sorride nostalgico l’allenatore. Da zero. Con quella rincorsa fatta di fatica e disciplina, come in pedana prima del lancio: «Aveva una testardaggine che in poco tempo lo ha portato a ottimi risultati». Da 23 metri era arrivato a 36. Una progressione costruita allenamento dopo allenamento, gara dopo gara — una decina in tutto — con quella fame di chi sente di dover recuperare il tempo perduto. «Aveva fretta— ricorda — Voleva imparare a tutti i costi». Era il fratello maggiore del gruppo, un esempio di cuore, gentilezza e impegno. «Aiutava con i ragazzi più esuberanti, li ascoltava — Daniele non trattiene le lacrime — Da oltre un anno non si allenava, ma la sua presenza non mancava in pista e sugli spalti».

E, poi, a settembre il ricovero in ospedale, «siamo andati a trovarlo». La malattia che avanzava mentre Victor continuava a guardare avanti. «L’ho capito che non stava bene quando ha iniziato a tossire durante gli allenamenti— soppesa le parole— Eppure non si è mai pianto addosso, ha continuato a vivere, a viaggiare, ad arampicare e a fare ciò che amava». Come un atleta fermo sulla linea, pronto a riprendere la rincorsa. Abitava a Pergine Valsugana, lavorava come capo officina in un’azienda che produce parapendii. Sportivo, aveva scoperto tardi l’attività fisica, «orgoglioso del suo fisico e dei traguardi conquistati con fatica». Di recente aveva incontrato anche Yeman Crippa: un altro tassello di un mondo che lo aveva accolto come se fosse stato lì da sempre. E sabato, in pista, i compagni gli avevano promesso: «Abbiamo i tuoi giavellotti, li lanceremo per te».

Il giavellotto, in atletica, non si trattiene: si impugna, si porta dietro le spalle e poi si lascia andare, affidandolo all’aria e alla forza impressa in un istante. Così è stata la vita di Victor. Una rincorsa breve ma intensa, il braccio teso verso il futuro, la traiettoria disegnata con ostinazione controvento. È caduto troppo presto, il suo giavellotto. Ma la misura non racconta tutto. Restano l’esempio, il coraggio di non avere paura, la scelta di non rinunciare a vivere. «Era d’oro», ripete l’allenatore. E in quella definizione c’è il senso di una perdita che attraversa la pista e va oltre ogni distanza. Oggi si terranno i funerali nella chiesa parrocchiale di Stravino alle 14.30.