L'intervista
domenica 11 Gennaio, 2026
Medicina, il rettore Deflorian: «Semestre filtro? Troppe criticità. Per gli esclusi valutiamo altri corsi»
di Simone Casciano
La guida dell'ateneo trentino commenta gli esiti degli esami d'accesso: «Da noi il 96,5% dei neo immatricolati ha superato tutte le prove»
Ripensare l’esperienza del semestre filtro, tenendo a mente innanzitutto i bisogni di studenti e studentesse. È questa la richiesta del rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian ora che, con gli esami gli esami di ammissione, si è concluso il primo anno del nuovo sistema voluto dalla ministra Bernini. Un sistema che non ha cancellato il numero chiuso a medicina, fisiologico per una facoltà che ha nella pratica clinica un suo elemento importante, ma lo ha semplicemente spostato più nel calendario. Dando la possibilità agli studenti di frequentare i corsi propedeutici e di affrontare una prova magari più tarata su conoscenze vicine alla medicina certo, ma anche lasciandone poi molti senza direzione quando ormai si è a metà dell’anno accademico. Proprio questo è il problema da scongiurare secondo Deflorian.
Rettore che bilancio possiamo fare del semestre filtro?
«La ministra stessa riconosce che vanno fatte delle modifiche. Secondo me è doverosa una riflessione critica. Ci sono numerose criticità: non c’è ancora il quadro completo. Si capisce chi entra a Medicina, ma non è chiaro il flusso verso i corsi affini, né cosa ne sarà dei 30mila studenti che in tutta Italia non hanno superato le prove e ora non hanno una destinazione precisa».
Ecco per quei ragazzi e ragazze è un danno? Un semestre buttato?
««Eh sì. Trentamila su 50mila non hanno superato nessun esame e quindi non hanno possibilità di essere ripescati nei corsi affini e non so se tutti quelli che hanno diritto ce la faranno. È chiaro che anche prima, con i test d’ingresso a settembre, c’era chi rimaneva senza posto, ma era più facile avere un piano B. Noi stiamo valutando di riaprire i corsi di laurea che hanno ancora posti per nuovi iscritti. Però iscriversi ora a corsi anche molto diversi dalle materie seguite significa comunque perdere un anno ed è uno stop considerevole nel loro percorso universitario. Suggeriamo anche l’iscrizione a corsi singoli, un’opzione possibile e più economica. In questo modo si possono sostenere due o tre esami, magari in linea con il nuovo piano di studi, e partire dal primo anno a settembre, ma con qualche credito già riconosciuto. Per quel che riguarda Medicina invece credo che si possa discutere sulla selezione migliore che identifichi chi è più adatto a fare il medico, ma il problema riguarda tutti gli altri: studenti e famiglie che hanno speso soldi e energie e ora devono ripartire da zero. Rimango dell’idea che a settembre-ottobre sarebbe meglio sapere chi entra a Medicina o meno, così gli studenti possono organizzarsi; a febbraio è più complicato».
Soddisfatti dell’offerta didattica per gli studenti durante il semestre filtro?
«Sì, lo siamo, perché i numeri ci confortano. Meno del 58% di chi entra a Medicina in Italia ha superato tutti e tre gli esami; da noi è il 96,5%. Questi studenti si immatricoleranno entro lunedì, mentre gli altri tre dovranno integrare gli esami mancanti. Questo è un segnale della qualità della didattica. Ci conforta anche il fatto che tutti gli 80 studenti ammessi a Medicina hanno frequentato a Trento e ce ne saranno altri dei nostri che saranno ripescati altrove perché in graduatoria con un punteggio alto».
Più della metà degli ammessi a Medicina, 46 su 80, sono trentini. Che ne pensa?
«È un dato abbastanza in linea con gli anni precedenti e positivo per il futuro della sanità in Trentino. Certo, rispetto al passato oggi c’era una frequenza richiesta di due mesi, quindi i problemi di alloggio hanno fatto sì che molti frequentanti dei semestri filtro siano coloro che già risiedono sul territorio. Comunque, messo tutto insieme, 46 trentini ci fa piacere».
Partita Asuit: quali sono le sfide per voi?
«Per quanto riguarda Asuit, la vera sfida è l’integrazione: dobbiamo arrivare a una vera osmosi tra scuola di Medicina e chi lavora negli ospedali, con maggiore partecipazione a ricerca e innovazione e condivisione delle scelte di fondo».
Tema spazi per Medicina. Com’è la situazione?
«Rimane cruciale. Si guarda in prospettiva al nuovo ospedale. C’è la sentenza del Consiglio di Stato a febbraio: speriamo non ci siano ritardi. La finanziaria recente della Provincia copre anche l’edificio della didattica, che sarà accanto all’ospedale. In tempi ragionevoli serve una situazione migliore di quella attuale».
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