Cronaca
mercoledì 30 Settembre, 2026
«Massaggi romantici a 60 euro», chiude locale a Lavis. E la proprietaria viene denunciata per sfruttamento della prostituzione
di Patrizia Rapposelli
Gestiva gli appuntamenti e incassava il denaro delle prestazioni. Trovata con 4.500 euro in contanti
Gestiva un giro di prostituzione all’interno del centro massaggi cinese Tuina Rosa a Lavis, in via Nazionale. Organizzava gli incontri a luci rosse e incassava il denaro delle prestazioni. È stata trovata con 4.500 euro in contanti, guadagni dell’attività. Così una donna di 45 anni, la titolare, è finita nei guai. È stata denunciata in stato di libertà con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e di favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio nazionale. E ora il centro specializzato nei massaggi thailandese, shiatsu, ayurvedico e trattamenti rilassanti è stato coperto dai sigilli con la notifica di sequestro.
Prostitute nel centro
Nella notte di venerdì scorso, c’era un via vai insolito nell’edificio di via Nazionale che, viste le ore serali, non è passato inosservato ai carabinieri impegnati nell’attività di controllo. E, in effetti, all’interno di quelle pareti, della vetrata coperta con delle stampe a motivo floreale si esercitava attività di prostituzione.
I carabinieri della stazione di Lavis sono entrati nello stabile e hanno sorpreso due donne, di 45 e 50 anni, intente a prostituirsi. Entrambe sono state identificate e una delle due è risultata irregolare in Italia. Nel locale c’era anche la capa, che agli accertamenti dei carabinieri è risultata essere la gestrice dell’attività. Era lei, come detto, a organizzare gli incontri tra le prostitute e i clienti e a occuparsi degli incassi. Tant’è che è stata pizzicata con i 4.500 euro in contanti. È finito nei guai anche il cliente, trovato in possesso di due grammi di hashish. Per lui è scatta la segnalazione alla prefettura per uso personale di sostanze stupefacenti. E nel corso dell’ispezione, i militari hanno trovato ottocento pasticche. Le compresse sono state sequestrate e inviate in laboratorio per gli accertamenti del caso.
Le ultime operazioni
Il fenomeno è noto: la clientela non entra solo per il massaggio, ma anche per una prestazione erotica, quello che viene chiamato in gergo l’«happy ending». E questa non è certamente la prima chiusura di questo tipo che avviene a Trento, in città come nel resto della provincia. Tempo fa era stato messo sotto sequestro un altro centro massaggi. Quello con sede in via Gocciadoro, quartiere Bolghera. In quell’occasione erano stati in due a essere denunciati. Il primo è la persona che si occupava della compravendita del locale e che sarebbe stato pienamente a conoscenza di quanto avveniva all’interno del centro, al punto di dare una mano con l’attività. Il secondo era stato definito un «factotum»: si occupava cioè degli interventi necessari, dalle piccole manutenzioni, alle esigenze delle lavoratrici che operavano nel negozio. Il tutto all’insaputa dei proprietari dell’immobile. Per entrambi l’accusa era di concorso nel reato. In quel centro il «massaggio thailandese» era a 50 euro, così come quello «rilassante». Quello «romantico», invece, veniva un po’ di più: 60 euro, tanto quanto quello «giapponese». Il centro massaggi era aperto dalla tarda primavera del 2021, prendendo il posto di un’agenzia immobiliare: uno dei tanti piccoli pezzi di Trento che sono passati di mano, acquistati da imprenditori cinesi.
Tra le prove raccolte dalla polizia c’erano anche numerosi scambi di messaggi e di foto su WhatsApp e altre applicazioni di messaggistica che confermavano inequivocabilmente l’attività di prostituzione.
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