Cronaca
martedì 6 Ottobre, 2026
Madonna Bianca, ecco perché la famiglia vittima del raid rischia di perdere la casa. Intanto la Procura indaga per omicidio colposo
di Patrizia Rapposelli
Itea: c'è una condanna definitiva, ora possiamo agire
La famiglia vittima della spedizione punitiva ora rischia di perdere la casa. Lo ha annunciato il presidente di Itea Sergio Anzelini, ieri pomeriggio, nell’ambito della consegna dei nuovi alloggi dei viale dei Tigli. «Itea non ha concesso l’alloggio, questa viene fatta dalla Comunità di valle in Trentino e a Trento dal Comune, quindi il criterio di assegnazione non è di Itea — ha specificato — Quella situazione era già attenzionata da tempo da Itea. Si aspettava ci fossero dei documenti ufficiali di presa di posizione da parte della magistratura. Alla fine ha pubblicato le sentenze definitive per i reati commessi dalla persona che abitava nell’appartamento e questo presuppone la revoca automatica della possibilità di alloggiare nell’appartamento. La revoca è indipendente dall’accaduto». Nel frattempo, la Procura di Trento ha aperto un fascicolo. Si indaga per tentato omicidio e porto abusivo d’arma da fuoco.
Per ora è stato identificata una persona che sarebbe stata denunciata. Alla base della sparatoria di sabato pomeriggio davanti alla torre 13 in via Conci a Madonna Bianca, ci sarebbe stata una lite davanti al carcere. La moglie del 41enne ai domiciliari per i colpi ai bancomat era andata a trovare il figlio, anch’esso coinvolto nella raffica di assalti agli sportelli automatici di mezzo Trentino tra il novembre 2022 e il marzo 2023. I colpi ai bancomat si erano verificati alle poste di Martignano, alla Cassa rurale di Cognola e alla Cassa rurale di Besagno. I colpi avrebbero fruttato più di centomila euro, soldi che non sono mai stati trovati.
I tre componenti della famiglia erano ai domiciliari, solo che due di loro erano evasi e quindi sono finiti in carcere. Sabato all’interno del parlatorio del carcere, in un banco vicino alla sinti trentina, si trovava un componente di una famiglia sinti di Bolzano a colloquio con la moglie. L’altoatesino aveva già discusso alcune settimane fa con un altro componente della famiglia trentina anch’essa in carcere per i colpi ai bancomat. E quindi tra i due clan da qualche tempo non correva buon sangue. Le due donne sono uscite quasi contemporaneamente dai cancelli del carcere ed è nata una discussione che è ben presto degenerata. Sarebbero volati insulti sempre più violenti fino a raggiungere quella che per i sinti è considerata un offesa gravissima, cioè un insulto ai morti del clan.
A questo punto le due donne sono venute alle mani — è intervenuto un agente in servizio in carcere per separarle — con la sinti bolzanina che avrebbe avuto la peggio. Lei avrebbe subito avvertito i componenti del suo clan che sono venuti in suo soccorso ancora nella tarda mattinata di sabato. Il primo scontro, dunque, è stato tra le mogli a Spini, poi è seguito un diverbio nel cortile della torre 13 a mezzogiorno, per terminare con gli spari nel pomeriggio. I sinti trentini non hanno presentato nessuna denuncia nei confronti dell’altra famiglia, ma genericamente parlato di un suv nero che ha raggiunto la torre 13 e dal quale sarebbero partiti i colpi di pistola. Dunque, non hanno presentato denuncia e nemmeno fatto nomi in un clima di omertà tipica della comunità sinti.
Ci sono già piste molto valide con la possibile individuazione dei presunti colpevoli, ma devono essere trovati elementi che collocano sul luogo della sparatoria i principali sospettati. La squadra mobile della polizia di Stato continua nelle indagini. I due nomadi sinti sabato sono scesi da Bolzano e hanno sparato numerosi colpi di pistola contro le finestre dell’appartamento dei primi piani — dove vive il 41enne con la famiglia — e contro un auto Peugeot 307 station wagon grigia parcheggiata sotto il palazzo. I cittadini che vivono nel palazzo si sono ritrovati con le pallottole in casa. L’obiettivo era il primo piano, ma circa la metà dei colpi sono finiti in un appartamento al terzo piano e in una stanza al secondo piano.
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