domenica 30 Novembre, 2025

Omicidio Iob, confermato l’ergastolo a David Dallago, ecco le motivazioni della Cassazione

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Così la Corte ha rigettato gli 11 motivi del ricorso, escluse piste alternative

Se il boscaiolo David Dallago ha ucciso Fausto Iob non è tanto per il valore commerciale (400 euro) del legname di proprietà del Comune di Sanzeno che era stato sorpreso a rubare dal custode forestale, quanto piuttosto per le conseguenze, «per le ricadute sulle future commesse e, quindi, sull’attività imprenditoriale che aveva avviato da poco». E non stanno in piedi le piste alternative proposte dalla difesa del 39enne di Mollaro di Predaia trasferito da metà ottobre in carcere a Montorio Veronese per scontare la condanna all’ergastolo diventata definitiva. Quanto al movente economico, estratti conto dell’ultimo periodo ed indagini hanno escluso che Iob fosse in difficoltà e avesse debiti, dall’altra comunque la difesa non aveva indicato come la prova che i giudici non avevano ammesso avrebbe potuto essere favorevole per l’imputato. Escluso anche un eventuale movente passionale, in quanto «non emerso con specificità»: pur scandagliando la vita privata e i rapporti più stretti del custode dell’orso del santuario di San Romedio non era stato infatti individuato «uno specifico soggetto portatore dell’interesse di eliminare Iob», questi ripescato morto nel lago di Santa Giustina il 5 giugno 2022. Sono solo alcuni dei passaggi riportati dalla Corte di Cassazione nella trentina di pagine di motivazioni della sentenza con cui, a giugno, aveva rigettato il ricorso dell’avvocata Angela Domenichelli — ritenuto infondato — rendendo così definitiva la condanna all’ergastolo di Dallago. Per l’omicidio pluriaggravato di Iob e per il furto di legname. Per aver aggredito, con «almeno 18 colpi» inferti alla nuca con un’arma contundente, forse un martello (mai trovato), il 59enne che lo aveva sorpreso a rubare legname e che ha gettato agonizzante nel lago di Santa Giustina, dove è morto annegato. I giudici hanno individuato ben sette gravi indizi di colpevolezza a carico di Dallago, per la difesa comunque «non dimostrativi della sua responsabilità nell’omicidio». Il massimo della pena gli era stato inflitto in primo grado dalla Corte d’Assise di Trento a dicembre 2023 confermato poi in Appello, con una prima trance di risarcimenti subito esecutiva per i familiari della vittima e cioè 210mila euro. «Un processo solo indiziario, come è stato quello di Garlasco: senza una prova regina» aveva sempre sostenuto l’avvocata che nel suo corposo ricorso a Roma — ultimo grado di giudizio, ultima chance per sgretolare la pesante accusa — ha argomentato su ben undici motivi, alcuni molto tecnici. Evidenziando tra gli altri come non le fosse stata «concessa la possibilità di dimostrare che l’azione omicidiaria, così come ricostruita, era irrealizzabile», di simulare cioè il delitto sul posto. Contestando anche il fatto che Dallago non avrebbe potuto fare il tutto in 15-20 minuti quando sarebbe stato invece più plausibile che ad aggredire Iob e a gettarlo nel lago fossero state più persone. Per gli ermellini rispetto ai dubbi sollevati dalla difesa avevano già motivato in modo esauriente i giudici di Trento. Anche sui tempi ristretti dell’azione, sul mancato ritrovamento di tracce di sangue nonostante il copioso sanguinamento (per gli inquirenti era da attribuire alle copiose piogge) «la Corte territoriale — scrive la Cassazione — ha risposto con ragionamento completo e immune da vizi logici, non rivedibile nella presente sede».