la storia
mercoledì 29 Maggio, 2024
Miro e Flora Tabanelli: «Il nostro volo con gli sci sopra Pogacar. Siamo un po’ matti»
di Gianfranco Piccoli
Fratello e sorella, campioni di freestyle, vivono in val di Fassa: «Lo scatto ha fatto il giro del mondo? È stata un’emozione»
Una di quelle immagini che si fanno icone, destinate a fissare l’attimo fuggente per consegnarlo alla storia: due sciatori che volano sopra la testa di Tadej Pogačar, impegnato lo scorso 21 maggio in una fuga solitaria sul Mottolino, a Livigno, in una delle tappe più dure del Giro d’Italia. Un flash, davvero: il primo compie un salto di trecentosessanta gradi, la seconda sfila sopra la strada dove un attimo prima è transitato il campionissimo. «Robe da matti», direbbero molti. In realtà, robe da campioni. Perché il «numero» che ha fatto il giro del mondo in un video diventato virale è stato firmato da Miro e Flora Tabanelli, rispettivamente 19 e 16 anni, entrambi atleti del circuito di Coppa del mondo di freestyle.
Origini emiliane, fratello e sorella sono ormai fassani d’adozione, come Irene, la primogenita dei Tabanelli (20 anni) che ha aperto la strada a tutti, trasferendosi in val di Fassa per inseguire la grande passione per lo sci, oggi allenatrice. E quale posto migliore per abbinare lo studio e la neve se non lo Ski College di Pozza di Fassa?
Per Miro, da due anni nel gruppo sportivo dell’Esercito, lo sci è diventato un lavoro a tutti gli effetti e lo scorso dicembre è stato il primo italiano a salire sul podio di una prova di coppa del mondo di freestyle: lo ha fatto a Copper Mountain (Stati Uniti) nella specialità del «big air», il salto unico.
Miro, com’è nata l’idea del salto al Giro d’Italia?
«Ce lo hanno chiesto gli amici del Livigno Team, siamo saliti apposta. Il giorno prima è stato preparato il salto a ridosso della strada: non lo ha fatto uno qualsiasi, ma una persona che aveva allestito la pista alle scorse olimpiadi invernali. Abbiamo assistito alla costruzione e poi abbiamo provato».
Non sapevate che avreste trovato Pogačar in fuga…
«Naturalmente no, siamo stati molto fortunati. È stata una grande emozione, anche perché un salto del genere non lo avevamo mai fatto. Una bellissima esperienza».
Un salto difficile?
«Dal punto di vista tecnico, non particolarmente, l’unica preoccupazione era legata alla neve alla partenza, ormai di fine stagione. Non nascondo che prima di partire ero molto emozionato».
Lei è nato ad Ozzano, non proprio una terra vocata allo sci: da quelle parti è il basket la religione sportiva.
«Ah, ah! Vero. Ma me ne sono andato presto, i miei genitori si sono trasferiti ai piedi dell’Appennino, nel comune di Sestola. Ora gestiscono il rifugio Del Lago Scaffaiolo».
Ed è lì che è nata la passione per lo sci?
«Ho imparato a sciare a Corno alle Scale, sulle stesse piste di Alberto Tomba. Poi ho deciso di seguire le orme di mia sorella Irene, che nel frattempo si era trasferita allo Ski College di Pozza di Fassa. Poi ci ha seguiti anche Flora, che è anche mia compagna in nazionale».
Nel suo curriculum non solo sci, in verità.
«Ho praticato ginnastica artistica e pattinaggio artistico. Sono stati per me fondamentali per sviluppare le abilità necessarie nel freestyle».
Perché il freestyle?
«Perché rispecchia la mia anima. Io sono così: freestyle, non a caso amavo anche il parkour. Fino alla prima superiore ho praticato lo sci alpino, poi ho visto un’esibizione alla Fiera dello Skipass di Modena e mi sono innamorato di questa disciplina. Pratico sia il big air che lo slopestyle, quest’ultimo un insieme di salti e strutture rail che si possono interpretare liberamente».
Entrambe discipline olimpiche, con l’appuntamento di Milano-Cortina 2026 ormai alle porte.
«Il mio sogno sin da quando sono sugli sci, ed ora anche un obiettivo: partecipare alle Olimpiadi».
Dopo il primo podio in Coppa del mondo è stato, a marzo, ospite di Fabio Fazio a «Che tempo che fa». C’era anche Angelina Mango, vincitrice di Sanremo, che le ha dato del «matto» dopo aver visto le sue evoluzioni. Si sente «matto»?
«In senso buono, se vuoi fare freestyle, un po’ matto lo devi essere. In verità è una disciplina che se fatta con attenzione può piacere a chiunque. Ora, tra l’altro, le gestioni degli snowpark sono molto più sicure».
La sua vita ormai è in val di Fassa.
«È dove vivo e mi preparo (principalmente a Obereggen e sull’Alpe di Siusi) con l’allenatore Valentino Mori, che è di Predazzo. Ma ci tengo a ricordare Simone Canal, il mio primo istruttore: è lui ad avermi fatto crescere in questa disciplina».
Da passione a lavoro.
«Da quando sono nel gruppo sportivo dell’Esercito, è così: mi alleno tutto l’anno. Sono reduce da una settimana di vacanza “attiva”, a surfare in Spagna. Ora ci troviamo per alcuni test atletici con la nazionale e poi partiamo per il Banger Park, un centro vicino ad Innsbruck dove è possibile allenarsi sulla neve sintetica».
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