Economia
martedì 31 Marzo, 2026
Pace tra Concast e Latte Trento, ecco cosa prevede l’accordo: 2,6 euro in più per il Trentingrana e aumento della produzione
di Ubaldo Cordellini
La produzione salirà a 17mila forme di Trentingrana con il rilancio di Pinzolo: prezzo finale a quota 11 euro/kg. Stop alle spese di commercializzazione per le 4 mila forme vendute direttamente dalla cooperativa
Scoppia la pace, o forse è meglio dire la tregua, tra Concast e Latte Trento. Dopo un anno e mezzo dall’annuncio di divorzio da parte del consorzio con sede a Spini, è tempo di mettersi d’accordo. Complici la crisi in arrivo e la pressante mediazione della Provincia, con il presidente Maurizio Fugatti e il fido direttore generale Raffaele De Col (che ha fatto sintesi insieme al direttore di FederCoop, Alessandro Ceschi) a tenere i contatti tra le parti. Due anni di confronto vivace, per dirla con un eufemismo soft, si sono chiusi ieri al sesto piano del palazzo della Cooperazione in via Segantini. I presidenti di Concast, Stefano Albasini, e di Latte Trento, Renato Costa, hanno firmato sotto gli sguardi benedicenti di Fugatti e del presidente della Federazione Roberto Simoni, un accordo di tre anni che accoglie gran parte delle richieste di Latte Trento.
L’accordo
Un accordo storico che riconosce una maggiore remunerazione agli allevatori soci di Latte Trento di due euro e 60 centesimi in più al chilo di grana prodotto, prevede un aumento di produzione per la cooperativa trentina da 13.600 forme a 17 mila forme all’anno di Trentingrana sfruttando anche il caseificio di Pinzolo che dovrà, però, essere ristrutturato e messo a posto dalla Provincia che è proprietaria dei muri. Oltre a questo, sono state accolte le richieste di Latte Trento che chiedeva di non pagare al Consorzio Concast le spese di commercializzazione per le 4 mila forme di Trentingrana che vende in proprio negli spacci aziendali e direttamente a grandi clienti come case di riposo. Il direttore Sergio Paoli, sia pure molto dolorante per un intervento cui si è sottoposto da poco, è molto soddisfatto: «Sul prezzo finale prenderemo 11 euro al chilo di grana contro gli 8 e 40 di adesso. Per un allevatore di questi tempi questi due euro e 60 sono la differenza tra vivere e morire. Ma hanno accolto anche le nostre richieste su altri punti come il siero, la panna e l’esclusione dal pagamento delle spese per le forme che noi vendiamo direttamente. Ora speriamo che la Provincia metta a posto il caseificio di Pinzolo che ci permetterà di aumentare la produzione dalle attuali 13.600 forme all’anno a 14 mila entro quest’anno per poi salire a 17 mila nei due anni successivi. Siamo soddisfatti. Così i nostri soci potranno affrontare con fiducia e prospettiva questa crisi con il calo del prezzo del latte». Il presidente di Latte Trento, Renato Costa, è stato di poche, ma efficaci, parole: «È stato difficile, ma ci siamo arrivati. Ora chiediamo che Raffaele De Col ci stia vicino e segua l’andamento in futuro». Il Presidente del Concast Stefano Albasini usa toni più morbidi: «La discussione ci sta, anche se forse siamo stati un tantino esagerati. Ringrazio Latte Trento per aver deciso di restare con noi. Vogliamo tutti il bene degli allevatori».
Il mercato
Come spiegato da Albasini, il Trentino ha a disposizione una quota massima di 123 mila forme all’anno di Trentingrana per 12 caseifici. Attualmente la produzione è ferma a 85 mila forme, ma l’obiettivo è di portarla almeno a 100 mila forme, che sarebbero la quantità ideale per avere un prezzo remunerativo senza saturare il mercato. Latte Trento è il terzo caseificio per produzione di Trentingrana dopo Romeno e Coredo, mentre è praticamente l’unico produttore di latte alimentare ed è anche l’unico produttore di yogurt, oltre a produrre una grande varietà di formaggi. Per questo la pace firmata ieri è stata salutata con un grande sospiro di sollievo dai vertici di Provincia e Federazione spaventati dai venti di crisi in arrivo, con il prezzo al litro di latte in calo.
Soddisfazione
Una crisi che ha accelerato le trattative, con la Provincia che spingeva per trovare una soluzione, come dimostrato dalla presenza di Fugatti e De Col attorno al grande tavolo della sala Consiglio della Federazione. Lo stesso presidente spiega così l’attenzione di piazza Dante: «È una vittoria dell’Autonomia trentina. Eravamo preoccupati di non avere un sistema del latte unito. Ringrazio tutti per aver ritrovato questa unità che è importante per tutto il settore lattiero caseario e per tutta l’economia trentina, visto che questo settore è importantissimo anche per quanto riguarda il turismo, con il mantenimento delle malghe e della presenza degli allevatori in quota e nelle valli. Sappiamo bene che se chiude una stalla si perde una presenza importante e poi non è facile riaprirla. Per questo è importante che ci sia una regìa unica del settore che prenda le decisioni per tutti e tenga conto dell’opinione dei vari attori. Ora chiediamo ai trentini di comprare i formaggi trentini e il latte della Latte Trento per aiutare tutta la nostra economia». Il presidente della Federazione della Cooperazione Roberto Simoni ribadisce il concetto: «Questo è un momento di grande rilievo dopo due anni difficili. La fase è molto delicata. Riunire il settore è fondamentale. La sfida è quella di puntare sui settori più remunerativi, come la vendita di grana confezionato, grattugiati e cubetti e sui prodotti d’eccellenza. Non possiamo permettere che chiudano le stalle». Su questo Albasini spiega: «Da gennaio abbiamo avviato la commercializzazione di grana confezionato e non più solo delle forme, poi abbiamo tutta una serie di prodotti che creano valore aggiunto. In questo modo si può arrivare a una remuneratività maggiore».
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